Un milione e mezzo di anni fa, forse anche più, dove oggi è il Lago artificiale di San Giuliano, ad una decina di chilometri dal centro abitato di Matera, la Fossa Bradanica invasa dalle acque profonde del Mediterraneo era un grande canale che separava quella che oggi è la Basilicata dalla Puglia e convogliava le correnti tra l’ Adriatico e l’attuale Golfo di Taranto.

In quel tratto di mare profondo fino a mille e più metri, forse spinta dall’istinto di caccia, forse da altri motivi, una enorme balenottera di circa 26 metri di lunghezza e 130 forse 150 tonnellate di peso, ad un tratto si arenò su un fondale di circa 400 metri di profondità.

Poi terremoti, eruzioni, movimenti delle placche e maree sollevarono i fondali dove la balenottera, senza vita, era sprofondata in un mare di argille fangose.

I suoi resti scheletrici sono stati casualmente ritrovati ad una quota di 100 e più metri sul livello del mare, risaliti per effetto della compressione della crosta terrestre, sulla riva sinistra del Lago.

Era una calda giornata di agosto 2006 quando il proprietario di alcuni terreni prospicienti la riva sinistra del Lago, portando ad abbeverare i suoi animali, si accorge di uno strano affioramento.

Pensa ad un grande albero, poi si avvicina guarda meglio.

Potrebbe trattarsi di un dinosauro o di qualcosa comunque di molto grande.

Torna in città denuncia il ritrovamento alle autorità e, il giorno dopo, ritorna a guardare quelle enormi sezioni di ossa e dischi con un amico macellaio, sperando che questi riesca ad individuare a quale animale possano appartenere.

Nel frattempo gli esperti della Sopritendenza Archeologica, interessati dalla denuncia di ritrovamento, in un sopralluogo intuiscono che quelle sezioni di ossa e dischi di una ventina di centimetri di diametro dovevano essere una enorme colonna vertebrale.

La conferma arriva dagli esperti Paleontologi dell’università di Pisa. Si tratta di una Balenottera conservata quasi per intero, compresa una gran parte di cranio e la “bulla timpanica”, quella parte dell’orecchio interno che serve ad amplificare i suoni, da quell’argilla marnosa che la ha imprigionata per quasi due milioni di anni.

Giuliana, cosi viene chiamata la balenottera, derivando il nome dal Lago artificiale di San Giuliano che la ha custodita dagli anni ’50, è il più grande ritrovamento fossile del mondo.

Quattro anni di scavi e traversie per riportare alla luce questo colossale animale vissuto nel Pleistocene, la balena più grande che abbia mai solcato il Mediterraneo, verosimilmente una Balenottera Azzurra dalle dimensioni e dal peso di una delle più grandi navi da crociera moderne, nel 2010 Giuliana finisce inscatolata in delle grandi casse di legno, catalogandone ogni osso ritrovato, addirittura alcune costole di tre metri di lunghezza.

Dal 2010 Giuliana, la Balena di Matera, è conservata nei sotterranei del Museo Ridola di Matera in attesa di una collocazione, che tra burocrazia, indolenza, politica e chissà cosa altro, rischia di perdersi con grave pregiudizio alla conoscenza e non solo.

Trascorsi 14 interminabili anni da quell’eccezionale ritrovamento, l’oblio sembra essere l’unica realtà che si occupa di quel fossile senza pari.

Inutile ricordare che stiamo vivendo tempi bui alle prese con un coronavirus che impietosamente assorbe ogni energia nella preoccupata battaglia ad individuarne una cura o un vaccino, meglio se entrambi, ma Giuliana, la balenottera fossile, può diventare per noi, oltre che sapienza, una terapia economica senza pari.

E’ passato anche il 2019, anno nel quale Matera ha giocato l’importante ruolo di Capitale Europea della Cultura, a pagare castelli di cartone e  progetti di recupero edilizio di contenitori culturali ancora da finire, senza aver utilizzato la possibilità mediatica e culturale di un fossile senza pari al mondo.

Il Comune di Matera, nelle dichiarazioni rese alla stampa ad ottobre del 2018, affidava incarico per un progetto di comunicazione e valorizzazione del fossile per 200mila euro, assumendosi l’onere della valorizzazione e attribuendo altri oneri alla Regione Basilicata (PAP 05187 2017 Deliberazione di Giunta. Progetto di valorizzazione del fossile “Balena Giuliana”. Affidamento incarico. Atto di indirizzo.

Doc. DelG 00599-2017 del 14/11/2017).

Sempre in ottobre 2018, il Comune di Matera, nella persona del Dirigente al Patrimonio, confeziona un incarico del valore di 35mila euro per l’individuazione di un communication manager, per la redazione di un progetto di comunicazione e informazione scientifica finalizzati al recupero e musealizzazione della “Balena Giuliana”.

Ad oggi, maggio 2020, Giuliana, la balenottera, continua a giacere scomposta negli scantinati del Museo Ridola in attesa che qualcuno capisca che ha ancora voglia di stupire il mondo.

Si prospettano tempi duri alla ricerca di recuperare il danno economico che il fermo da coronavirus ci ha portato.

Senza voler riaprire polemiche sulle occasioni mancate, sembra sia giunto il tempo di ridare vita e dignità al fossile più grande del mondo ad oggi recuperato.

Il Comune di Matera, la Regione Basilicata quindi l’A.P.T e le “istituzioni” culturali hanno il dovere di  rendersi conto di quale colossale fortuna una balena transitata sotto le nostre case oltre un milione e mezzo di anni fa possa rappresentare.

Non pretenderanno ancora di aspettare i tempi della politica e della burocrazia mentre tutta la regione, tutta l’Italia languono colpite duramente dalla pandemia di Covid 19.

E’ tempo di svegliarsi.

Giuliana, la balena fossile più grande del mondo, è pronta ad aiutarci, a richiamare folle di turisti che inevitabilmente potranno cedere agli inviti ed alle lusinghe di un territorio che ha tanto da offrire dal punto di vista storico, naturale e ambientale.

Per concludere racconto un aneddoto di cui sono stato protagonista, che spiega come la cultura possa muovere l’economia e salvare beni storici architettonici.

Anni or sono ho visitato il castello di Nymphemburg a Monaco di Baviera, rimasi colpito dalla bellezza degli ambienti. Mi incuriosì una sala dove la gente era in fila e pagava un biglietto per l’ingresso. Era in mostra un vaso etrusco, solo al centro della sala. Proiezioni, voci in tutte le lingue che spiegavano ogni dettaglio. Pensai che in Italia abbiamo tonnellate di materiali di grande valore storico archeologico chiuso nei sottoscala dei musei, e che lì si ripagavano la manutenzione del castello con un solo vaso etrusco, sebbene di pregevole fattura, preso in prestito da un museo italiano.

Abbiamo chiuso negli scantinati un fossile di valore inestimabile, la balena Giuliana che non vuole più aspettare per mostrasi al mondo.