Una scheda come traccia e poi via con le descrizioni sul campo di ambienti adibiti e utilizzati nel tempo come luogo di culto, cantina, abitazione, stalla che nascondono tesori da restaurare :affreschi, rilievi architettonici, cisterne, pozzi o pavimenti. I ciceroni per un giorno e per una nobile causa hanno sorpreso e non poco concittadini e turisti, anche stranieri, che nel fine settimana a Matera- dal 13 al 14 ottobre- possono fruire con un piccolo contributo di una opportunità, quella delle giornate Fai d’autunno, che consente di accedere in luoghi interessanti, da tutelare e restaurare sostenendo la stessa istituzione culturale che investe nel mondo della scuola, nei giovani con l’apporto dei loro insegnanti per tutelare ”risorse” comuni spesso finite nel dimenticatoio o nel degrado. E questo per i giovani, distratti o attratti dall’isolazionismo del mondo virtuale dei social, è motivo di responsabilizzazione e di apertura alla società e in futuro, chissà, al mondo del lavoro. Ci hanno colpito la semplicità, con un pizzico di iniziale e comprensibile timidezza, dei più piccoli quelli -per esempio– che abbiamo incontrato al Convicinio di Sant’Antonio nel Sasso Caveoso. Frequentano la scuola Media Francesco Torraca e hanno il piglio giusto per far bella figura, come quelli delle Medie superiori delle altre Istituzioni scolastiche coinvolte I.I.S. “E. Duni-C. Levi”; I.T.C.G. “Loperfido-Olivetti”; I.I.S. “G. B. Pentasuglia”; Istituto Magistrale “T. Stigliani”. Impegnati come loro per le giornate “Fai d’Autunno” e per far conoscere a quanti – forse per la prima volta- scoprono che a Matera c’è un sistema di raccolta delle acque che ha sfidato i secoli e ci ha consentito, nel 1993, di iscrivere i rioni Sassi e l’habitat rupestre nel patrimonio dei beni tutelati dall’Unesco. E così Il fondo di un’antica cisterna all’interno di un ristorante utilizzato anche come campo da minigolf a 19 buche, un ipogeo nel Sasso Barisano in una struttura alberghiera diffusa come le antiche Thermae romane per la cura del corpo e il sistema delle acque piovane annesso alla Chiesa di San Giovanni da Matera nel Sasso Caveoso sono alcune tra le interessanti tappe che i visitatori hanno potuto ammirare a Matera in occasione delle giornate Fai d’Autunno. Il percorso, denominato ” Matera città dell’acqua e di pietra”, si avvale per le visite guidate del supporto dei volontari della Fondo Ambiente Italia e in particolare degli studenti delle scuole medie inferiori e superiori. Tra i luoghi da visitare è venuto meno, per motivi di opportunità e ragioni di sicurezza , il palombaro lungo di piazza Vittorio Veneto e l’abisso sul torrente Gravina. Confermati gli altri- il cui elenco pubblichiamo più avanti-che comprendono anche siti rupestri come il ”Convicinio” di Sant’Antonio al rione Casalnuovo, la chiesa di Santa Maria de Armenis, la Cisterna di Corte San Pietro, il convento di Santa Lucia dove vien divulgato il programma per Matera 2019 e la Fontana di epoca ferdinandea in piazza Vittorio e ”fuori porta” la Riserva di San Giuliano. Il tour particolarmente apprezzato dai turisti, e tra questi molti stranieri, riserva anche momenti divulgativi sulla storia della città come quello attivati presso la Libreria Mondadori. Tra le curiosità di questo punto è la pubblicazione ” Matera” sui set cinematografici più noti con la narrazione degli studenti dell’Istituto di istruzione superiore ” Emanuele Duni-Carlo Levi” . Tutti in gamba come i loro coetanei del Liceo Scientifico “C. Levi” (Irsina); I.C. “G. Mascolo” (Irsina); I.C. “F. D’Onofrio” (Ferrandina); Istituto Tecnico e Liceo Scientifico “F. Cassola” (Ferrandina) e I.I.S. Bernalda e Ferrandina che vi faranno visitare i ‘tesori’ dei loro centri.


GIORNATE FAI D’AUTUNNO
13 – 14 ottobre
 
                                                                   
Con il Patrocinio del Comune di Matera
Matera città d’acqua e di pietra
A venticinque anni dall’iscrizione dei Sassi e del Parco Archeologico e Storico Naturale delle Chiese Rupestri di Matera alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (Dicembre 1993) e a due mesi dal 2019 in cui Matera sarà Capitale Europea della Cultura, nella città di Matera dedichiamo il programma delle Giornate FAI d’Autunno all’acqua, aderendo al tema nazionale e alla campagna “Diventa un cittadino idrocivico: #salvalacqua”, promossa dal FAI per tutelare questa risorsa fondamentale per l’umanità, che rischia di depauperarsi e diventare sempre più scarsa. 
Giocando con una immagine, Matera evoca nel nome la memoria di un legame ancestrale con la Terra, mater dal grembo cavo e fecondo, il cui liquido amniotico è l’acqua. Elemento geofisico condizionante l’intera morfologia del territorio è la stretta e profonda incisione naturale della Gravina di Matera, un canyon la cui configurazione attuale è risultata dal comporsi degli effetti di diversi fattori, come le oscillazioni del livello marino, i movimenti tettonici, l’azione degli agenti idrometeorici. Al fondo di questo canyon scorre il torrente omonimo che sfocia nel fiume Bradano. Permane in un’ansa un invaso d’acqua, un piccolo lago naturale, lo Jurio, che nel nome evoca appunto il gorgogliare dell’acqua.
Proprio per essere il segno materiale di un’intensa pagina di storia della civiltà umana, le cui testimonianze storico-archeologiche e antropologiche datano dall’epoca preistorica e protostorica, il complesso dei Sassi (con l’Altipiano Murgico che lo fronteggia) è stato acquisito nel 1993 alla World Heritage List. I Sassi e il Parco Archeologico e Storico Naturale delle Chiese Rupestri di Matera si configurano infatti come un esempio di paesaggio culturale in cui l’opera della natura e dell’uomo appaiono straordinariamente coniugate.
L’intero habitat mediterraneo si configura come un sistema che ha saputo sapientemente raccordare la gestione delle risorse e la dimensione comunitaria del vivere in grotte, utilizzando in modo ecosostenibile acqua e terra, le due risorse necessarie alla vita, attraverso la realizzazione di una capillare rete idrica che ha funzionato dalle origini dell’insediamento fino ai primi interventi praticati nei Sassi all’inizio degli anni Trenta, di pavimentazione dei due grabiglioni, i piccoli torrenti che lambivano i Sassi, nei quali scorrevano le acque reflue.
La scarsità d’acqua e dunque la sete nel corso dei secoli hanno spinto l’uomo in contesti mediterranei come i Sassi a raccoglierla e a regolamentarne l’uso attraverso sistemi di captazione, percolazione e condensazione, realizzando una rete idrica costituita da un sistema concatenato di raccolta delle acque piovane e sotterranee ed elaborando  strutture idrauliche aderenti al paesaggio rupestre e scavate all’interno, come i canali che correvano sui tetti delle abitazioni e le cisterne ipogee sul fondo delle abitazioni o nello spazio comune antistante. Questo sistema favoriva anche la condensazione dell’umidità negli ambienti sotterranei e comportava il drenaggio dei terrazzamenti di orti e banchi rupestri.
 E’ dunque l’acqua un elemento connaturato a Matera e la città scavata, che si estende sotto il cuore del centro storico, Piazza Vittorio Veneto, ne è la più evidente materializzazione visiva: un complesso sistema di cisterne denominato Palombaro Lungo (non l’unico), un imponente complesso rupestre di raccolta idrica nello spazio urbano di Matera. Una città d’acqua e di pietra, quella dei Sassi, una realtà nuda dove la mano operosa dell’uomo artefice ha impresso una complessa trama di segni, che sono appunto canali e cisterne, palombari e pozzi. Queste strutture rupestri racchiudono l’acqua dentro la terra, per irrorare e alimentare altri punti dello spazio urbano nel contesto delle attività produttive, o adoperarla negli usi quotidiani della comunità.
Queste modalità di approvvigionamento idrico sono state utilizzate fino all’inizio del Novecento. A partire dagli anni Trenta, come si è detto, i primi interventi di copertura dei grabiglioni nei Sassi e il precedente interramento dei palombari di Piazza Vittorio Veneto avvenuto sul finire dell’Ottocento (per citare le evidenze non uniche ma più rilevanti) modificarono il quadro ambientale e quello urbano, non chiaramente intuibili senza tracciare almeno in parte una narrazione della città e dei luoghi afferenti all’acqua sul piano ubicazionale.
Per l’attuazione del programma proposto dalla Delegazione FAI di Matera nella città e nei Comuni di Ferrandina, Irsina, Montescaglioso e con il Gruppo di Tricarico, i Comuni di Cirigliano, Grassano, San Mauro Forte, Stigliano, Tolve, come sempre ringraziamo Istituzioni e Privati che hanno gentilmente concesso la disponibilità dei siti per le aperture straordinarie offerte al pubblico con il racconto degli “Apprendisti Ciceroni”.
                                                                                                                     Rosalba Demetrio
                                                     Vicepresidente Regionale FAI Basilicata
                                                           Capo Delegazione FAI Matera
  
MATERA
14 Aperture straordinarie


 
 
ITINERARIO
Matera città d’acqua e di pietra
 
L’acqua e la pietra sono elementi connaturati a Matera e la città scavata che si estende sotto il cuore del centro storico ne è la più evidente materializzazione visiva. Il complesso dei Sassi con l’Altipiano che lo fronteggia è stato acquisito nel 1993 alla World Heritage List dell’Unesco come esempio di paesaggio culturale mediterraneo in cui l’opera della natura e dell’uomo appaiono straordinariamente coniugate avendo utilizzato in modo ecosostenibile acqua e terra, le due risorse necessarie alla vita”.
 
1 – Il Palombaro Lungo e la città scavata (visita soppressa)
Sotto Piazza Vittorio Veneto, invisibile e inimmaginabile, si estende il Palombaro Lungo, una tra le più importanti cisterne per la raccolta dell’acqua mai realizzate. Scavato in diverse fasi a partire dal XVI secolo, nell’attuale dimensione ha una capacità di 5 milioni di litri d’acqua, una profondità di 16 metri, una lunghezza di 50 metri. Le pareti rocciose sono completamente rivestite di cocciopesto, uno speciale intonaco a base di terracotta che le rende impermeabili. Fu trovato ancora pieno d’acqua nel 1991, quando fu rimesso in luce. Oggi questo capolavoro dell’antica ingegneria idraulica è visitabile con passerelle. L’ultimo ampliamento documentato risale al 1870. La particolare articolazione planimetrica e volumetrica della struttura è determinata dall’aggregazione sia in orizzontale che in verticale di cavità ipogee e cisterne preesistenti. Lungo la superficie delle pareti interne sono evidenti i vari livelli raggiunti dall’acqua nel tempo.
 
2 – ll Museo “Raccolta delle Acque” nel cuore del Sasso Caveoso
Il complesso rupestre è un lungo acquedotto che accoglie all’interno gli ambienti della casa natale di San Giovanni da Matera. Vi si giunge dalla scalinata presente nella Chiesa del Purgatorio Vecchio nel Sasso Caveoso. La struttura che si estende su una superficie di oltre 100 mq ha una profondità compresa tra 10 e 13 metri, in grado di contenere una quantità d’acqua di 13.000 metri cubi. Le cisterne sono intonacate con cocciopesto, costituito da cocci di terracotta pestati, utilizzati fin dall’antichità per impermeabilizzare le pareti di roccia e consentire la raccolta delle acque.
Questa imponente opera idraulica si deve a Mons. Antonio Di Macco, Arcivescovo di Matera (1835- 1854), nato a Livorno nel 1785. Nel 1845 fece costruire a sue spese una profonda cisterna (Palombaro) che accoglieva le acque dalla contrada di La Nera (Area del Castello Tramontano), attraverso una lunga e tecnicamente perfetta canalizzazione che ha servito il Sasso Caveoso fino ai primi decenni del Novecento.
 
 
3 – Il Complesso di S. Agostino a strapiombo sul torrente Gravina
Il Convento di Sant’Agostino, importante ed elegante complesso monumentale della fine del XVI secolo, è ubicato nella parte alta del Sasso Barisano, dominante il suggestivo canyon del torrente Gravina, in posizione simmetrica e speculare a Palazzo Lanfranchi (sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata). Il complesso è costituito dal convento fatto costruire dai Monaci dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino nel 1592 e dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, edificata nel 1594. Il primo fu fondato su un antico ipogeo dedicato a San Guglielmo da Vercelli. Distrutto nel 1734 da un terribile terremoto, il complesso fu restaurato e in seguito diventò sede del Capitolo Generale dell’Ordine degli Agostiniani. Fu poi soppresso. Tra la chiesa e il convento si eleva il campanile in tufo.  Attualmente gli ambienti della struttura sono in parte Sede del Polo Museale della Basilicata, in parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata
 
4 – San Pietro Caveoso . l’abisso sul torrente Gravina (Sabato ore 15.18)
La Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, nota come Chiesa di S. Pietro Caveoso, conclude la spazialità visiva del Sasso omonimo dominando il canyon del torrente Gravina. Fu edificata nel XIII secolo. La costruzione iniziale risale al 1218. L’edificio ha subito interventi nel corso dei secoli, con la perdita di molti elementi costruttivi originali. Nel XVII secolo fu ristrutturata totalmente con l’aggiunta dell’attuale facciata e la costruzione del campanile, mentre l’interno fu ingrandito con l’aggiunta di cappelle laterali e sostituendo l’originario soffitto ligneo a capriate con un tetto di tufo. L’ultima cappella, dedicata attualmente al Sacro Cuore di Gesù, ospita il fonte battesimale del XIII secolo, decorato con bassorilievi, rivelati dai restauri che lo hanno liberato dallo strato di stucco aggiunto nel corso dei secoli. Nel 1706 la chiesa fu riconsacrata come indicato su una lapide e ancora modificata aggiungendo la cuspide sul campanile e stucchi e decorazioni all’interno.
 
5 – Il Convento di Santa Lucia nel “Plano de la Fontana”
Il convento prospiciente il “Plano de la Fontana” assume il titolo di SS. Lucia e Agata tra 1217 e 1267. All’inizio del ’700 i crolli lungo un versante della Gravina e la persistente mortalità delle Claustrali spinsero la comunità religiosa a trasferire la propria sede nella vasta area alle pendici della collina del Castello Tramontano, nei pressi della fontana pubblica, nel Palazzo Del Salvatore. Il trasferimento avviene il 24 marzo 1797 e il convento viene soppresso nel 1861 in seguito alle leggi eversive del periodo post-unitario, ma la comunità monastica sopravvivere fino al 1880. In seguito viene adibito a sede municipale e, denominato ex convento di Santa Lucia Nova, attualmente ospita la Scuola di Alta Formazione (SAF) dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, sede distaccata della struttura romana (MiBACT). L’apertura straordinaria pone al centro il racconto del luogo nel rapporto con lo spazio esterno (“Plano de la Fontana” e “Fontana ferdinandea”).
In collaborazione con la Fondazione Matera-Basilicata 2019
Ore 18.15-19.15
Ore 19.15-20.15
Presentazione del volume Matera – Magia Arte Tempo Eternità Ricordo Autenticità, a cura di IIS “E. Duni-C. Levi” (Liceo Classico e Artistico) Gemmiti Edizioni,2018.
 
6 – La diga di San Giuliano
La Diga di San Giuliano è stata realizzata alla fine degli anni ’50 del secolo scorso grazie al Piano Marshall, uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Costruita sul fiume Bradano, il primo dei principali fiumi della Basilicata per ampiezza del bacino idrografico, la Diga consente un accumulo di 107 milioni di m3 d’acqua, gestiti dal Consorzio di Bonifica per l’irrigazione di tutto il Metapontino. E’ una Diga ad “arco a gravità” massiccia, dotata di scarichi di superficie costituiti da cinque luci sfioranti, ognuna della lunghezza di 10 m. Le peculiarità della diga sono le paratoie mobili in acciaio, dimensionate ciascuna per una portata massima di 250m3/s e ammirabili dal ponte di manovra. Il percorso sul coronamento, lungo 314 m, dà la possibilità di osservare il complesso funzionamento delle parotoie. Per GFA si propone una visita guidata straordinaria con personale specializzato del Consorzio.
 

7 – La Riserva Naturale Orientata di San Giuliano
La visita guidata coinvolge il museo naturalistico e l’intera area presso il Lago di San Giuliano la cui superficie di 8 kmq comprende tre Comuni. L’apertura straordinaria evidenzierà la grande importanza che la Riserva Naturale ha assunto come area di tutela e salvaguardia della vastissima biodiversità presente, diventando luogo sicuro per moltissime specie di fauna e avifauna che vi hanno trovato un habitat naturale in grado di garantirne la sopravvivenza. Il museo è composto da tre sale che rappresentano la Riserva Naturale in ogni sua parte. I visitatori avranno modo di seguire le loro guide e di conoscere, attraverso l’osservazione di bacheche e teche informative, la storia della Riserva Naturale dall’istituzione fino ad oggi. Sarà presentato anche il ritrovamento del fossile di balena pleistocenica ritrovato lungo le rive del lago nel 2006. All’interno del Centro Visite sarà possibile osservare il giardino delle erbe officinali.
 
8 – Le Termae Romanae alla “Locanda di San Martino”
Scavate nella roccia tufacea, le antiche “Termae Romanae” sono un sito di straordinario interesse all’interno di una struttura ricettiva che si sviluppa a partire da via Fiorentini su quattro livelli, lungo una scarpata nel Sasso Barisano denominata Costone di San Rocco, la Locanda di San Martino, che trae il nome dalla strada omonima e dalla chiesa sconsacrata afferente. Le Terme sono un luogo senza tempo dove suoni, colori e luci riporteranno il visitatore nella quiete del grembo materno. L’articolazione degli ambienti individua: apodyterium (spogliatoio), antitepidarium, tepidarium, calidarium, frigidarium. Un singolare esempio d’uso di strutture originariamente destinate ad altre funzioni, un luogo in cui si coniugano perfettamente natura e tecnologia, sapienza antica e cultura contemporanea. Sonorità musicali renderanno più evocativa la visita.


 
9 – Una partita a Golf nella cisterna della “19^ Buca”
Il luogo proposto per l’apertura straordinaria d’Autunno un tempo in via Lombardi 3, sotto piazza Vittorio Veneto e a due passi dalla Fontana ferdinandea, è una struttura rupestre ipogea, completamente scavata nella roccia, composta da due livelli, uno dei quali soppalcato. In quello più basso, fondo di un’antica cisterna, è stato allestito un “green” con erba sintetica ideale per una partita di Golf. I campi da Golf hanno diciotto buche: la diciannovesima, quindi, è quella che non esiste ma che rappresenta l’incontro, lo stare insieme, la socialità, il relax. Infatti il locale è attualmente un ristorante gourmet con cantina, sala musica con sistema di amplificazione valveolare e, cosa assolutamente inedita nella città sotterranea, un campo da golf indoor. L’ambiente-cisterna un tempo era utilizzato per la raccolta delle acque.
 
10 -Le cisterne della “Corte San Pietro”
I Sassi di Matera, uno degli aggregati urbani più antichi al mondo, fondano la loro esistenza su un articolato sistema di raccolta delle acque che è parte terminale di un grandioso acquedotto voluto e costruito nel 1800 da Monsignor Di Macco e in uso fino ai primi anni del 1900. Al disotto del Borgo Albergo Corte San Pietro, in cui le vecchie case sono diventate camere d’albergo, ci sono otto cisterne, ambienti ipogei dalla tipica forma a campana o a tholos, testimonianza dell’antico sistema di approvvigionamento delle acque ed esempio eccellente di sviluppo sostenibile. Attraverso grondaie, pluviali e canalette, l’acqua delle scarse precipitazioni veniva incanalata nelle cisterne delle vecchie abitazioni distribuite nei cosiddetti “vicinati”, cortili o piazzette dalla forma semicircolare, comuni a circa dieci famiglie. Le cisterne erano rese impermeabili dal cocciopesto, intonaco rossastro, fatto con frammenti di tegole e terrecotte legati dalla malta.
 
11 – Il complesso rupestre del Convicinio di Sant’Antonio
Il Convicinio di S. Antonio sorge nel Rione Casalnuovo, un insediamento quattro-cinquecentesco in cui giunsero popolazioni immigrate albanesi e serbo-croate dedite all’agricoltura, alla produzione di cera e alla tintura e conciatura di pelli, che rimasero parzialmente separate dal resto della citta` dal “grabiglione”, valletta di scarico delle acque reflue di una parte dei Sassi, pavimentata alla fine degli anni ’30. Questo straordinario complesso a ridosso del millenario torrente Gravina e` costituito da quattro chiese contigue e comunicanti: S. Antonio Abate, S. Donato, Santa Maria Annunziata e S. Primo. L’elegante portale d’ingresso sormontato da un arco ogivale con decorazione trilobata e l’architettura individuano una datazione tra XI e XIII secolo. Dopo un lungo periodo di attività fu profanato e le quattro chiese trasformate in cantine. L’apertura straordinaria per GFA propone anche il racconto del sistema di raccolta delle acque attraverso le cisterne collocate all’interno.
 
12 – La Chiesa rupestre di Santa Maria de Armeniis
All’inizio dell’XI secolo gli Armeni si insediano a Matera dove una chiesa rupestre, forse un centro monastico, è dedicata a Sancta Maria de Armeniis, testimonianza dell’integrazione di genti diverse in una città che è stata crocevia di culture. La chiesa basilicale fa parte di un cenobio benedettino di monaci armeni. Un alto portale con elegante motivo trilobato introduce nell’ampio cortile su cui si affacciano gli ambienti dell’antico monastero. Il complesso ipogeo ha facciata in muratura di stile tardoromanico movimentato da una serie di arcatelle ogivali e lesene. Sulla controfacciata e sulle pareti laterali si intuiscono tracce di affreschi. La pianta presenta sviluppo longitudinale a una navata con ingresso assiale. Ai lati e subito dopo l’ingresso principale si aprono due ambienti dalla pianta irregolare; a destra della navata una cappella voltata a botte. L’apertura straordinaria si inserisce nel progetto FAI Ponte tra Culture.
 
13 – La Libreria Mondadori presso l’ipogea Torre della Fontana
La nuova sede della Libreria Mondadori si trova in piazza Vittorio Veneto, a due passi dal Palombaro Lungo e dallo storico “Plano de la Fontana” e in prossimità della cinquecentesca contrada “Torre della Fontana”, che deve il nome al basamento di una torre ipogea mai interamente edificata e appartenente alla fortificazione della città progettata all’inizio del ‘500. L’apertura straordinaria coinvolge una piccola terrazza all’uscita posteriore del locale, assolutamente inedita, in cui si svolgeranno reading e performance musicali dedicate all’acqua come risorsa naturale ed elemento del paesaggio, durante le due giornate dell’evento nazionale. La Libreria Mondadori, luogo di incontro e di scambio culturale di qualità, sarà inaugurata a partire dalle Giornate FAI d’Autunno come Punto FAI a Matera dialogante con Casa Noha, Bene nazionale del FAI a Matera.
 
 
 
14 – La Fontana ferdinandea e le acque della collina del Castello
Eretta sulle strutture di una precedente fontana fatta costruire dall’Arcivescovo Sigismondo Saraceno nel 1577, la Fontana ferdinandea (dal nome del Re Ferdinando II di Borbone), in piazza Vittorio Veneto, fino agli inizi del Novecento è stata fonte di approvvigionamento idrico per la città. Nel 1832 il Comune di Matera provvide alla sistemazione dell’acquedotto che dalla collina di Montigny (del Lapillo, di La Nera, dove domina il Castello Tramontano) convogliava le acque verso questa fontana e i Palombari, grosse cisterne adibite alla raccolta di acqua piovana. Smontata nel 1949 da Piazza Vittorio Veneto, vi è stata ricollocata nel 2009.
 
Un particolare ringraziamento a:
Comuni di:
Matera, Cirigliano, Ferrandina, Grassano, Irsina, Montescaglioso, San Mauro Forte, Stigliano, Tolve
Arcidiocesi di Matera-Irsina; Parrocchia S. Agostino, Parrocchia Santi Pietro e Paolo al Sasso Caveoso; Fondazione Matera Basilicata 2019; Prefettura di Matera; Polo Museale della Basilicata; Scuola di Alta Formazione “M. D’Elia”-ISCR; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata – Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici – Università degli Studi della Basilicata
 
Si ringrazia per la collaborazione:
Associazione GTA Basilicata (Sede Matera); Borgo Albergo Corte San Pietro; Comune di Matera; Consorzio di Bonifica della Basilicata;Coop. Sociale “Il Sicomoro”; La 19^ Buca Winery; Libreria Mondadori: Locanda di San Martino; Museo Raccolta delle Acque; Parrocchia S. Agostino, Parrocchia Santi Pietro e Paolo al Sasso Caveoso; Riserva naturale orientata di San Giuliano; Scuola di Alta Formazione “M. D’Elia”-ISCR; Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici – Università degli Studi della Basilicata
Istituzioni scolastiche coinvolte:
I.I.S. “E. Duni-C. Levi”; I.T.C.G. “Loperfido-Olivetti”; I.I.S. “G. B. Pentasuglia”; Istituto Magistrale “T. Stigliani”; Istituto Comprensivo Ex S.M “Torraca”; Liceo Scientifico “C. Levi” (Irsina); I.C. “G. Mascolo” (Irsina); I.C. “F. D’Onofrio” (Ferrandina); Istituto Tecnico e Liceo Scientifico “F. Cassola” (Ferrandina); I.I.S. Bernalda e Ferrandina
 
 
 
FERRANDINA
Referente della Delegazione Vincenzo D’Aloia
2 Aperture straordinarie
Cresce ancora una volta l’attenzione verso il Monastero e l’annessa Chiesa di Santa Chiara: imponente costruzione quadrangolare che sorge nella parte più alta e più antica del nucleo abitativo denominata Cittadella, fortemente voluta dal barone di Corigliano, Don Francesco Giannelli, grazie a un lascito di 3000 ducati.
Gli storici datano la posa della prima pietra nel 1610, anche se la costruzione fu avviata nel 1642, mentre nel 1668 fu aperta alle Clarisse.
Sul filo della storia di Ferrandina: con il suo prezioso “scrigno” di monumenti di inestimabile valore storico e culturale, in queste Giornate FAI di Autunno 2018 si ripercorrono le tracce di quelle monache che vissero in clausura, le Clarisse:
Donate a Cristo con l’intercessione di Santa Chiara, si avverte ancora la loro presenza dietro quelle grate che filtrarono i loro sguardi, intrise dai loro respiri e dalle loro preghiere.
Aleggiano nell’aria i loro canti, da quel sepolcro devastato dall’uomo negli anni, dove ancora miseri resti ne confermano l’esistenza.
Con orgoglio comunico a tutti che con l’impareggiabile azione propositiva di Mons. don Pierdomenico Di Candia, parroco della Chiesa Madre S. Maria della Croce in Ferrandina e la seria e puntuale disponibilità del Sindaco, Prof. Gennaro Martoccia, dopo molti decenni, la porta murata che dal corridoio del Monastero apre sulla Cantoria della Chiesa di Santa Chiara, è stata riaperta.
A loro va un caloroso ringraziamento da parte di tutti noi Volontari del FAI a Ferrandina (Delelegazione FAI Matera), che con umiltà abbiamo fatto la nostra parte.
Si ringrazia già da ora: il Comando dei Carabinieri, la Polizia Locale, gli Istituti Comprensivi interssati nella formazione degli Apprendisti Ciceroni, la Croce Rossa, la Protezione civile e tutte le Associazioni Culturali alle quali è stata chiesta una collaborazione fattiva per la riuscita delle prossime Giornate FAI di Autunno che hanno come unico scopo, attraverso la raccolta fondi, la promozione, la fruizione attraverso la salvaguardia del patrimonio storico e culturale del nostro territorio.
Vincenzo D’Aloia
 
Chiesa di Santa Chiara
La Chiesa di Santa Chiara viene realizzata in ritardo rispetto al monastero omonimo e viene portata a termine alla fine del secolo XVII. Questa chiesa andava ad arricchire l’inestimabile scrigno del patrimonio artistico della città per le opere in essa contenute: al suo interno infatti, oltre alla crocifissione di Pietro Antonio Ferro, è di grande pregio il dipinto raffigurante l’”Immacolata”, risalente all’incirca al 1730 e attribuito a Francesco Solimena, il grande pittore tardobarocco napoletano. La Chiesa si articola in un’unica navata rettangolare, coperta da una volta di tipo leccese a spicchi e ornata da un fitto tessuto decorativo di stucchi e volute combinati con motivi floreali. I numerosi altari occupano il vano delle nicchie aperte lungo le pareti. Sull’arcata di ingresso è posta la cantoria, mentre all’esterno l’ampio portale della chiesa è sormontato da un’ edicola con la statua di Santa Chiara.
 
Monastero di Santa Chiara
Il monastero delle Clarisse di Ferrandina è una imponente costruzione a pianta quadrangolare con una torre nell’angolo nord- est. Sorge nella cittadella in posizione preminente rispetto al nucleo abitato. L’aspetto Poderoso della struttura è alleggerito in alto da una loggiata ad arcate regolari; l’ipotesi è che sia sorto sui resti di una fortificazione preesistente e che la torretta quadrangolare potrebbe averne costituito l’avamposto di avvistamento. Il monastero nasce grazie a un lascito di tremila Ducati, destinato per volontà del barone dì Corigliano, Don Francesco Giannelli, alla costruzione di un monastero per le monache di clausura di Santa Chiara di Ferrandina. La prima pietra viene posta nel 1610, ma la costruzione viene avviata nel 1642 e solo il 15 maggio del 1668 viene aperta alle Clarisse. In seguito alla sua soppressione (nel 1867), il monastero e i suoi beni furono incamerati dallo Stato.
 
 
 
 
IRSINA
Referente della Delegazione Mariangela Calvello
3 Aperture straordinarie
itinerario: Irsina e l’acqua: il legame tra Sant’Eufemia e l’acqua, i Bottini nel medioevo, l’acqua nella civiltà contadina irsinese
Aperture: La Cattedrale e il suo campanile(tour alla scoperta del legame tra Sant’Eufemia e l’acqua e l’acqua nel simbolismo religioso del campanile). I Bottini (escursione e visita). Mostra fotografica e di oggetti sulle metodologie di approvvigionamento dell’acqua nella civiltà contadina (cortile del Palazzo Vescovile)
Si ringraziano: Comune di Irsina, Arcidiocesi di Matera-Irsina, Istituto Comprensivo “G. Mascolo”, Liceo Scientifico “C. Levi”.
 
 
Acqua e civiltà contadina ad Irsina nei secoli passati
Nella cornice del suggestivo cortile dell’antico Palazzo Vescovile sarà allestita una mostra sulle metodologie di approvvigionamento e consumo dell’acqua nella civiltà contadina a Irsina
Bottini: l’acqua per l’industria nel Medioevo
Sistema di cunicoli sotterranei, i cosiddetti bottini, che si sviluppano per quasi trecento metri in un dedalo di gallerie e vasche di raccolta dell’acqua scavate nel banco alluvionale.
Cattedrale di Irsina: l’acqua nel simbolismo religioso
La Cattedrale di Irsina cela molti tesori e segreti legati all’acqua: dal simbolismo religioso nel campanile, agli antichissimi battisteri della cripta, al forte legame tra Sant’Eufemia e l’acqua.
 
 
MONTESCAGLIOSO
Referente della Delegazione Michela Appio
3 Aperture straordinarie
 
ITINERARIO
Montescaglioso: esplorazione urbana sulle vie dell’acqua
Attraverso questo itinerario tematico andremo alla scoperta del territorio montese seguendo le vie dell’acqua. L’itinerario prevede tre tipi di esperienze diverse: osservazione architettonica, passeggiate urbane e trekking extraurbani per comprendere a fondo l’intima relazione che in passato legava uomini, animali, architettura e territorio.
 
L’itinerario tematico Montescaglioso: esplorazione urbana sulle vie dell’acqua è pensato per promuovere una fruizione esperienziale del patrimonio storico, culturale e naturalistico attraverso diversi tipi di attività volte ad approfondire il complesso rapporto che, soprattutto in passato, legava l’acqua agli uomini, agli animali, all’architettura e al territorio.
Attività proposte:
Apertura dell’Abbazia di San Michele Arcangelo. Le visite guidate saranno orientate all’osservazione e alla comprensione del funzionamento dei sistemi di canalizzazione, raccolta e stoccaggio delle acque piovane che rendono di fatto il complesso architettonico una grande macchina per la raccolta dell’acqua.
Passeggiate urbane tra fontane, cisterne e pozzi disseminati in gran numero nella parte antica dell’abitato, saranno una occasione unica per indagare le forme dell’architettura storica legate ai sistemi di raccolta e distribuzione dell’acqua e la valenza sociale che un tempo questi rivestivano all’interno della comunità.
Trekking extraurbano, articolato su un percorso ad anello di circa 7km, sarà una occasione per scoprire il territorio comunale riccamente puntellato di fonti d’acqua, fontane e abbeveratoi che in passato sono state infrastrutture determinanti per lo svolgimento delle attività quotidiane nella vita rurale e contadina.
La giornata sarà, inoltre, ricca di spunti e approfondimenti tematici e per indurre una riflessione collettiva sull’utilizzo consapevole dell’acqua come risorsa e bene comune.
Nell’invitare tutti a Montescaglioso per Le Giornate FAI d’Autunno 2018, i volontari del Gruppo FAI di Montescaglioso esprimono i più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che stanno partecipando attivamente all’organizzazione di questo evento.
In particolare si ringraziano: Comune di Montescaglioso, Osservatorio Comunale Ambientale di Montescaglioso, CooperAttiva (CEA – Centro Educazione Ambientale), Pro Loco di Montescaglioso.
 
 
 
 
Raccolta delle acque nell’Abbazia di S. Michele Arcangelo
La descrizione dell’Abbazia redatta dai monaci nel 1650, citava tra le cose notabili del monastero, la presenza della grande cisterna del chiostro occidentale che forniva di acqua potabile all’intera comunità. Infatti l’Abbazia è anche una una grande macchina per la raccolta dell’acqua piovana. Le cisterne più grandi e imponenti sono scavate nei chiostri, ma altre cavità utilizzate per la raccolta, conservazione e distribuzione dell’acqua si rintracciano in vari punti del perimetro claustrale. Il numero delle cisterne finora note assomma a ben 14 strutture dislocate in vari punti strategici. Oltre che nei chiostri anche davanti alla chiesa, nei pressi dell’androne di ingresso, nella cucina, nelle cantine e negli orti terrazzati. Tanta attenzione alla raccolta dell’acqua piovana da parte dei monaci, si spiega con l’assenza di sorgenti nei pressi dell’abbazia e più in generale sulla sommità della collina ove sorge il paese. (Testo: CEA Montescaglioso)
 
Le vie d’acqua: trekking extraurbano
L’itinerario prevede un trekking extraurbano alla scoperta dei punti storici di approvvigionamento dell’acqua (risorgive, abbeveratoi, pozzi) disseminati in territorio extraurbano.
I punti d’acqua: passeggiate tra cisterne, cantine e fontane
L’itinerario prevede passeggiate urbane alla scoperta di cisterne, fontane e pozzi di vicinato situati nell’area del centro storico e la visita ad una serie di cantine per l’osservazione dei differenti sistemi di raccolta e stoccaggio dell’acqua piovana.
 
 
GRUPPO FAI DI TRICARICO  – DELEGAZIONE DI MATERA
Capogruppo Sabrina Lauria
15 Aperture straordinarie
 
 
TRICARICO – Sabrina Lauria
L’itinerario intitolato “Storie …. di acqua, di terra, di pietra, la ‘Rabata’ e gli ‘orti saraceni’ di Tricarico” narra e illustra la stretta connessione che a Tricarico per vicende storiche, urbanistiche, orografiche, geomorfologiche, si è creata tra la pietra, il costruito, l’abitato, gli ipogei, le strade del centro storico, l’acqua delle sorgenti, del torrente Milo, dei mulini, del vallone, e la terra degli orti, dei frutteti e dei giardini terrazzati, una lettura suggestiva e un legame indissolubile che si conserva ancora, dall’antichità fino ad oggi.
Il percorso prevede un itinerario che con partenza dall’area delle pubbliche  fontane e degli abbeveratoi, fiancheggerà gli orti, i giardini terrazzati fino al  vallone del torrente Milo.
Chi vorrà potra’ inerpicarsi lungo le vie dell’acqua   nel quartiere RABATA immediatamente adiacente, salire verso il cuore del centro storico per gli intricati vicoli o proseguire la visita verso la chiesa di Santa Maria del Carmine dove sarà allestita una mostra fotografica sugli antichi mulini ad acqua del territorio.
Gli Orti saraceni di Tricarico sono costituiti da superfici terrazzate a ridosso delle mura dell’abitato altomedievale degradanti verso il vallone del torrente sottostante, il cui letto si articola in una miriade di appezzamenti, irrigati con   tecniche di canalizzazione delle acque sorgive di matrice araba
A conclusione merita una visita il Museo Diocesano che  permetterà di godere anche della mostra di Madonne lignee “Maternità Divine” prorogata per le Giornate FAI
 
TOLVE – Alessandra D’Eugenio
Nel territorio altro itinerario affascinante   quello di Tolve: Passeggiata archeonaturalistica nel territorio di Tolve
Il percorso con partenza da Tolve (servizio navetta ore 8:30 fino al   punto di raduno per la passeggiata) è finalizzato alla conoscenza di alcuni importanti siti archeologici presenti nel territorio di Tolve insieme all’aspetto paesaggistico e naturalistico che ha determinato in passato il tracciato di importanti vie di comunicazione e di antichi modelli abitativi. L’obiettivo principale è quello di rendere fruibili e vitali dei siti sconosciuti ai più, approfondendone quindi la conoscenza e non rivolgendola più soltanto al mondo accademico. Saranno visitabili :  La villa ellenistica del Moltone, il ponte del diavolo e la villa romana di San Pietro. Si raccomanda prenotazione.
GRASSANO – Antonella Loiudice
Le vie dell’acqua a Grassano: fontane, fontanini, cisterne. Il percorso condurrà lungo le  fontane e i fontanini che sono un simbolo per la comunità di Grassano, posizionata su di una zolla d’acqua, evidente dalla posizione delle fontane storiche più grandi e includerà il chiostro del Convento del Carmine con il pozzo-cisterna.
                                                          
SAN MAURO FORTE – Filomena Monica Savino
Partendo dal racconto di una antica acquasantiera, custodita  nella Chiesa Madre, si potrà ripercorrere la storia di San Mauro e le sue antiche origini compreso il Palazzo feudale.
STIGLIANO – Sebastiano Villani
Propone la visita alla Cappella dell’Annunziata attraverso cui si potrà scoprire la storia, la tradizione, la religiosità di un popolo, attraverso preziose “opere di arte sacra” ivi custodite.
CIRIGLIANO – Sebastiano Villani
Apre le porte per la prima volta la Cappella dei Baroni Formica, si narrerà la storia del piccolo Comune e della famiglia.
La visita sarà riproposta domenica 21 dalle ore 16:00 alle ore 18:30, a conclusione il Maestro Francesco Cera eseguirà antiche musiche sul settecentesco organo della cappella baronale.