mercoledì, 28 Settembre , 2022
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Dalla sosta alla “susta”…Panchine al posto giusto

“Melius abundare quam deficere” ripete una efficace frase latina, ma con un pizzico di buon senso. E allora bene che l’Amministrazione comunale abbia provveduto a installare panchine dove servono, fermate bus, parchi, piazzette e laddove passeggeri e turisti devono sostare per breve o lunghi periodi in attesa di andar via. Se c’è traffico, rumore e quindi ”inquinamento” allora si viene presi da fastidio, stanchezza, insoddisfazioni e altre sfaccettature del termine dialettale ”Sisti’l” che italianizzando diventa ”Susta” e si va via. Considerazione che ha fatto il nostro concittadino ”rompiscatole” ( e non è il solo) che avrebbe preferito buon senso nell’installare le panchine. Non siamo in un parco ma in via Aldo Moro, a ridosso dell’aiuola che ospita il monumento alla Resistenza e della avveniristica, ma impattante nuova stazione delle Fal di via Aldo Moro, disegnata e progettata dall’architetto Boeri. Vero che non siamo nei ”jardins” di Parigi dei fidanzatini di ”Peynet” , ma un contesto di pace – per la collocazione – andava ripensato. A Serravezza l’invito a non demordere. Abbiamo auspicato in altro servizio che la nuova stazione, qualora dopo l’estate dovesse partire il cantiere di parco intergenerazionale di piazza della Visitazione- Matteotti, la stazione delle Fal e dintorni possa essere ricoperta di piante rampicanti, salici piangenti e di altre essenze floreali. Quel luogo diventerebbe un’oasi di pace tra suoni della natura e remoti ricordi del frastuono e della mediocrità del grigiore di via Aldo Moro.

LE RIFLESSIONI DI ANTONIO SERRAVEZZA
O non ce ne sono o ce n’è in abbondanza. Così mi è saltato in testa questa mattina camminando in Aldo Moro. Alla loro vista ho provato a immaginare la fantasia di chi ha voluto fissare quelle due panchine di spalle al Palazzo di Città e che guardano le spalle della nuova stazione delle FAL. Ho provato ad accomodarmi ma ho avuto immediatamente il desiderio di alzarmi e di allontanarmi per il rumore del traffico, per lo smog che di respira e per la triste veduta di un edificio che non mi è mai piaciuto e che purtroppo occupa uno spazio enorme nel cuore della nostra città senza benefici e con tantissime colpe.
Le panchine devono essere elemento dell’arredo urbano che ospitano più persone e solitamente situate in aree pubbliche come piazze o parchi e non lungo strade con traffico e senza una bella vista.
“ La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata. È vacanza a portata di mano. Sulle panchine si contempla lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si da’ il tempo di perdere tempo, come leggere un romanzo “ ( Beppe Sebaste. Panchine: come uscire dal mondo senza uscirne)

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