MATERA – Le polveri dei nostri giorni sono incastonate fra cantieri periferici e tratti di strada apparentemente proiettati verso l’inutile, anzi verso il brutto e superfluo. Ma in un anfratto di memoria del rione san Pardo, in un transetto di Matera messo fra le dediche al Sole e i resti di civiltà andate, ritroviamo la muta attesa d’un impianto grottale poggiato su una gravina minore – dal quale momento naturale prenderà il nome appunto la Chiesa Rupestre Cristo la Gravinella – e i ruderi del millenario Villaggio Saraceno.

La prima croce d’accesso al luogo di sospensione è allacciata alla scoperta tutta moderna dell’elettricità; rovesciando il nostro punto visuale dal Villaggio al sentiero verde, fatti i gradini di rito e del rito abbiamo immediatamente un nuovo punto di fuoco: il piazzaletto presenta la facciata di Cristo la Gravinella inventata con le materane pietre di calcarenite. Siamo improvvisamente nel 1722.

Lo spazio vestibolare improvviso, la facciata (con impianto a capanna) ci dicono di semplicità popolare. Dove però questa veniva dalla grazia inviolabile dei monaci. Purtroppo l’interno è invalicabile, eppure sappiam che, fra incuria e abbandono e restauri fatti d’imperfezione, la nostra vista potrebbe giovare d’immagini affrescate con raffigurazioni dei santi Leonardo, Eustachio, Rocco, Antonio da Padova, Sebastiano. Senza che manchi l’immancabile arcangelo Michele. Con, certo, poi i Pietro e Paolo.

Invece che recarsi a vivere questi battiti fascinosi di Storia, con tanto di storie riprese per esempio dalla temeraria resistenza d’un forno cesellato nelle pareti del tempo, non troppo tempo fa qualcuno ha avuto l’idea d’arrivare a sfregiare quest’incanto. Magari addirittura un figlio o una nipote di quegli elementi di popolo che al contrario qui ci sono passati per anni a fare tappe di pellegrinaggio, chiedere i soliti miracoli, rendere omaggio ai loro riferimenti celesti e così via.

Anni or sono questa dimensione è riuscita a stupire e meravigliare perfino uno degli illustratori di viaggio più nomadi che ci siano, lasciandoli ispirazione a favore di tavole su tavole.

Più modestamente sceglieremo questo luogo da contrappunto alle smanie di vuota apparenza.

Nel lungo appunto dove immortaliamo i margini di tutte le nostre terre, nella parentesi di Matera scegliamo Cristo la Gravinella. La vediamo quale ragione d’esistenza delle attese da scalare e quale viva vitalità di ciò che l’umano dovrebbe riportare nei proprio veloci giorni.