E così, dopo due settimane di intensi negoziati sulla crisi climatica, i 198 Paesi, partecipanti alla 28ª conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, hanno trovato -in zona cesarini- una intesa non per una “eliminazione graduale” dei combustibili fossili (come era nei programmi), ma per avviare una più neutra e indefinita “transizione dai combustibili fossili” per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero nel 2050. Ma come poteva essere diversamente dal momento che si è andati a discutere nella cantina dell’oste come accordarsi per eliminare il consumo del vino? Certo l’intesa raggiunta a Dubai, tenendo conto di quanto discusso nelle precedenti edizioni, mette nero su bianco – per la prima volta – il necessario superamento delle “fonti fossili” ma non nei termini auspicati dalla grande maggioranza dei Paesi partecipanti, a cui si è opposta -ovviamente- una pattuglia di nazioni produttrici di greggio, guidate dall’Arabia Saudita. Dunque, l’obiettivo rimane il 2050, ma non è mica chiaro se entro quella data, i Paesi dovranno aver abbandonato completamente la loro dipendenza dall’energia fossile. Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente : “L’accordo della Cop28 sancisce per la prima volta l’uscita dalle fonti fossili in modo da raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050″, e “la scelta di prevedere una ‘transition away’ graduale per la fuoriuscita da gas, petrolio e carbone rappresenta un timido passo avanti su cui, però, ora i Paesi devono dimostrare azioni decise, senza più tentennamenti o inspiegabili rinvii, perché il tempo incalza e la crisi climatica avanza ad un ritmo sempre più veloce”. Tre i talloni d’Achille dell’accordo, secondo l’associazione ambientalista, “legati al ricorso alle tecnologie d’abbattimento di emissioni di anidride carbonica e all’utilizzo di fonti fossili come combustibili di transizione per garantire la sicurezza energetica. È inoltre mancato un serio impegno per la finanza climatica indispensabile per aiutare i paesi più poveri e vulnerabili ad accelerare la fuoriuscita dalle fossili”. “Ora l’Europa e l’Italia – aggiunge Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – dovranno impegnarsi affinché si acceleri questa uscita dai combustibili fossili raggiungendo almeno il 50% di rinnovabili e almeno il 20% di efficienza energetica per ridurre le emissioni del 65%entro il 2030, e così facendo arrivare alla fuoriuscita del gas fossile entro il 2035 (per raggiungere il 100% da rinnovabili nel settore elettrico) e dal petrolio nel 2040, e quindi raggiungere la neutralità climatica prima del 2050. Solo in questo modo a livello globale potremmo mantenere vivo l’obiettivo del grado e mezzo”.

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