HomeAmbienteCon Ottavio Chiaradia la ''luce'' sulla Basilicata da riscoprire

Con Ottavio Chiaradia la ”luce” sulla Basilicata da riscoprire

E una conferma viene dal suo interessante lavoro con splendide foto e testo bilingue (italiano e inglese)” ”Basilicata in ogni verso. Along all lines” (Universo sud edizioni) https://giornalemio.it/ambiente/la-basilicata-raccontata-con-i-formidabili-scatti-di-ottavio-chiaradia/, che abbiamo letto e sfogliato con attenzione, ”guardando” dentro l’obiettivo di una regione da riscoprire per quanto sta cambiando sotto l’azione dell’uomo e dei fattori climatici. La Basilicata com’era, con gli ultimi testimoni della civiltà contadina a dorso d’asino, sul carretto, attorno al focolare, tra nevicate formidabili ( sui monti e in riva al mare) o a custodire le tradizioni, legate alla mietitura,alle feste patronali e a quel rapporto di vicinato, delle piccole comunità dove tutti si conoscevano e condividevano gioie, dolori, speranze.

Ottavio Chiaradia nella sua lunga carriera di operatore Rai, supportato da una passione da autodidatta per la fotografia, ha fatto in tempo a documentare ”cogliendo l’attimo” le tante pagine di una Basilicata scomparsa e,per certi aspetti, anche nei colori e nella conformazione di gran parte dei paesaggi. Se in cima al Pollino gli alberi padri, il Pino Loricato, resistono all’arrivo sempre possibile… di attrattori dal dubbio ritorno turistico, altrove pale eoliche e distese di pannelli fotovoltaici hanno alterato l’orizzonte, di un paesaggio fatto di cime che toccavano il cielo e si specchiano nei fiumi. Pagine del passato da riscoprire come l’arrivo dei profughi albanesi a Metaponto nel 1991 dopo l’attracco a Bari della nave Vlora, la marcia dei 100.000 di Scanzano jonico del 2003 contro il deposito unico di rifiuti nucleari, come il ”tappo di Senise” del 1984, che ha tirato sul fondo della diga di Montecotugno fabbricati rurali e tratturi.

E poi gli effetti del terremoto del 1980 che dai canali nazionali della Rai parlavano del sisma in Irpinia, Lucania e Basilicata…Un equivoco che non ha ragione di essere visto che nella Costituzione e e nello Statuto regionale è riportato il nome Basilicata. Un nome che era e resta una ”forzatura” per un territorio eterogeneo, dalle storie di epoche e popolazioni diverse e contatti di prossimità extraregionali, ma con un problema comune legato alla difficoltà dei collegamenti tra comprensori. I cinque fiumi di Basilicata, del resto, vanno avanti per conto loro, le strade subiscono gli effetti delle frane ed è difficile mantenere collegamenti e servizi. E poi la forzatura amministrativa del passato, per motivi politici e gestionali, a cominciare dalle ingenti risorse della Cassa per il Mezzogiorno, con la indicazione di due capoluoghi: Potenza con 100 comuni e Matera con 31…Praticamente nessun potere contrattuale, con un accentramento decisionale che desertifica il territorio e alimenta l’emigrazione. Non c’è da meravigliarsi se il suono del campanile è pronto a farsi sentire e non solo per motivi sportivi, quando si tratta di sanità, istruzione, servizi. Un ”peccato originale” di epoca colombiana che ha alimentato negli anni quell’effetto ”zattera”, disgregativo, ipotizzato dalla Fondazione Agnelli con la nascita delle macroregioni. Così Melfese, Metapontino, Lagonegrese, Materano lasciano le aree interne al loro destino, vista la prossimità di collegamenti e servizi con i territori delle regioni Calabria, Puglia e Campania. E la nostra ” Basilicata-Lucania”? Ha un destino segnato verso le aree metropolitane di Napoli e Bari. Nel frattempo l’emigrazione avanza insieme al taglio dei servizi e al calo della popolazione. E’ la Basilicata di oggi che meriterebbe un altro lavoro di Ottavio, quando avrà tempo, volontà ed energia di farlo. Già energia…come il centro oli della Val d’Agri, l’oleodotto che prende forma ( davvero esemplare lo scatto di Ottavio) per arrivare fino alla raffineria di Taranto e prendere il largo per altri mercati.

Un paradosso, mentre la crisi morde, crea stress, tensione . E si stempera in quella sequenza di scatti policromi sulla natura delle oasi naturalistiche, nei silenzi di un paese fantasma come Craco, tra i paesi ”presepe” della Basilicata, tra culture diverse, sedimentate, che hanno tanto da raccontare se lo si facesse con tempi lunghi ( e qui Ottavio è un maestro) della posa per ascoltare, vedere, riflettere tra paesaggi marini, lacustri, collinari, montani dove la presenza dell’uomo è sedimentata. Chiaradia, per quanto ha scattato e condensato nel libro e per quello che hanno scritto in tanti nella presentazione, ha saputo negli anni dar voce…”visibilità” alla nostra terra, percorrendola in un lungo e in largo. Dove ritorna talvolta con la memoria o sedendosi in piazzetta, su un poggio che ha ”fissato” durante una passeggiata, portando con sé la fedele macchina fotografica Nikon F4 e tutta l’attrezzatura che è servita per cogliere l’attimo. Così teleobiettivo 1000 Nikon per la natura, costato una bella somma in lire, o il pratico catadiottro sono serviti per ”impressionare” migliaia di diapositive. Lavori e risultati raggiunti con tanta umiltà, senza protagonismi, per passione e con la soddisfazione di aver raccontato un pezzo della sua, della nostra Basilicata.

‘Sono e resto un autodidatta” ci ha detto Ottavio, che ha messo da parte un archivio di immagini e della memoria davvero unico. Merito della sua passione per le foto, scattate con la sua prima macchina fotografica, una Yashica che studiò anche a letto per capirne fino in fondo funzionamento e potenzialità. Da cose nacque cosa e Ottavio è stato tra quelli, in epoca pionieristica, a dotarsi di un ingranditore per la stampa. Ha tenuto anche dei corsi e insegnò anche a un carabiniere,come ci ha raccontato, che realizzò in caserma una camera oscura per sviluppare le foto.Scatti di memoria di una vita fatta di lavoro in Rai, tecniche,corsi,il ricordo di una Pentax comprata alla fine degli anni Settanta in Germania e l’amicizia con figure dell’ambientalismo nazionale come Giorgio Braschi, durante un corso per guide naturalistiche. E ora ? Ottavio ha nel suo cognome una missione da portare avanti, visto che è ”illuminato da luce divina”: continuare a raccontare la Basilicata vera. Una regione che rischia di scomparire… alterata nelle immagini e nel racconto, affidato spesso agli effetti delle alterazioni digitali o dell’intelligenza artificiale. E’ così. Lo sa anche la Nikon di Ottavio…
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