mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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Con il Fai a villa Ita…la villa di una vita

Un sogno e un progetto portati avanti con tanto amore e il sacrificio di una vita, quelli realizzati da Michele e Ita, due professionisti materani in pensione, che sabato 14 e domenica 15 ottobre, consentiranno a cittadini e turisti di visitare ” Villa Ita” ,in occasione delle giornate Fai d’autunno. Per tanti sarà una piacevole sorpresa nel varcare l’ingresso di una villa che non sta per Ita…lia, ma per Ita. E’ il nome della signora che ha progettato, ideato, curato e seguito con il marito Michele – insieme committenti, progettisti e ”direttori” dei lavori- un sogno diventato realtà. A raccontarcelo è Michele Vizziello, figura conosciuta, per professionalità e disponibilità in campo medico, impegno sportivo alla guida della gloriosa Olimpia Basket, con una parentesi nella politica cittadina e ora ispirato poeta tra le mille essenze del ”giardino delle carrube”, come è anche nota Villa Ita. Uno scrigno di quiete, natura, ubicato a contrada San Francesco lungo via Montescaglioso, dal quale si gode un panorama davvero unico che inserisce in un’unica schermata la diga di San Giuliano, il mare e i comuni di Miglionico, Montescaglioso e Salandra.

” E fu proprio un panorama, con uno splendido tramonto a farci innamorare di quel luogo- racconta Michele, durante una chiacchierata in piazza Vittorio Veneto, dopo essere tornato da Villa Ita. Due cuori e un sogno… L’abbiamo creata insieme ed è stato doveroso, oltre che da innamorato, dedicargliela. Villa Ita è nata così. Era il 1987. La comperammo che era una distesa brulla, arida, di fieno, popolata di animalacci . Tra l’altro, non curata, abbandonata a sè stessa, perchè la proprietaria da anni viveva a Roma. Nonostante tutto ci piacque, per l’atmosfera poetica che vi regnava. Ci sembrava una atmosfera di altri tempi: la corte in tufo, con alcuni elementi architettonici interessanti e poi capitammo in una serata con un tramonto dal rosso intenso.Abbiamo immaginato subito cosa poteva diventare quel luogo e che ne avremmo fatto la nostra casa in tufo, naturalmente. I blocchi di calcarenite provenivano da due cave, profonde 13 metri, che erano all’interno del perimetro di quel villino podere,realizzato nel 1930, e che per motivi di sicurezza abbiamo preferito colmare.Anche se c’era passata l’idea di conservarne almeno uno, ma abbiamo preferito di no”. Era stata una tenuta di altri tempi, appartenuta ai Conti Gattini, come gran parte di contrada San Francesco, acquistata dai Conti (quella della nota tipografia materana del Novecento) e poi ereditata dalla signora Diana Conti, trasferitasi successivamente nella Capitale. La Proprietaria di quel ”villino’ dalla quale l’acquistarono Michele e Ita, mettendosi subito al lavoro per immaginare un ”parco” e ”una casa” davvero unici.

” Abbiamo pensato a tutto – dice Michele- per un parco che comprendesse alberi d’ogni specie , dai pini ai mandorli,dagli ulivi ai carrubi, ai corbezzoli, alle giuggiole, ai melograni, alle mele cotogne. Essenze quasi scomparse in città, ma piantate in un terreno che abbiamo delimitato con un disegno preciso fatto di vialetti , utilizzando chianche dismesse da vari quartieri, e che abbiamo chiesto e ottenuto dall’Amministrazione comunale del tempo. Siamo stati fortunati, perchè abbiamo potuto contare sul due validi muratori in pensione,Damiano Antezza (vivente) e Peppino Andrulli (deceduto) che in cinque anni hanno portato a termine un lavoro ”disegnato” ,chianca per chianca, da mia moglie Ita. Quei viali, pavimentati con le chianche, sono intervallati da lapilli di fiume, per i quali chiedemmo l’autorizzazione al prelievo. Un lavoro certosino. Siamo loro grati , a Damiano e a Peppino, per la pazienza e la maestria messi in campo e il risultato ci ha pienamente soddisfatto, con un viale principale e altri secondari. Non hanno nomi -precisa- ma quelle chianche dismesse provengono da quartieri cittadini. da piazza Vittorio Veneto, Serra Venerdì, Lanera e da via Fiorentini nei Sassi. Può essere un’idea per una toponomastica interna”. E di fatica, sogni, riflessioni, attese a Villa Ita è fatto un libro mastro che si sfoglia percorrendo in lungo e in largo il selciato, osservando piante messe a dimora 36 anni fa o le fontanelle, che consentono di irrigare o dissetarsi, dopo aver respirato aria buona nella sequenza di stagioni, che hanno via via cambiato annunci e passaggi.

” Li’ – continua Michele- c’è tutta la nostra vita- e non solo in termini di risorse economiche , ma anche di risorse fisiche . Perchè abbiamo curato tutto noi. Per esempio alberi che oggi sono mastodontici erano alberelli di 30-40 centimetri presi dai vivai della Forestale e li ha piantati tutti mia moglie Ita. Io mi sono occupato della potatura e di altri adempimenti. Negli ultimi tre, quattro anni, non ce l’abbiamo fatta a causa dell’avanzare dell’età . Da qui la necessità di avvalerci di una persona che che viene a darci una mano. Del resto c’è da occuparsi di 1 ettaro e 82 centiare di terreno alberato”. Quanto alla casa è su un livello e con un terrazzo, seguita a un rudere in pieno degrado che portava i segni del degrado sociale. ” C’era una costruzione mezza diroccata- ricorda Michele- con un caminetto distrutto , pavimenti e ceramiche rotti.Nell’intervenire abbiamo rispettato l’architettura nella sua integrità, mantenuto due pavimenti degli anni Trenta ( prodotti nella fabbrica Cappelluti) , ricostruito la cucina interna che non c’era più, realizzato caminetti nuovi (uno ripristinato del ‘500 in pietra serena e l’altro moderno) due panche del ‘700 in pietra, collocate in giardino e provveduto a un arredo in mobili di modernariato. In terrazza c’è una colombaia . Nel sottopiano, e questa è una cosa interessante, ci sono cantine, legnaie e nel bagno che abbiamo realizzato anche….un rifugio dove, da quanto ci ha raccontato la ex proprietaria, erano stati ospitati alcuni ebrei durante la seconda guerra mondiale”. Con i coniugi ” Vizziello” Villa Ita è diventata residenza estiva, come usava un tempo, per ospitare amici, incontri conviviali o per starsene in santa pace e con i figli ( due risiedono fuori Matera) e nipoti.

” Bei tempi – commenta- continuiamo a venirci, la nostra residenza è lì ed è l’unica casa di proprietà. Ora abitiamo in centro in una abitazione di nostra figlia ma la villa è nei nostri cuori, la nostra vita. E abbiamo proposto al Fai , parlandone con Nicola Grande, di ‘condividerla’ con la città per le giornate di autunno. Proposta accettata e apprezzata . Saranno i ragazzi del liceo classico” Emanuele Duni” a fare gli onori di casa per i visitatori , insieme a nostra figlia Gigia, appassionata di arte e ambiente”. A ragazzi e sportivi in visita non sfuggirà il campo da tennis in mateco, che ha visto in passato Michele Vizziello scendere a rete per uno smash vincente con gli amici. E la pallacanestro, altra passione del padrone di casa? Il basket era al palazzetto, come scritto nelle pagine di storia della vecchia Olimpia. E’ un villino con una curiosità in più e poi è la villa di una V…Ita che, ne siamo certi, farà innamorare quanti sanno apprezzare lavori fatti con il cuore e tanta passione dalla padrona di casa .Un esempio di buone pratiche, quello di Villa Ita, anche per altre zone delle città dove “Casini” con pertinenze, siti rupestri, circondati da lottizzazioni meriterebbero contenuti e disegni rispettosi della storia dei luoghi della Città. Auspichiamo che non finiscano nel libro opaco delle occasioni mancate o della memoria cancellata. Ma siamo come San Tommaso…

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