Basterebbe già quanto ammesso a mezza bocca dall’Eni fin’ora per far assumere alle autorità competenti la decisione cautelativa nell’interesse della salute dei lucani di interrompere l’attività estrattiva.

In questi giorni si parla dello studio sull’impatto sanitario (VIS) nei territori Lucani della Val D’Agri in cui si svolgono attività di lavorazione del petrolio da cui emerge che “Vicino al centro ENI ci si ammale e si muore di più” , con l’azienda del cane a sei zampe già impegnata a ridimensionare l’allarme degli scienziati .

Quando nei prossimi giorni lo studio sarà reso pubblico (perchè i Comuni che l’hanno commissionato non lo rendono disponibile sui loro siti?) ne sapremo di più. Ma appare già evidente come i contenuti nella Vis si vanno a sommare a quanto già emerso con evidenza e provocato dall’estrazione degli idrocarburi : si stà compromettendo seriamente la salute e l’economia agricola e turistica della regione.

Toccherà ancora alla magistratura accertare con urgenza le responsabilità? E la politica ancora una volta arriverà dopo e troppo tardi? Possibile che non ci si renda conto dei rischi enormi per il futuro di questa Regione?

Della vicenda se ne occupa anche la stampa nazionale (vedi articolo di oggi sulla prima pagina del Fatto Quotidiano : https://goo.gl/1DQrSy  ma evidentemente non basta.

Allo scopo può servire anche la raccolta di firme per la chiusura dei pozzi di petrolio in Basilicata avviata da ScanZiamo le scorie, giunta già oltre le 5.000 sottoscrizioni ma che necessità di un sostegno molto più sostanzioso.

Firmiamola e facciamola firmare al link : https://goo.gl/VsHWuz

Ecco il testo della petizione:

Diretta a Presidente della Regione Basilicata Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, Consiglieri Regionali, Paolo Gentiloni e ai ministri Carlo Calenda e Gianluigi Galletti

Il Presidente della Giunta della Regione Basilicata Marcello Pittella, i Consiglieri regionali, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, Il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il Ministro dell’Ambiente Gianluigi Galletti devono aprire subito una discussione che porti ad una moratoria di chiusura delle attività estrattive sul territorio della Basilicata e la cancellazione di ogni riferimento sulla Strategia Energetica Nazionale dello sfruttamento del giacimento petrolifero della Basilicata.
Da sempre denunciamo come ScanZiamo le Scorie i pericoli d’inquinamento che le attività estrattive petrolifere potrebbero determinare nella zona della Val D’Agri e non solo, mettendo a rischio la salute dei Lucani.
Le attività estrattive degli idrocarburi producono in Basilicata uno “sviluppo distorto” che non si concilia con la vocazione economica del territorio (caratterizzato dalla presenza di produzioni agricole e di attività turistiche), con la sua bellezza, il suo paesaggio, la sua cultura.
Nel 2015, durante il convegno Quale economia e quali rischi dal petrolio per il territorio lucano? – Bene comune e salvaguardia del creato abbiamo dimostrato che la produzione di idrocarburi non crea ricchezza in Basilicata. Le speranza sull’oro nero sono disattese.
Riteniamo inoltre che gli strumenti di monitoraggio per capire come l’estrazione petrolifera impatti sull’ambiente, la salute e la condizione sociale siano del tutto insufficienti. Non è possibile che la Regione Basilicata abbia gli strumenti per effettuare un reale monitoraggio sull’attività e non li utilizzi. Basta andare sul sito internet dell’Osservatorio Ambientale “Val D’Agri” per capire la situazione. La sezione online dell’Osservatorio sulla produzione e le royalties non offre alcun dato ed è sempre in aggiornamento. A che scopo? Quella sul monitoraggio delle acque superficiali e di reignezione sono inaccessibili. Mentre manca del tutto una valutazione di impatto sulla salute delle persone.
L’Osservatorio era previsto nell’ambito del Protocollo di intenti tra ENI e Regione Basilicata del 1998, quale misura di compensazione ambientale in relazione al progetto di sviluppo petrolifero nell’area della Val d’Agri.
Nei giorni scorsi abbiamo lanciato un appello agli organi di controllo ambientale e sanitario presenti nella Regione Basilicata affinché si accerti con urgenza lo stato e le condizioni del bacino idrico del Pertusillo (PZ), oggetto in questi giorni della presenza di elementi di colore scuro che non assicurano la purezza dell’acqua presente nell’invaso.
Abbiamo perciò chiesto di individuare e rimuovere la causa e la fonte che hanno prodotto l’intorbidamento dell’invaso e siano intraprese tutte le azioni a tutela dell’impiego dell’acqua per l’utilizzo potabile ed irriguo da parte dei consumatori senza alcun pericolo per la salute. Tra la Regione Basilicata e la Regione Puglia nel 2015 sono stati impiegati 102.277.000 di m3 di acqua potabile e 12.600.000 m3 per utilizzo irriguo.
C’è troppo mistero e poca trasparenza dietro questa storia. E per queste ragioni, prima che sia troppo tardi, l’estrazione petrolifera deve essere interrotta.
I Lucani hanno il diritto di conoscere la verità.”