Fatevi pure una capatina nel Sasso Caveoso, nella parte alta del rione Malve e vi imbatterete nelle condizioni di degrado della chiesa rupestre di San Leonardo. Come è capitato a ”zio” Rocco Castellano – autore degli scatti, di questo servizio- che macina chilometri in lungo e in largo per ”prendersi veleno” ( come si dice in dialetto) sui tanti pezzi di storia dei Sassi e dell’habitat rupestre finiti nel ”culturame” del degrado. Inconcepibile, un pugno nello stomaco… tirate pure fuori gli aggettivi che volete, ma le foto parlano chiaro: degrado, rifiuti di ogni tipo e quella cancellata (insieme a catene e ceppi) legata alla iconografia di San Leonardo, patrono dei carcerati, ma anche di fabbri, carrettieri, agricoltori, partorienti. Un po’ di rispetto: che diamine! L’invito è rivolto alle istituzioni preposte alla manutenzione, custodia, restauro ma anche ai privati affinchè tirino fuori ”cultura” del rispetto verso i tanti segni del passato, che rischiano di andare perduti per sempre.

Non è la prima volta che occupiamo di quei luoghi. Ricordiamo le prese di posizione, anche clamorose, di due figure ”senza peli sulla lingua” Fabrizio Zampagni e di Pippo Lospalluto sui temi della sicurezza e del degrado. Ci furono degli ”sporadici” sopralluoghi di tecnici degli Enti Locali, ma poi il risultato è rimasto quello che si osserva. Evidentemente, lo diciamo con ironia, intervenire sulla chiesa e gli ambienti circostanti di un luogo dedicato al Patrono dei carcerati porta male… Santi di serie A e di serie B, che non sono entrati nelle grazie di progetti di recupero o di gestione come accaduto per altri siti? Se è così, mutuando alcuni termini della giustizia ”penitenziaria” servirebbero amnistia o indulto. Giriamo la richiesta a San Pietro, Caveoso in questo caso, e a quanti si sono dimenticati -nell’anno di Matera, capitale europea della cultura- fanno finta di nulla o non conoscono quella parte del rupestre ”urbano” che va recuperato.