Cava a Monte Crugname? L’enciclica parla chiaro

A cuore aperto, con le parole della cristianità, e di una enciclica ” Laudato si” di Papa Francesco che si esprime senza giri di parole sulla tutela del Creato, altrimenti l’uomo continuerà ad autodistruggersi. Concetti chiari che spaziano dall’inquinamento, al buco dell’ozono, allo scioglimento dei ghiacci alla delibera regionale che autorizza la ” coltivazione” della cava a Monte Crugname, nel comprensorio di Melfi. Serve buon senso, un salutare ”mea culpa” e un passo indietro per lasciare le cose come stanno. Pasquale Tucciariello, enciclica alla mano, dice le cose come stanno e invita, questo sì, a difendere e a tutelare quel polmone verde di bellezza del Creato. Lo facciano anche gli amministratori regionale con la stessa coerenza e fede, per alcuni, di quanti si recano al Sacro Monte di Viggiano…a venerare la Madonna Nera, protettrice della Basilicata

Cittadini di Monte Crugname.
…. e a proposito di Monte Crugname di Melfi, il nostro rapporto con il creato: “Niente di questo mondo ci risulta indifferente” (Laudato Si’, “sulla cura della casa comune”, lettera enciclica di papa Francesco, Città del Vaticano 2015).
Parliamo della regione naturalistica del Vulture candidata a programma Uomo Natura e di Monte Crugname che si vorrebbe cancellare dalle mappe per farne attività industriale pesante ad elevatissimo impatto ambientale. Ci sentiamo tutti, tutti cittadini di Monte Crugname, tutti a ridosso del Parco del Vulture a cui si vuol dare una forma, e a ridosso delle sorgenti di acque minerali Gaudianello anzi bacino idrico del Vulture, e dell’Ofanto che corre fino alle Puglie, e delle aziende – almeno una decina – a produzioni agricole di elevato pregio (il Comune di Melfi ha esteso l’area a “Parco 2” con delibera del 2021). Monte Crugname è il Vulture di cui siamo tutti figli tant’è che in esso ci riconosciamo come popolo, qui l’aria che respiriamo. Le attività industriali che occorrono per finanziare i servizi vanno progettate non a ridosso delle aree ad interesse naturalistico che invece verrebbero cancellate da polveri sottili, silice cristallina presente nell’elenco delle sostanze cancerogene. Obiettivo primario nostro si chiama ambiente e pianeta ed entro questi significati andiamo a progettare le attività umane e lo sviluppo del nostro territorio. E’ nostro e nessuno può togliercelo; non altri, fuori da questo territorio, possono sostituirsi a noi che ne siamo figli e legittimi proprietari. E’ violazione delle nostre prerogative. Quella delibera regionale riferita alla nostra Crugname è solo un incidente senza ferite per ora o, al contrario, Crugname diventa Scanzano. Evitiamolo. Non abbiamo proprio bisogno di saccheggi.
Intanto, solo i primi due concetti della lettera enciclica di papa Francesco, perché si sappia che noi stiamo da questa parte.
1. «Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente.
(Pasquale Tucciariello, Centro Studi Leone XIII)

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