“Settembre 2026 è iniziato nel peggiore dei modi per la Basilicata, tra eventi climatici estremi come a Policoro e le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che il giorno prima a Bari annuncia il ritorno al nucleare e l’aumento delle estrazioni petrolifere in Basilicata.
Entrambe le tematiche, nucleare e petrolio, sono due ferite aperte di questa regione, aperte anche nei tribunali lucani. Entrambe interessate da disastri ambientali ed altri gravi reati ambientali. Il nucleare è uno schiaffo in faccia a ben due referendum popolari, che sancirono la contrarietà degli italiani.
Il petrolio, abbiamo visto tutti, come a Policoro, il conto che presenta. Tutta la scienza è unanime sul rischio esistenziale grave che stiamo affrontando con l’utilizzo dei fossili ed il cambiamento climatico, e la Meloni cosa vuole fare? Andare a schiantarsi ancora più veloce contro il muro dell’aumento delle temperature usando poi quale regione? Quella più ricca d’acqua e che rifornisce di acqua anche le regioni vicine?” Sono le considerazioni contenute in una nota a firma di Giorgio Santoriello e
Francesco Masi, attivisti da sempre impegnati sui temi ambientali della regione. “Dopo Renzi, -scrivono- ora la Meloni ripete quanto già detto dai manager Eni e da Federpetroli: velocizzare gli iter autorizzativi delle estrazioni e farlo in quella regione dove oltre al prezzo elevato già pagato in termini di impatti ambientali, sanitari e di immagine, si nascondono i piani estrattivi alle popolazioni locali, esattamente come oltre 60 anni fa lamentavano i lucani dell’epoca al momento della scoperta del metano in Val Basento. Trattati da sempre come colonia mineraria, con la politica che anticipa sempre le decisioni tecniche, come se gli iter autorizzativi ambientali fossero dei pro-forma.
Eni oltre un anno fa aveva depositato presso il MASE il nuovo piano per la Val d’Agri 2025-2036, che prevede 14 nuovi pozzi. Lor signori già sapevano, noi dobbiamo solo accettare e morire. Anche se domani venissero autorizzati tutti i pozzi richiesti da Eni e Total, l’autonomia energetica nazionale aumenterebbe di pochissimi punti percentuali e la dipendenza estera rimarrebbe. Quindi cui prodest?
Come lucani abbiamo l’obbligo morale di manifestare il nostro sdegno verso queste parole e questa schizofrenia al potere: il giorno prima a Bari la Meloni è per il fossile in Basilicata, il giorno dopo fa visita a Policoro per la devastazione della tempesta chiaramente connessa al surriscaldamento climatico soprattutto del Mediterraneo. Pagassero le compagnie petrolifere i danni, usando i soldi dei loro sovrapprofitti che il governo Meloni non tassa! Invece no, sarà il pubblico a pagare la bulimia monopolistica dei giganti del fossile che dagli anni’70 ci hanno nascosto le loro responsabilità nel cambiamento climatico.
Il popolo lucano è migliore della sua classe dirigente, e lo dimostreremo. Non siamo tutti pesci in barile, ed in questi anni i “quattro comitatini” hanno vinto anche battaglie importanti.
Cara Meloni, madre cristiana ed italiana, oltre che fossile, il petrolio ed i rispettivi rifiuti estraili e smaltiscili vicino alla tua villa romana; noi qui in Basilicata non abbiamo più spazio, nè abbiamo intenzione di essere cavie per i vostri bisogni romani. Le ultime parole della Meloni sul presunto commissariamento del petrolio lucano sono la prova provata di quello che da decenni dicono i “quattro comitatini” di renziana memoria: siamo una colonia estrattiva eterodiretta. Roma vuole solo le nostre risorse e noi dobbiamo tacere, sedati e svenduti da una classe dirigente votata per liquidare le nostre risorse scavalcando ogni regola democratica, visto che le elezioni lucane non sono libere, perché viziate da accordi segreti e scambi nascosti.
Bardi e Busciolano sono venuti qui calati dall’alto dell’ala berlusconiana per liquidare le risorse ambientali lucane, petrolio e gas in primis. La Basilicata ha dato troppo, tra fossile, nucleare e rinnovabili selvagge, non possiamo pagare anche le conseguenze della schizofrenia fossile di un presidente del consiglio che in una nazione normale non avrebbe fatto neanche l’amministratore di condominio.”
Potenza, li 11 settembre 2026

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