Una considerazione che il consigliere comunale di Matera Saverio Tarasco (Socialisti e +MATERA) ha fatto, giustamente, dopo aver visto foto e filmati sulla gran mole di alberi sradicati, abbattuti a seguito della tromba d’aria abbattutasi il 2 settembre scorso sul Policoro e dintorni. Quasi una ecatombe. Le cause, eccezionalità dell’evento a parte, perplessità sulla messa a dimora delle piante. E qui occorre rivedere ubicazione, aspetti tecnici e opportunità, ma anche scelta della specie. Tarasco entra nel merito e guarda al Regolamento del verde del Comune di Matera. Tante indicazioni per il futuro, ma per il presente tra ricognizione sul patrimonio arboreo, necessità di rimuovere le piante malate e ripiantumazione c’è tanto da fare. Si ricomincia dalle commissioni…

Gli alberi caduti a Policoro ci dicono qualcosa su come dobbiamo progettare le nostre città.
Prima di tutto, la mia solidarietà e vicinanza ai cittadini, alle famiglie e alle imprese di Policoro colpiti dal violento nubifragio. Le immagini raccontano danni importanti a strutture balneari, abitazioni, strade e attività economiche. Fortunatamente, e questo è ciò che più conta, non ci sono state conseguenze sulle persone.
Guardando però le numerose fotografie degli alberi abbattuti, emerge un elemento che merita, a mio avviso, una riflessione approfondita.
In diversi casi si vedono alberi apparentemente sani, con tronchi robusti e di dimensioni considerevoli, caduti quasi come birilli sotto la forza del vento. In altri casi, invece, gli alberi sembrano aver resistito, riportando magari soltanto la perdita o il danneggiamento di una parte della chioma.
Naturalmente, si tratta esclusivamente di una prima valutazione effettuata sulla base delle immagini e non di una diagnosi sulle cause degli schianti. Per arrivare a conclusioni corrette saranno necessari sopralluoghi e verifiche sul posto.
Tuttavia, le immagini sembrano porre una questione che non possiamo sottovalutare: la possibilità per l’apparato radicale di svilupparsi adeguatamente.
Alcuni degli alberi caduti sembrano essere stati messi a dimora in spazi molto ridotti, con le radici confinate da cordoli, cemento e superfici impermeabili. Altri alberi, invece, sembrano aver avuto a disposizione uno spazio maggiore e un apparato radicale più libero e sviluppato, riuscendo a resistere meglio alla sollecitazione del vento o limitando i danni alla chioma.
Se questa lettura dovesse trovare conferma nelle verifiche sul campo, sarebbe un elemento importante da considerare nella progettazione e nella gestione del verde urbano.
Perché un albero non è semplicemente un tronco da piantare in una buca.
Ha bisogno di spazio per sviluppare le radici, di terreno adeguato, di acqua, di ossigenazione del suolo e di condizioni che consentano all’apparato radicale di svolgere pienamente la propria funzione di ancoraggio e di nutrimento.
E questo tema diventa ancora più importante alla luce di ciò che sta accadendo nelle nostre città.
Le temperature urbane sono sempre più elevate e dobbiamo prepararci a estati caratterizzate da condizioni di calore sempre più difficili. Allo stesso tempo, eventi meteorologici estremi, improvvisi e particolarmente intensi rappresentano una sfida crescente per i nostri territori.
Di fronte a tutto questo non possiamo continuare a progettare le città con gli stessi criteri del passato.
Dobbiamo iniziare a prevedere, dove tecnicamente possibile, pavimentazioni permeabili e drenanti, suoli che possano “respirare”, maggiore disponibilità di terreno per le alberature e soprattutto corrette tecniche di messa a dimora, capaci di garantire alle radici lo spazio necessario per svilupparsi.
Significa progettare il verde urbano non come un elemento decorativo, ma come una vera e propria infrastruttura verde, fondamentale per la qualità della vita, per la mitigazione delle temperature, per la gestione delle acque meteoriche e, non meno importante, per la sicurezza.
Anche la scelta delle specie, la dimensione degli spazi di impianto, la qualità del terreno, la gestione dell’apparato radicale e le tecniche di manutenzione devono diventare parte integrante della progettazione urbana.
La sicurezza dei cittadini passa anche dalla salute e dalla corretta progettazione degli alberi.
Ma una cosa è già chiara: obbiamo imparare anche da questi eventi.

E a Matera, peraltro, gli strumenti per farlo già esistono.
Mi auguro che quanto previsto dal Piano e dal Regolamento del Verde del Comune di Matera trovi piena e concreta applicazione anche nella futura pianificazione urbanistica e, soprattutto, nella progettazione e realizzazione degli interventi.
Gli articoli 36, 37, 38 e 39 del Regolamento contengono già indicazioni importanti per la corretta messa a dimora delle alberature e per garantire loro condizioni adeguate di sviluppo.
Non si tratta semplicemente di piantare più alberi.
Si tratta di piantarli bene, nel posto giusto, con lo spazio giusto e con le condizioni necessarie affinché possano crescere, vivere a lungo e svolgere pienamente la loro funzione.
Perché quando piantiamo un albero dobbiamo pensare non soltanto a come sarà domani, ma a come sarà tra dieci, venti o trent’anni.
E perché una città più verde non è soltanto una città più bella.
È una città più fresca, più resiliente, più sostenibile e, soprattutto, più sicura.
@inprimopiano
Socialisti e +MATERA
