mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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Antenne libere in città. Che leggi e che paradossi…

La proliferazione di antenne di trasmissione, ricezione o di altri usi, dalla telefonia a una filiera di servizi dei quali abbiamo perso conto e cognizione, è un problema da sempre con la continua serie di proteste che hanno coinvolto negli anni rione Agna, di via delle Nazioni Unite e via Dante (parco centrale), di Piccianello due volte (stadio ed edifici privati con disturbi sul ricezione tv e ora in via Gravina con una antenna da collocare in una aiuola spartitraffico. I timori sono sull’inquinamento elettromagnetico, ma i cittadini continuano ad avere le armi spuntate. La nota del Comune spiega perché non ha competenze decisionali e autorizzative sull’argomento e come abbia inutilmente chiesto all’Arpab un parere. Ma l’Agenzia regionale di protezione ambientale ha dovuto rinviare ad altra data, perché oberata di impegni. Inevitabile che committenza e impresa vadano avanti…Domanda in caso di danni alla salute chi paga?

LA NOTA DEL COMUNE

L’Amministrazione comunale, intesa come organo politico, non ha alcuna competenza nei processi decisionali e autorizzativi per l’installazione di nuovi impianti e antenne per la telefonia mobile in città. A chiarirlo è il sindaco, Domenico Bennardi, alla luce delle preoccupazioni espresse da alcuni cittadini residenti, per i lavori in corso nella rotatoria di via Gravina, dove un operatore telefonico sta installando un’antenna. «Tuttavia -spiega il sindaco- mi sono interessato al caso prima che iniziassero i lavori, chiedendo all’Agenzia regionale per la prevenzione dell’ambiente (Arpa), un controllo finalizzato a formalizzare un “Parere preventivo ambientale” sull’impatto elettromagnetico dell’impianto, poiché è in una zona urbana densamente popolata. La richiesta formale a firma del dirigente comunale (con ulteriore sollecito del 20 settembre scorso), è rimasta però senza riscontro perché l’Arpab il 5 ottobre 2023 ci ha fatto sapere che “per sopraggiunta mole di lavoro e grave carenza di personale” non è riuscita ad effettuare i controlli richiesti nei tempi prescritti, facendo formare il silenzio-assenso nonostante una mia telefonata al direttore. Quindi, trascorsi invano i 90 giorni di legge per esprimere il parere, la società interessata ci ha intimato, mediante i suoi legali, di procedere nell’iter autorizzativo. L’Amministrazione chiederà ulteriori accertamenti anche dopo l’installazione, per garantire che siano rispettati i limiti prescritti delle emissioni elettromagnetiche. Nel procedimento preliminare -prosegue il sindaco- sono stati interessati solo gli uffici del verde e dell’urbanistica, che hanno approvato i permessi necessari. Per la parte ambientale, il settore ha prescritto la ripiantumazione della palma rimossa in un’altra area di pertinenza, obbligando la ditta anche alla piantumazione perimetrale di 34 piante di corbezzolo con un’altezza di 1,5 metri, come compensazione estetica e ambientale all’impatto visivo del traliccio. Il settore urbanistica, invece, non ha potuto porre veti perché obbligato a rispettare le disposizioni della legge nazionale in materia. La parte amministrativa -rimarca in conclusione Bennardi- non è stata formalmente interessata del caso, perché non ha competenze se non quella di chiedere un controllo preventivo come ho fatto; né eventualmente ha potere di veto, trattandosi per legge di “opere di urbanizzazione primaria”». Oggi la distanza minima stabilita per legge tra ripetitori di telefonia mobile e abitazioni è di 70 metri, ma la distanza di sicurezza, come indica la norma nazionale va calcolata da chi progetta l’opera, tenendo conto degli “obiettivi di qualità” descritti dalla Legge Quadro. Con il decreto legislativo 198/2002, meglio noto come “Decreto Gasparri”, sono state concesse maggiori libertà nell’installazione di ripetitori di telefonia mobile sul territorio nazionale. Il risultato è stata la proliferazione di antenne, soprattutto nei centri abitati. Il decreto, infatti, considerava i ripetitori come opere di urbanizzazione primaria, esattamente alla stregua di strade, fogne, illuminazione pubblica, rete idrica e del gas ecc. Sempre secondo il decreto Gasparri, le antenne sono compatibili con qualsivoglia destinazione urbanistica, fermo restando che i Comuni possono individuare aree più idonee di altre ad ospitarli.

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Lo staff del Sindaco

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