“Mi preme solo salvare gli animali da riti barbarici, crudeli, inumani, arretrati“. Brigitte Bardot, la rimpiangiamo. Quale arte più retrograda dei fuochi di fine anno?
Nel tunnel ad aria aperta del divertimento, si consumano rituali “distruttivi, autocelebrativi, apotropaici”. (Così abbiamo protestato nella parte I della nostra ricerca).
Con enorme spesa e spreco di materiali.
Que reste-t-il: dopo le feste scintillanti ricordi, ma anche molta spazzatura sparsa – una ipoteca sul futuro della salute umana e dell’ambiente. Nel nostro Paese, non risulta a mio sapere che la scienza si sia presa la briga di ricercare i loro effetti sulla salute pubblica.
Non a caso a Roma, dopo le stragi di STORNI delle notti di san Silvestro negli anni 2000 e 2001, si ricorse agli scenari più improbabili.
A chiarire l’arcano intervenne quindi lo statement della Lega italiana protezione uccelli (Lipu): “nell’avifauna selvatica lo scoppio dei botti causa danni inimmaginabili.
Causa uno spavento tale che può provocare la morte per infarto o li induce a fuggire dai dormitori costituiti da alberi e siepi e a volare al buio alla cieca anche per chilometri, andando a morire addosso a qualche muro o cavo elettrico”. Proprio così: alle prime detonazioni, le “CREATURE ALLEVATE DAL VENTO“, prese dal terrore, si fanno piccole, abbassano capo e orecchie, e si danno a una fuga disordinata.
Particolarmente a rischio sono gli uccelli gregari, come gli storni, che volano in grandi stormi con volo armonizzato al millimetro, che diventa caotico in questi casi.
Diversamente dal Bel(?)paese, nella vicina Svizzera già nel 1989 il parlamento si era occupato su base scientifica della questione.
Il deputato Hafner Rudolf dei verdi liberali dimostrò che i fuochi spandono nell’ambiente un sale dell’acido PERCLORICO, adoperato nelle miscele pirotecniche per via del loro potere ossidante. Sono sali altamente solubili in piogge, nebbie e brine, e nelle acque di superficie. Raggiungono facilmente il mare e le falde acquifere, e vengono eventualmente ingeriti da animali e uomini.
Possono causare rilevanti deficit nello SVILUPPO NEURONALE di lattanti e bambini, anche a basse concentrazioni, perché inibiscono nella tiroide la fissazione dello iodio di cui essa necessita.
Analogamente, negli adulti possono nuocere alla regolazione del metabolismo con turbamento dell’apparato endocrino.
A voler essere minimalisti, vanno almeno presi provvedimenti per ridurre l’esposizione pubblica ai fuochi d’artificio e ricercare un mix di sostanze meno inquinanti;
allertare la cittadinanza circa i rischi che comportano per la qualità dell’aria.
E fare previsioni sull’occorrenza dei venti e su dove posizionarsi in tali frangenti.
La stampa francese (fonte: Reporterre, 17-7-2021) riporta anch’essa disastri, quale conseguenza delle grandiose festività del 14 luglio.
Evidentemente, la rivoluzione francese era stata una palingenesi per il sistema sociale, ma (col senno di poi) tutt’altro che una panacea riguardo al rapporto tra uomo e ambiente.

Ad esempio, nel 2019 a fare le spese dell’orgoglio celebrativo della Grande Nation furono le sterne, altrimenti dette rondini di mare, che nidificano sugli isolotti della Loira.
Le coppie adulte abbandonarono i nidi per lo spavento.
I pulcini (e anche le uova), abbandonati a sé stessi andarono in ipotermia, furono predati, o annegarono nelle acque del fiume.
Come da copione incendiario, in questi casi: volatili, pesci e insetti vengono intossicati dal fosforo e dai metalli pesanti (stronzio, bario, piombo).
Senza contare i residui della polvere pirica, le polveri sottili, ed i detriti di plastica e cartone sparpagliati nell’ambiente.
Ed in inverno per le specie in letargo il risveglio è letale.
Sono anche queste le cose che mandavano in bestia BB, venuta a mancare proprio oggi – donna evoluta prima che sofisticata attrice.
Ma una RIDUZIONE DEL DANNO è possibile.
L’artificiere David Proteau: (dopo tale ecocidio) “ho cambiato il modo di accendere i miei fuochi d’artificio: aumentandoli un po’ alla volta di frequenza e intensità, gli uccelli si sono assuefatti alla turbativa acustica e luminosa. Come per i temporali, che non arrivano di punto in bianco, ma si annunciano a gradi. Da allora non vi è più stata strage di uccelli sulla Loira“.
Altra lodevole alternativa: adoperare per i fuochi del riso agglutinante, come a Shanghai ed in altre città asiatiche.
E se veramente -vogliamo sperare – AI può fare miracoli, e produrre spettacoli a costo zero per l’ambiente, affrancandoci dalle manie incendiarie? “Incendio: il più antico nemico dell’uomo, insaziabile, privo di rimorsi, inestinguibile“. (I Simpson, quarta stagione)

La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue.
Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore.
Con tutta l’ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: “Meglio che lavorare”.
Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni.
Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento.
La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci.
Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
Brigitte Bardot aveva ragione: i fuochi d’artificio sono riti barbarici che massacrano uccelli, inquinano falde e avvelenano l’aria con perclorati e metalli pesanti. Storni in fuga cieca, sterne abbandonate, bambini a rischio neuroni e noi a celebrare? Riduciamo il danno: droni luminosi, AI per spettacoli virtuali, o fuochi graduali come insegna l’artificiere Proteau. O meglio, aboliamoli. Il vero botto è salvare il mondo, non distruggerlo. Ovviamente il mio pensiero è solo una mosca che ronza sul vetro del baratro.