Le migrazioni di cui sono piene le cronache dei nostri giorni,  in realtà sono un fenomeno antico, come sappiamo benissimo (ma tendiamo a dimenticarcelo) noi italiani ed in particolare noi gente del sud.

L’America (come genericamente veniva definito tutto il continente al di là dell’Atlantico) è stata una delle prime mete di vere e proprie emigrazioni bibliche, con quelle navi super affollate di cui ogni tanto emerge qualche foto ingiallita sui social e che tanto drammaticamente somigliano ai barconi di disperati super affollati che spesso affondano nel nostro Mediterraneo.

Chissà su quale di quei bastimenti si sarà imbarcato Domenico Farella (classe 1898) quando da San Mauro Forte decise “….per non morire di andare in America“, come canta De Gregori nel suo delicato Titanic.

Di sicuro c’è che in questi giorni, esattamente giovedì 5 ottobre, dopo il salto di una generazione, due suoi nipoti Alfred Farella -procuratore e giudice- (accompagnato dalla moglie Jean Farella – infermiera professionale) e Steven Farella -agente pubblicitario -(insieme alla fidanzata Beth Press ex agente pubblicitaria) sono giunti dagli Stati Uniti a San Mauro Forte alla ricerca di una traccia di questo loro antenato, di una conferma del suo essere vissuto in questo piccolo comune lucano e, magari chissà, con la segreta speranza di trovare persino qualche parente ancora in vita.

Giunti in mattinata nel paese di campanacci, la loro prima tappa è stata doverosamente all’Ufficio Anagrafe dove è stata accertata la effettiva residenza di Domenico Farella in questa comunità, esattamente nell’attuale C.so Giacinto Magnante (ex Via Sant’Antimo 42).

Successivamente gli ospiti sono stati ricevuti dall’amministrazione cittadina (presenti il Sindaco Francesco Diluca, la Vice sindaco Valeria Bruno, l’assessore Angelo Tricarico e il consigliere Leonardo Dirago) che si è impegnata direttamente per rendere gradevole la permanenza degli ospiti di oltre oceano nella comunità sanmaurese.

Infatti, a far da cicerone per il successivo tour turistico nell’abitato è stato proprio l’assessore Angelo Tricarico, coadiuvato dalla guida turistica ed interprete Giuseppe Giordano, artefice dei contatti iniziali e che ha organizzato da Bari la “spedizione” lucana delle due famiglie statunitensi.

Così i visitatori statunitensi sono stati accompagnati presso la sede del laboratorio di lavorazione dei tartufi di Michele Viggiani e presso la macelleria di Giuseppe Bruno, per assistere alle fasi di trasformazione del prezioso tubero prima e della carne in golosi salumi dopo. Non mancando, in ambedue i casi, di gustare la bontà del prodotto finale.

Una anticipazione della degustazione più completa ed articolata dei prodotti locali che è poi avvenuta presso la Cantina del Maratoneta dove è stato consumato il pranzo.

Nel pomeriggio le due famiglie sono state accompagnate a visitare la chiesa del Monastero, il Museo multimediale del Palazzo Bitonti, quindi la Chiesa Madre e la Torre medievale.

In serata, infine, gli ospiti sono ripartiti alla volta di Matera per il giusto riposo notturno e ricaricarsi per una ulteriore tappa della loro ricerca delle radici perdute, dei propri avi.

Infatti, la mattina seguente avevano in agenda una ulteriore incursione nel cuore della collina materana. Esattamente a Stigliano ed Aliano, paesi di origine di altri familiari.

L’augurio è che lì trovino ancora qualche parente da riabbracciare. Sarebbe un bell’epilogo.