La parola che caratterizza il terzo millennio è sicuramente “Innovazione”.

Innovazione che, come recita l’enciclopedia libera di Wikipedia (che, a proposito di innovazione, ha oggi soppiantato il classico Zingarelli) “è un’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo migliorando quindi il tenore di vita dell’uomo”.

Innovazione, dunque, come cambiamentoche generaprogresso umano da non confondere, come spesso accade, con tutto ciò che è legato allo sviluppo di nuovi prodotti. Innovazione, infatti, è un concetto molto più ampio e molto più complesso. E’ un fatto che cambia la vita, che modifica le abitudini, che cuce un nuovo abito mentale. Così come ha cambiato i comportamenti di quelli che, da un certo momento in poi, si sono coperti con il piumone al posto della coperta di lana, o di quelli che, dovendo telefonare per strada, hanno usato il cellulare invece di cercare una cabina telefonica, solo per citare alcuni esempi. Ma chi può, essere considerato innovatore? Intanto chi ha fantasia, creatività ma altrettanta “praticità”. Perché è di questo che abbiamo bisogno nella frenetica quotidianità. Innovare significa pensare per primi, sperimentare, sdoganare, testare e…. facilitare.

Autentico innovatore, dunque, non è solo colui che ha le idee o possiede le tecniche, ma chi le traduce in fatti concreti e utili e soprattutto le diffonde – e quindi in un certo senso le comunica. Ma come si comunica l’innovazione?

E come l’innovazione ha cambiato il mondo della comunicazione?

La comunicazione dell’innovazione non è separabile dall’innovazione stessa, ma anzi ne rappresenta un aspetto assolutamente costitutivo.

Uno scenario come quello attuale, caratterizzato dallo straordinario sviluppo della tecnologia digitale e dalle trasformazioni in tutta la società, ha determinato obiettivi e prassi completamente nuovi rispetto al recente passato.

Il più delle volte ci si sofferma sull’importanza, quando si comunica un messaggio, della velocità, dell’arrivare prima. I manuali di strategia comunicativa ci hanno sempre raccomandato di essere i primi a lanciare un nuovo prodotto, per pubblicizzare un evento, per consolidare una presenza sul mercato o un brand. Ma non sempre essere “first mover” è la strategia migliore. Quando si devono cambiare le abitudini dei consumatori occorre soprattutto essere efficaci e spiegare chiaramente le nuove opportunità, talvolta sapendo persino di andare contro credenze consolidate. La paura del “nuovo”, infatti, è molto presente nella gente. L’uomo è abitudinario e guarda sempre con sospetto i cambiamenti, soprattutto quelli complessi. E poi con il termine “innovazione” si definisce, spesso, tutto e niente confondendolo, magari, con “creatività”. I due termini, invece sono tutt’altro che simili; rappresentano, piuttosto una sommatoria che reca in sé valore aggiunto.

Per queste ragioni, la comunicazione è costretta, oggi a vivere una nuova primavera; modellandosi ai nuovi mercati, esigenze e tecnologie.

Comunicare con le tradizionali tecniche, oggi, non basta più. Occorre innovarsi perché la mancanza di modernizzazione è oggi il fattore che determina maggiormente la perdita di competitività.

E non basta neanche essere solo innovativi, bisogna anche comunicarlo in maniera efficace. Per questo è indispensabile che, chi comunica, deve avere necessariamente uno sguardo complessivo, trasversale, sensibile alle trasformazioni e agli umori della società che costituisce il mercato di riferimento. L’innovazione è dunque un processo complessivo, in cui la comunicazione, diviene sempre più una risorsa strategica attraverso un linguaggio adeguato, articolato, comprensibile, che si modelli attraverso le tecnologie disponibili e faccia fronte alla domanda interpretativa che arriva dalla società.

A questo sforzo va aggiunta una scelta di metodo che porti la comunicazione ad essere innovativa non solo nei contenuti, nel linguaggio e negli strumenti utilizzati ma anche nei procedimenti. In questo caso la tecnologia, ovvero la possibilità di operare in un ambiente digitale che permetta il sovrapporsi dei linguaggi, dei formati e dei media, può contribuire a rendere la comunicazione pertinente ad una realtà così fluida e complessa. Occorre riformulare la comunicazione dell’innovazione. Rivederla costantemente. Occorre giungere a costruire una vera e propria cultura dell’innovazione.