Giancarlo Antognoni, Daniel Batistuta , Christian Riganò i ‘campioni’ di sempre che Carlo Miccio scrittore e tifoso viola vorrebbe vedere in campo per salvare una annata finora con poche soddisfazioni,con tante aspettative deluse per una squadra che ha perso competitività e con una dirigenza, in primis il presidente Diego Della Valle, sotto accusa. ” Prima se ne va- commenta lapidario Miccio – e meglio sarà. Si ha bisogno di voltare pagina”. Frase fatta ma l’amarezza c’è tutto a margine di una serata piena di soddisfazioni, a Matera per la presentazione a del libro ” La Trappola del fuorigioco” al centro integrato polivalente del rione Serra Rifusa. ” Una realtà -ha detto – che mi ha colpito. Si fanno cose valide e interessanti. Un modello davvero”. Ma il discorso ritorna ai gigliati, alla sua Fiorentina, ai fasti del passato ( Medici a parte) che cozzano con l’amara realtà del presente con la squadra a sette punti e in una zona di attesa. A primavera fioriranno i gigli della riscossa? La fede viola, comunque, è una certezza.” Siamo delle eccezioni… Ci vantiamo della superiorità morale-dice Miccio Ci facciamo forti delle sconfitte. Siamo dei buoni incassatori e facciamo, purtroppo, divertire i tifosi di altre squadre. Quest’anno la vedo durissima. L’obiettivo è la salvezza. Io,poi, sono un pessimista sempre…nella vita, in genere. Cerco sempre di abbassare l’obiettivo. Non credo proprio che la Fiorentina possa fare meglio dell’anno scorso”. Pessimista? Ma come si concerta con il viola della passione che Carlo Miccio, porta addosso ed esibisce con fierezza? ”Certo- commenta- Viola colore della passione che fa intensità e del resto non siamo a strisce, siamo fatti come la maglia tutti d’un pezzo”. Come la succulenta fiorentina, la ”bisteccona” di carne chianina imparentata con la nostra appeninica ”podolica”. Gemellaggio a tavola con i viola locali, come Piero Quarto e Francesco Scolletta che sono viola tutti d’un pezzo. ” C’è solo da essere orgogliosi di Firenze e della Fiorentina- aggiunge Carlo. Del resto non ci odia nessuno, forse i pisani. Però non facciamo mai danni, non vinciamo mai per grandi obiettivi. Abbiamo una bella maglietta e una bella città. Alla fine siamo simpatici a tutti”. Non può mancare, alla fine di questa breve chiacchierata, un saluto ai tifosi viola della città dei Sassi. ” E’ una vita sportiva durissima la nostra e sono dalla parte vostra. Si soffre…anche a Latina dove vivo è dura. Alè viola, sempre”. Sentiamo echeggiare altre incitazioni di questo tipo e Carlo Miccio dopo ”La Trappola del fuorigioco” ha in mente di tirar fuori un altro lavoro calcistico, dedicato a un campione viola sfortunato, quel Bruno Beatrice, morto a 39 anni di leucemia forse a causa di una continua esposizione ai raggi X. ”Si- ci dice , salutandoci- su quella storia c’è da scrivere”. Alè viola.