Scandalizzati e offesi, tutti protestano per le vignette satiriche di Charlie Hebdo sul terremoto all’italiana.

Lasagne e rigatoni, in quella vignetta, alludono esplicitamente all’inveterata tradizione italica secondo la quale col terremoto “se magnaaaaa!

Dai processi penali a certi furbetti è emerso che, al verificarsi del terremoto all’Aquila, dei farabutti vicini alla protezione civile ridevano e si fregavano le mani legandosi il tovagliolo al collo pronti a sedersi alla imbandita tavola della ricostruzione. E la “qualità” delle new towns si è vista ben presto dalle foto dei balconi penzoloni e dei soffitti sfondati. Dell’esito di quei processi penali, invece, non si è saputo più nulla, come al solito, nella silente attesa delle prescritte prescrizioni.

L’immane disastro del terremoto campano e lucano del 1980 ha consentito un magna-magna immenso dando l’avvio da un lato alla intesa stato-mafia dopo la liberazione di Ciro Cirillo sequestrato dalle BR, e dall’altro all’assalto alle casse dello Stato che si approvvigionava di liquidità emettendo BOT e BTP con tassi sino al 19%, creando in breve tempo quell’immane debito pubblico che proprio da allora cominciò a lievitare anno dopo anno sino a raggiungere gli attuali valori che oggi ci opprimono.

Incominciò allora il degrado della nostra Italia: le stragi di Stato e il delitto Moro e l’avvento di Craxi riuscirono a fermare la alternativa onesta di Berlinguer e del suo partito; la distribuzione di denari pubblici, per il terremoto e per ogni altra necessità, valse a comprare il consenso in larghi strati della popolazione mentre la mafia prendeva posto oltre che nel Paese reale, anche nei governi e in delicati ministeri infiltrando propri uomini nella DC e in altri partiti di governo e sino a entrarvi apertamente con i governi berlusconiani, subito dopo le nuove stragi questa volta firmate in proprio e non più da prestanome brigatisti rosso-neri.

 Coi “soldi del terremoto” ’80 – legge 219 – magnò la camorra, ma magnarono in tantissimi, dai geometri progettisti ai muratori ai funzionari dello stato ai privati cittadini che, nel grande inciucio, da un piccolo danno, nella omertà di massa di quei giorni, trassero ampliamenti edilizi e ristrutturazioni gli uni, parcelle milionarie gli altri e laute mance quegli altri ancora. Si parla di un costo per l’erario di migliaia di miliardi di lire, e a distanza di 36 anni ci sono ancora cantieri aperti e somme da assegnare.

Si imparò allora a calcolare che se il contributo statale per una data opera o per una certa impresa da avviare è, chessò, del cinquanta per cento, è d’uopo fatturare il doppio così da ottenere che il contributo copra l’intero investimento. Falsificazioni di massa che coinvolgono italiani comuni, non solo la mafia, in operazioni che corrompono il livello globale di moralità di un paese intero, sfumando moltissimo se non annullando la differenza fra onesti e non onesti, in una notte scura dove tutte le vacche sono nere e in fondo se magna un po’ tutti (questa è la democrazia diffusa, no?), mentre quelli che non riescono a magnare strillano “io non ho avuto niente dalla politica!!

Questi irriverenti vignettisti hanno sfottuto l’Italia su uno dei suoi vizi più radicati e diffusi a tutti i livelli: la lagna e il magna magna che fa rima con lasagna.

Sulla tragedia delle migliaia di morti innocenti di tutti i terremoti – quando la morte è solo il danno più esecrabile a fronte dell’immenso dolore che un sisma comporta nella coscienza di popolazioni intere la cui vita è sconvolta per sempre – ci sta in Italia chi, cinicamente, si arricchisce e va in televisione – italiani ministri e giornalisti porta a porta – a gongolare per l’imminente aumento del PIL.

Sulla pelle dei morti.

Non dobbiamo sentirci offesi da una vignetta.

Dobbiamo sentirci offesi dalle pratiche pessime che ormai caratterizzano il nostro paese sino a esserne la carta di identità.

Dobbiamo sentirci offesi dalla nostra incapacità collettiva di cambiare questo stato di cose, dalla nostra stessa rassegnazione.