E pensare che quando, tantissimi anni fa, il mio alter ego cominciò a ripetere che aveva stabilito di voler vivere 114 anni (ed io con lui), ho sempre pensato ad una boutade con cui convivere.
Sebbene, in fondo in fondo, non mi dispiacesse poi tanto quel darsi un obiettivo così ambizioso e scaramantico su cui impegnarsi (uno ci prova, poi mica dipende tutto da te), un orizzonte entro il quale collocare le proprie piccole e grandi azioni di vita quotidiana. Così giusto per scherzare……..come siamo andati ripetendo agli amici informati di questa “fisima”.

Ma ora, dopo aver letto la notizia diffusa in questi giorni, dobbiamo ammettere che quella “pretesa” di fissare così in avanti il termine del proprio “passaggio su questa terra”, non era poi così tanto campata in aria.

Infatti, come avrete letto in molti, un recente studio pubblicato sulla rivista Nature e condotta dal dipartimento di Genetica dell’Albert Einstein College of Medicine di New York ha registrato che la durata media della vita umana è al massimo di 115 anni, ma che il limite assoluto è di 125 anni.

E non solo,  la stessa ricerca afferma che non è detto non si possa superare tale soglia, sebbene la probabilità sia inferiore a 1 su 10.000.

Per carità, mai esagerare, però  -come si dice- mai mettere limiti alla provvidenza…..

Anche perché qui trattasi di risultati frutti dell’applicazione di un modello matematico sulla base delle informazioni contenute in banche dati come lo Human Mortality Database, quindi, sostanzialmente una mera constatazione del fatto che l’età media di sopravvivenza è aumentata progressivamente nei paesi sviluppati -Francia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, ecc.- dove una l’alimentazione e la ricerca medica consentono da tempo migliori condizioni di vita.

E perché rimangono ancora sostanzialmente inesplorate le potenzialità in tale direzione di quel bagaglio soggettivo di mattoncini (i geni) che sono alla base del nostro organismo e ne determinano vita, morte…e perchè no, persino miracoli, chissà!

Lo studio del ruolo dei geni nella longevità è un campo di azione che potrà riservare sorprese davvero incredibili e attività di ricerca, sulla miriadi di varianti genetiche che complessivamente determinano la vita della specie umana, sono in corso. E non vi alcuna ragione scientifica ostativa per cui tali sforzi non possano avere successo e portare ad ulteriori miglioramenti della longevità.

Nel frattempo, a tale proposito, suggeriamo di leggere/rileggere un nostro precedente articolo sul tema (http://giornalemio.it/salute-e-benessere/i-30-cibi-intelligenti-per-una-vita-piu-lunga-e-in-salute/) che trattava lo studio dei ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologico (IEO) che ha certificato come la “nutri genomica” sia giunta a comprendere come taluni cibi siano in grado di arrivare al nucleo delle nostre cellule, interagendo con il Dna e con le loro molecole, “silenziare” i geni dell’invecchiamento, detti gerontogeni, attivando quelli della longevità.

Al punto che l’IEO ha potuto redigere la lista dei Longevity Smartfood: venti cibi comunissimi come arance rosse, asparagi, cachi, cavoli rossi, ciliegie, cipolle, fragole, frutti di bosco, lattuga, melanzane, mele…che grazie ad alcune delle loro sostanze attivano i geni che allungano la vita, come Sirt, e imbavagliano i geni che ci fanno invecchiare, come Tor.

Buona lunga  vita e buon appetito a tutti……allora!

liotta smartfood