Ne parlano in tanti ma con quella scarsa cultura di impresa, che continua a rappresentare una ”palla al piede” nella crescita e nella ripresa del Mezzogiorno. La scommessa, come ci ricorda il consigliere dello Svimez Vincenzo Viti, è nella volontà e nelle capacità di organizzare e attivare strumenti efficaci, coinvolgere professionalità e realtà che lavorino a un progetto lungimirante di investimenti, in grado di accrescere l’appeal dei territori. Per la verità fu lo stesso Viti, tra le esperienze di amministratore regionale e poi di parlamentare, a tirare fuori uno slogan progetto rimasto nel cassetto che si chiamava ”Jonio-Europa”. Un’idea e un programma concreto che, lo ricordiamo, trovò altre emulazioni di largo respiro in ”Basillicata cuore del Mediterraneo” e in altre accentratrici e devastatrici,per l’economia regionale, sintetizzate in quella di ”Potenza città regione”. Reminiscenze della Prima Repubblica…e con le conseguenze che sappiamo.Ora siamo al decreto “Resto nel Sud” sul quale si nutrono speranze e perplessità sul piano attuativo e sulle effettive capacità di fare sistema e con una classe politica, attualmente, tutta presa dal posizionamento elettorale. Evitiamo gli slogan, le illusioni e si costruisca qualcosa di valido. Dipende dalla voglia di fare e dalla cultura del fare, coinvolgendo esperienze e giovani professionalità. La Basilicata investa in questa direzione e con un segnale, auspicabile, di discontinuità rispetto al passato senza ”meaa culpa” sugli errori commessi e con una convegnistica ricorrente e autoreferenziale che non entra nel merito delle cose da fare. L’intervento del consigliere Viti è un contributo a ripartire sui binari giusti, anche se la questione della ferrovia (aldilà degli stanziamenti per la Matera- Ferrandina) attende la presentazione di un progetto. Ma di questo continueremo a parlare nei prossimi mesi e non solo in campagna elettorale.

Con il decreto “Resto nel Sud”, il governo integra ed indirizza una serie di provvidenze a sostegno delle economie meridionali (una pelle di leopardo tuttora da rassodare virtuosamente).

Il Ministro De Vincenti conferma perciò le dichiarazioni rese qualche giorno  fa a Matera :velocizzazione degli investimenti pubblici e privati, sportello per gli interventi integrati nel  Mezzogiorno, sostegno a progetti imprenditoriali ( anche quelli mirati al recupero di aree incolte; antica proposta della Regione Basilicata, formula del 2009 che finalmente riceve una replica favorevole).

Il Decreto definisce sopratutto la cornice normativa per le ZES, ambiti disciplinari che verranno riconosciuti a seguito della pronuncia della Unione Europea e mediante la individuazione affidata alle  singole Regioni sulla base delle loro aree portuali e retroportuali.  Esse potranno così godere di procedure amministrative semplificate di accesso alle infrastrutture,da affidare ad un unico soggetto gestore (regola quanto mai opportuna) e di agevolazioni fiscali aggiuntive rispetto al regime ordinario dei crediti d’imposta al Sud per imprese che investono fino a 50 milioni. Mancano nel Decreto sia la proroga del l’iperammortamento sia il sostegno alle industrie energivore. Ma si provvederà, si spera.

Si mette in moto perciò il complesso meccanismo di identificazione delle ZES  : un opportuno ombrello fiscale e finanziario da tempo sostenuto dalla Svimez   ( si leggano le Edizioni ultime dal “Rapporto” e le finestre specifiche aperte su Taranto e Matera( porto e retroporto).

Per il vero, la prima delle scelte Svimez, convalidata da una lettura   geostrategica del sistema logistico meridionale, aveva riguardato Gioia Tauro. Si era andata poi aggiungendo l’opzione napoletana, con Salerno e Bagnoli.

Infine la nostra insistenza sul combinato disposto fra portualità tarantina e retroportualita’ capitaleggiante  di Matera  con il Metapontino tornato ad essere il cuore dell’antico progetto “Ionio Europa” (profezia di tempi andati), si è iscritta fra le ipotesi sostenute dalla Svimez .

Formulazione che oggi, per il riconoscimento del Governo, assume il valore di un impegno e di una concreta prospettiva :  che occorrerà onorare poiché  pretende di essere validata da atti mirati e da procedure rapide.

Chi dovrà proporre la Zes Matera Taranto? Indubbiamente le due Regioni, sempre che si  incontrino in una missione comune, valorizzando le integrazioni  e le affinità esistenti e coinvolgendo le comunità interessate : i due Comuni capoluogo e le due Province. Emiliano e Pittella,  delle cui intenzioni non è lecito dubitare, promuovano le singole istruttorie e le affidino ad una iniziativa coordinata. Infine  la rassegnino al Governo perché la  sottoponga alla UE che dovrà poi riconoscere la Zes e autorizzarla.

Alla Svimez sarebbe possibile, se si ritenesse, chiedere di riempire la cornice  della ZES di contenuti,indirizzi, significati,proiezioni, così da definirne credibilità, sostenibilità e valore. Sarà una istruttiva una prova di interregionalità di “respiro statuale”, più forte delle  insorgenze volontaristiche che dovessero nascere sul terreno delle competizioni fra localismi armati.

Credo sia utile aggiungere che una Zes, se circoscrive il campo del vantaggio fiscale e dell’incentivo alle imprese, è proiettata comunque a concorrere e sviluppare un movimento espansivo. Sopratutto se si correla ad un complesso di misure pensate per accompagnare lo sviluppo dell’intero territorio regionale con  interventi compensativi e alternativi. Infatti alle strategie regionali competera’ di

replicare in termini di visione generale e di obiettivi unificanti.

la Basilicata ,per la sua parte, dovrà ripensarsi dentro un sistema che metta in sicurezza l’ambiente e in pari tempo  riconnetta in un quadro sostenibile le risorse del petrolio e la vocazione delle aree interne, consolidando così la sua funzione di cerniera fra i due distretti metropolitani campano e pugliese.

Infine la Piattaforma logistica agroindustriale, in parte finanziata per un impegno assunto e ribadito dalla Regione Basilicata,  potrà portare valore nel cuore di un distretto meridionale di straordinario interesse produttivo. Essa,fra l’altro, potrebbe trovare le risorse aggiuntive che occorrono al suo completamento proprio nel dispositivo  del Decreto governativo che prevede finanziamenti a sostegno di iniziative imprenditive che investano fino a 50 milioni.

In questo quadro sarà possibile iscrivere la Costa jonica, così come le altre infrastrutture portuali del Sud dentro le rotte della Via della Seta.  Scongiurando che esso venga sorvolato, anzi si ritrovi  pienamente  inserito dentro una vincente e non retorica strategia euromediterranea. L’unica che possa mettere in valore l’intero Paese come risorsa finalmente vissuta come compimento storico e come unità civile.

VINCENZO VITI

Consigliere Svimez