E si è concluso così anche il secondo giro di giostra delle consultazioni del Capo dello Stato nel necessario lavorio, normalissimo in un sistema proporzionale – anche se in molti se ne sono dimenticati, di comporre il puzzle di una maggioranza in grado di esprimere il nuovo governo del Paese.

Al di là delle declamazioni, il maggioritario, per sua regola non restituisce  mai vincitori autosufficienti. Così è stato anche ora.

Il problema è che si è fatta a colpi di maggioranza una legge proporzionale ma si è continuato e si continua  a ragionare come se si fossimo ancora nel maggioritario. Con una difficoltà non indifferente dei protagonisti nella comunicazione con i propri elettori, nelle relazioni con gli altri partiti con cui necessariamente bisogna dialogare.Piaccia o non piaccia. Abbandonando la sindrome dell’inciucio.

Con un supplemento di lavoro per Mattarella che, con le dichiarazioni al termine del primo turno di consultazioni, ha assunto i toni pedagogici di una vera e propria lezione comportamentale nel proporzionale impartita ai leader di partito appena usciti dal suo studio.

Una difficoltà che è aggravata da numerosi equivoci disseminati sul terreno di gioco.

Il primo è la finta alleanza del centro-destra che si è proposto agli elettori con tre aspiranti primi ministro e tre programmi diversi. Che si è infatti presentato in ordine sparso al primo turno delle consultazioni ed ora che, forzatamente si è palesato “unito” al secondo giro, si è immediatamente ri-divaricato in diretta, dinanzi alle telecamere con lo show di Berlusconi (prima, durante e dopo la dichiarazione di Salvini) certamente non concordato e che ha irritato non poco i suoi due giovani alleati.

Un altro è quel reclamare da parte di Dimaio di una sorta di diritto di prelazione per l’incarico di formare il governo per il sol fatto di aver preso più voti degli altri partiti e di pretendere, addirittura, che altri lo appoggino accettando a scatola chiusa programma e ministri già annunciati in campagna elettorale. Dimenticando che quel 32% non è il 51%, magari agognato ma non ottenuto, che gli italiani non gli hanno voluto attribuire. Ergo, bisogna convertirsi alla necessità coalizionale -abbassando i toni- se si vuole davvero governare. E magari mettere nel conto di potere anche non essere l’incaricato primo ministro, oltre che assumere anche punti di programma di chi dovrà essergli alleato.

Per non parlare di quello discendente dalla stucchevole affermazione, ripetuta come un disco incantato, dai dirigenti del PD (linea imposta dal dimissionario Renzi che tiene ancora le redini nell’ombra): “gli elettori ci hanno messo all’opposizione ” (Graziano Delrio). Ma perchè, chi ha votato PD lo ha fatto per mandarlo all’opposizione? Quando mai. Piuttosto, quelli che non li hanno votati più è perchè hanno bocciato le scelte di governo sin qui fatte. Cosa che dovrebbe spingere ad una profonda autocritica e cambiamento di strada. Invece che recriminare e continuare ad accusare gli altri di incapacità a dare soluzione alla crisi, come se questa legge elettorale  e le conseguenti difficoltà a costruire una maggioranza di governo non fosse “demerito” proprio.

Ora diciamolo chiaro -può non piacere- ma la maggioranza più nitidamente coerente con l’esito elettorale sarebbe quella di Dimaio-Salvini. L’unica che converrebbe ad ambedue per provare insieme a realizzare le promesse forti fatte agli elettori, senza avere zavorre che altrimenti lo impedirebbero.

Anche perchè a nessuno dei due (aldilà di quanto affermato tatticamente) converrebbe che l’altro rimanesse all’opposizione di un governo necessariamente condizionato dal “vecchio” poco incline a quei cambiamenti annunciati.

E allora? Occorre buttare a mare le zavorre. La zavorra Berlusconi per Salvini che è l’unica ad impedirgli quell’alleanza che è già nei fatti delle scelte sin qui fatte nelle cariche istituzionali e parlamentari. Lo sanno bene, specie Salvini. Non è  ancora accaduto, ma presumibilmente accadrà, soprattutto se il Cavaliere non farà un passo indietro o di lato che sia.

Un’altra zavorra di questa fase politica è costituita, per il PD, da Renzi che, lungi dall’aver preso atto del disastro elettorale a cui lo ha portato, è tutt’ora impegnato a condizionarlo pesantemente con i suoi fedelissimi. Gli si è attaccato alle gambe per tirarlo ancora più giù, immobilizzarlo, impedirgli di fare una spietata critica al suo operato ed inchiodandolo  ad un ruolo sterile. Di mero sottolineatore -tirandosene fuori- delle presunte difficoltà dei vincitori che non si manca occasione di dipingere come incapaci, a sole poche settimane da un voto così devastante, di fare una maggioranza di governo.

E nel mentre il teatrino della politica, palesemente in difficoltà, a gestire il nuovo scenario su cui cominciano a pesare persino venti di guerra nel cortile del Paese ci hanno pensato un paio di straordinari artisti della street-art a sintetizzare con maestria la cronaca politica di queste consultazioni.

Pochi giorni fa era uscito sui muri di Roma il murales opera di Tvboy con l’appassionato bacio tra Matteo e Luigi, a dimostrazione della diffusa percezione per il palese ed inevitabile innamoramento scoppiato tra i due giovani leader vittoriosi e del probabile, inevitabile, matrimonio che si stà apparecchiando.

Ed ecco che ieri mattina, nuovamente sui muri della Capitale, la street art è tornata ad interpretare a modo suo l’ulteriore fase di questo matrimonio che qualcuno si ostina, manzonianamente a dire che: “non s’ha da fare, né domani, né mai“.

Un nuovo quadro caravaggesco a firma di Sirante che rappresenta i due innamorati intenti a beffare, in pieno accordo, l’ostacolo al coronamento del loro contratto di matrimonio.  Un vero e proprio quadro con tanto di cornice, appeso a due passi dal Quirinale, dal titolo “I bari” in cui sono ritratti i tre uomini politici (Salvini, Dimaio e Berlusconi) in abiti d’epoca mentre giocano a carte, con i due giovani intenti a far perdere l’anziano giocatore. La stessa descrizione apposta, diligentemente -come in una galleria d’arte- accanto al dipinto, infatti, recita:  “Il quadro rappresenta una truffa. Un anziano ‘ingenuo’ sta giocando a carte con un suo oppositore il quale in complotto con un suo avversario trucca il gioco della politica. Questa scena, così teatrale, descrittiva e realistica contiene un monito morale, una condanna del malcostume, in particolare delle strategie dei politici”.

Peccato che anche quest’opera, nonostante vi siano tante buche e tante brutture di cui occuparsi,  sia  stata immediatamente rimossa con contestuale allertamento -senza avvertire il minimo senso del ridicolo-  dell’Ufficio decoro del Comune.

Insomma, della serie noi italiani non ci facciamo mancare proprio niente. Nemmeno un governo…. stiano tranquilli i pessimisti.