Franco Vespe prima o poi sarebbe spedito, a pedate, come volontario a ripopolare a Marte così per toglierselo davanti qualche anno luce, in modo che non parli più a ruota libera e ritrovi quel centro di gravità permanente, perso da quando gli hanno rimediato un ”gps” di seconda mano su ebay. Disquisizioni a parte l’astronomo pluridecorato del centro di geodesia spaziale di Matera prende il toro per le corna e rispolvera il tema dell’immobilismo e della trasparenza della Fondazione ” Matera- Basilicata 2019”, i limiti e la cappa della regionalizzazione, di mancate scelte intraviste all’orizzonte e poi lasciate al palo fino alla tiepida accoglienza di Mooney che avrebbe voluto realizzare nella Città dei Sassi e del tufo una sua opera e portare a Chicago un po’ di giovani allievi locali. Sciabolate anche sull’Università di Basilicata e sul mancato coinvolgiment di imprenditori e menti eccelse come Bill Gates. Tutte denunce scritte sulla lavagna delle occasioni perse, che – a detta di Vespe- faranno di Matera 2019 poca caso. Vale l’invito del viaggio di sola andata per Marte. Franco, rotaryando rotaryandoo, ci porterebbe un bel po’ di eternauti. Non hanno la patente? E che c’è vo…
LA NOTA DI FRANCO VESPE
Senza tante perifrasi Matera 2019 si sta dimostrando un fallimento totale! La città sta attraendo certamente turisti ma quel salto di qualità che credevamo fosse possibile per fare della nostra città un faro storico culturale internazionale immerso nel Mediterraneo, paradigma di uno sviluppo praticabile e di un riscatto atteso da secoli per il Mezzogiorno, non s’intravvede all’orizzonte. Anzi! L’attenzione nazionale ed internazionale per la nostra città è andata scemando, a parte le ultime fiction che sembrano ri-animare solo un moribondo, e sta dirigendo il suo sguardo verso altre contrade che stanno dimostrando di avere più dinamismo e brio. Basti pensare a ciò che sta fiorendo a Pistoia capitale della cultura italiana per il 2017. La nostra città invece si è intristita e si è fatta attirare in un gorgo depressivo che l’ha ricacciata nel suo atavico provincialismo paleo-clientelare. I privati sono fin troppo commoventi per tutto quello che stanno facendo di caotico e meraviglioso ad un tempo. Manca però una cabina di regia strategica che avrebbe dovuto invece essere diretta dalle istituzioni locali pubbliche ed, in primis, dal comune di Matera. Quali le cause ? Sicuramente l’intervento a gamba tesa del potere regionale alle ultime elezioni comunali ha tolto molta autonomia al governo cittadino che si è fatto imbalsamare, aldilà dell’indubbio prestigio e stima che il sindaco attuale merita, dalla solita atavica viscosità assistenzialistico-clientelare di marca potentina. Questa cosa non è nuova ed è già successa all’indomani della legge 771/86 di risanamento dei Sassi. Si nutrirono grosse attese poi andate deluse per una gestione pecoreccia di quei fondi pur cospicui. Così Matera 2019 si è trasformata in Matera-Basilicata 2019 (Non ci sono precedenti di accostamenti a regioni delle capitali della cultura n.d.r.). L’attuale consiglio comunale è fotocopia riveduta e scorretta dei precedenti, ripiegato com’è a fare bricolage spicciolo, balbettante e capriccioso di aspirazioni e posizionamenti personalissimi dei suoi membri. Ignora nei fatti il valore e la storica chance che è stata data alla nostra città a meno che non ci sia da acquisire e rivendicare quote di potere nella Fondazione Matera 2019 . Dall’altra la Fondazione chiamata a gestire l’evento, si sta facendo imporre dal potere regionale, imponendo essa stessa, famigerati metodi, pratiche e uomini che conosciamo fin troppo bene! Lo stesso cambiamento della titolazione di CEC2019 da Matera a Matera-Basilicata 2019 la dice lunga su come il potere regionale, educato solo alla mera distribuzione di risorse a pioggia sul territorio, con una intensificazione anomala delle “precipitazioni” su quella città di montagna che ormai è vittima di un indegno accanimento terapeutico sprecone. Insomma la Fondazione d Matera sta pagando a caro prezzo questa pervasività gretta e clientelare del potere regionale. Il risultato netto è che la nostra città, che avrebbe dovuto diventare uno stregato hub internazionale culturale di grande attrazione turistica e di investimenti , sta invece perdendo le sue migliori occasioni. Non ultima quella di Mooney venuto qui a Matera a proporre una sua opera da realizzare nella nostra città, resosi disponibile ad ospitare alla sua fondazione di Chicago giovani artisti materani e, invece, accolto tiepidamente. Caro Sindaco chi scrive al posto tuo, invece di ritirarsi sull’Aventino e trasformarsi in brillante conferenziere Rotariano, per arginare la protervia ed il provincialismo sporco, brutto e cattivo del potere regionale, avrei scritto una lettera alla Comunità Europea di rinuncia alla carica di CEC2019, sbattendola sul tavolo degli altri soci della Fondazione per ricattarli biecamente: o fate quello che dice la città di Matera: ovvero l’attuazione del dossier, integrato con le raccomandazioni della Comunità Europea ed i contributi del ricchissimo humus del’associazionismo culturale comprensoriale e regionale che ruota intorno alla nostra città; oppure non se ne fa più nulla e la lettera parte! Avrebbe cercato nuovi finanziatori, sia pubblici che privati, per arginare e ridimensionare (se non proprio sbattere fuori!) la pervasiva Regione Basilicata. Perché non coinvolgere nella Fondazione la Regione Puglia ? Perché non coinvolgere l’Agenzia Spaziale Italiana che qui a Matera ha investito forse più di tutti ed in Regione è stata seconda solo alla Fiat ? Perché non chiedere ai grandi mecenati nazionali ed internazionali (Bill Gates non sarebbe forse corso qui a Matera ? ). Perché non rivolgersi al World Monument Found ? Perché invece abbiamo accettato di farci accerchiare definitivamente da una protesi della Regione come l’UNIBAS che nulla ha dato a Matera (ed alla fondazione!) e molto ha munto da essa (non me ne voglia la stimatissima rettrice!). Fino a 6 mesi fa probabilmente si poteva invertire la rotta. Ora è forse troppo tardi per spiccare il volo da splendido cigno qual è la nostra città. Caro Mario come può uno proporsi alla Fondazione se il clima che si sta vivendo è così dimesso e deprimente?