E alla fine è arrivata la nefasta autorevole conferma del Presidente della Repubblica : in Italia non può essere nominato ministro una  persone sgradita ai mercati, a chi gioca in borsa, a chi fa affari sulla nostra pelle.

Non conta se quel ministro è stato proposto da un Presidente del Consiglio incaricato, in quanto sostenuto dalla maggioranza dei parlamentari eletti dagli italiani.

Non conta che sarebbe stato solo uno dei componenti di una squadra di governo impegnata a realizzare quel programma già noto e sostanzialmente approvato dal Colle e su cui il garante finale  è il Primo Ministro.

No Savona (già ministro nel governo Ciampi -ovvero quello che preparò l’ingresso nell’euro) era innominabile solamente perchè a distanza di tanti anni, proprio grazie alla sua esperienza e competenza, si è cominciato a porre quei dubbi sullo status quo dell’Europa e dell’Euro che hanno la stragrande maggioranza degli Italiani e del resto del continente.

Quindi la persona giusta al posto giusto in un governo che voleva (almeno questa era l’intento legittimo annunciato) interpretare la voglia di cambiamento affidata loro dagli elettori.

Impedirlo è stata una scelta squisitamente politica, e pur con tutto il rispetto dovuto – non sappiamo quanto corretta sotto il profilo costituzionale. Ma se anche lo fosse ha la sgradevolezza del profumo di una censura a libere opinioni ed assunta -cosa assurda- in netto contrasto con la volontà della maggioranza degli italiani.

Il che non pensiamo sia il massimo per chi dovrebbe esserne il custode.

Una decisione che, pertanto, temiamo non porterà bene alla stessa causa che Mattarella dice di voler perorare e che sarà foriera solo di un incanaglimento generale.

Una scivolate, giunta alla fine di un percorso gestito per altro sino a qui in modo impeccabile (come abbiamo già avuto modo di sostenere), che determina instabilità di governo, porta tanta acqua ai nemici della Costituzione (che sarà vista come uno strumento atto a negare la volontà popolare) e aggiunge ulteriore acrimonia contro questa Europa e questo Euro.

Il passo ora annunciato da Mattarella (la nomina di un incaricato premier di sua fiducia – sembra Cottarelli) piaccia o non piaccia sarà percepito come una sfida al Parlamento, una operazione “contro” quella la maggioranza che proprio lì per volontà popolare esiste.

A noi tutto questo pare una cosa devastante, la di là delle intenzioni del Presidente.

Dal governo del cambiamento al cambiamento del governo è stato un attimo….che può però essere fatale per la credibilità democratica.

Anche perchè non può passare il messaggio che trattati e convenzioni internazionali siano le tavole di Mosè e che, pertanto, non possano essere messi in discussione, rinegoziati, riscritti, anche denunciati unilateralmente. Sono cose fatte da uomini che possono aver sbagliato. O no?

E poi, sono o non sono diversi anni e governi italiani di ogni colore che chiedono a gran voce un deciso cambio di rotta, sebbene senza ottenerlo?

Questo potenziale governo fatto abortire sul nascere, nel suo programma cosa chiedeva, in fondo,  di più? E Savona non  doveva applicare solo quello? In caso contrario c’era sempre l’istituto della sfiducia da adoperare.

Ma tant’è ed ora si apre un’altro difficile capitolo in cui avremo, presumibilmente, un governo sfiduciato in partenza ed una campagna elettorale permanente per chissà quanto tempo…..per ritrovarci -dopo un nuovo voto- nella stessa situazione?

Ecco a seguire il testo dell’intervento del Presidente Mattarella:

Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.
Governo, Mattarella: “Svolgo ruolo di garanzia, devo essere attento ai risparmi degli italiani”

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Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.

La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali.
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento.

Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa.”