Non riesco, se non attraverso l’insistente spontanea evocazione dei primi versi di Guido Cavalcanti

“Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,”

a pensare l’unica possibilità di mantenere in vita la potente intuizione dell’Alleanza Popolare per la democrazia e l’uguaglianza: La difesa e l’attuazione della Costituzione come ‘minimo sindacale’, ‘massimo comun divisore’ per tenere assieme le mille e mille forme di attivismo civico e sociale italiano, le infinite competenze critiche, ma anche le intelligenze politiche finalmente consapevoli dei rischi che l’egemonia ordo-liberista comporta agli abitanti di questa Europa; più in generale, ai viventi del nostro mondo.

Facilissima l’analogia: Tomaso, io vorrei che voi (Tomaso Montanari e Anna Falcone), Nicola (Nicola Fratoianni), Roberto (Roberto Speranza), gli antiliberisti, ed io fossimo catturati per magia e messi sulla navicella di mago Merlino (i difensori dei diritti sociali e civili, i difensori della Costituzione più bella del mondo); che con qualunque vento andasse attraverso il mare periglioso; che fosse attenta alla democrazia e alla stessa umanità, secondo il mio ed il vostro desiderio, in modo tale che una burrasca o un altro tipo di cattivo tempo non ci potesse essere di ostacolo; anzi, vivendo sempre secondo un’unica volontà (solidarietà e amicizia), aumentasse la voglia di stare insieme (magari, federando tutti coloro – singoli e organizzati – si battano per l’uguaglianza e la giustizia ).

Mi pare, infatti, che solo un gesto generoso di fiducia al federarsi dei mille soggetti – piccoli e grandi – che nel nostro Paese e in Europa curano il territorio, le persone, il lavoro, la dignità dell’umano e della natura, possa farli assurgere a ‘massa critica’ significativa anche di fronte alle istituzioni oggi governate dall’ordo-liberismo; farli diventare, finalmente, soggetto plurale; possa restituire una speranza di alternativa allo stato di cose presenti; possa convincere la maggioranza disillusa a tornare all’impegno per il cambiamento.

E occorrerebbe farlo in un drammatico passaggio della democrazia italiana: come ripete in questi giorni Anna Falcone – portavoce della costituente Assemblea Popolare: “Questo progetto deve oggi fare i conti con le elezioni, e con l’avanzata di una destra che ha a oggi come unico argine, con tutte le sue ambiguità e contraddizioni, il Movimento 5 stelle. Fino a rendere possibile un Parlamento in cui con una maggioranza di due terzi si può addirittura stravolgere la Costituzione senza passare dal referendum.” Ed è sempre Anna Falcone che apre questo intervento dichiarando: “Penso da sempre, e potrei allegare molte prove al proposito, che il momento peggiore per ricostruire un’idea credibile di sinistra che voglia rimettere radici nella società sia quello elettorale. E questo vale anche per l’esperienza che si è aperta al Brancaccio.”

È questo l’unico argomento che m’ha convinto a non mandare al diavolo anche quest’ennesimo tentativo. Ero e resto convinto che – come scrive Peppino Caldarola – “Renzi, rimasto solo nel suo partito a parte una non rilevante sinistra, riprenderà la strada della Margherita con maggiore aggressività, magari anche grazie alla collaborazione di un partito fantoccio alla Pisapia. La sinistra sarà costretta a stare ferma un giro, invece. In questa sinistra vi sono molte anime radicali, movimentiste, ma anche confraternite di vedove del centro-sinistra e sognatori di un Pd depurato da Renzi con cui riprendere il dialogo. Anche questo amalgama può impazzire.”

Sarebbe necessità uscire dai giochi di palazzo. Stare fermi un giro, quindi, è il contrario del chiamarsi fuori, del rifiuto della politica, tanto meno della lotta e persino delle alleanze. Si sta fermi un giro perché serve tempo sufficiente per cominciare a fare politica nella società. Mi pare, però, che neppure Caldarola colga il rischio, esiziale, che corre la democrazia, la Carta costituzionale stessa, se nel prossimo Parlamento riuscisse a formarsi una maggioranza renzusconiana dei due/terzi!

E se pure si partecipi alle elezioni della prossima primavera, però, guai a noi se ripetessimo l’errore dei “due tempi”: quello a breve elettorale e quello dei tempi più lunghi per costruire il nuovo soggetto politico plurale, che poi diventano calende greche! Non capirebbe nessuno, non l’accetterebbe nessuno!

Lavorare da oggi per una opposizione seria, di popolo e di contenuti, invece, potrà ostacolare le due scelte di governo più probabili dopo le prossime elezioni, cioè quella di destra e quella grillina. La sinistra dovrà intestarsi il loro fallimento ed essere pronta nel passaggio elettorale successivo, che taluni immaginano non lontano, a candidarsi a fare il governo della sinistra con un accordo con altre forze riformatrici. Serve ricominciare da capo, se si vuole raggiungere il risultato di mettere al centro del Paese la questione sociale e quella della democrazia e del potere e per far emergere e dichiarare un soggetto largo in grado di reggere il peso della responsabilità.

Gli occhiuti misticomunicatori politici che hanno commentato il risultato elettorale siciliano, decretano che, in fondo, il nostro è un Paese di destra: “è un paese di destra – si chiede Piero Bevilacqua in un bellissimo articolo di ieri – quello dove si vincono due referendum indetti per salvare la Costituzione, dove in 25 milioni votano per l’acqua pubblica? Il consueto refrain, soprattutto incoraggia a proseguire in una politica che inclina a destra, che si piega agli umori conservatori del Paese per raccogliere i consensi necessari per “vincere” e avere accesso al governo, incuranti dei milioni di italiani – oltre il 50% degli elettori e sarebbe un vero e proprio collasso democratico senza l’illusorio miragggio dei 5stelle – che “restano a casa”, che esprimono a loro modo un’autentica rivolta politica contro il grado di impotenza cui è giunta la nostra democrazia rappresentativa.”

“Sono le elezioni in sé, il rito dell’affidamento delle proprie volontà a un rappresentante, l’oggetto del disincanto, del rifiuto, della rabbiosa negazione della maggioranza dei cittadini; del drammatico svuotamento di questa forma storica di democrazia, incapace non solo di dar loro voce, ma di cambiare un solo frammento della loro vita”.

Non sarà sufficiente avere una giusta posizione sui vari problemi del paese per far prevalere il proprio messaggio elettorale, né oggi né domani! Abbiamo bisogno delle competenze, dei principali protagonisti delle lotte piccole e grandi che attraversano il Paese da Nord a Sud. Con questo immenso e ancora ‘silente’ patrimonio di culture e potenzialità di trasformazione, saremmo in grado di costruire programmi certo, ma soprattutto fiducia , a condizione di riuscire a ‘federare’ attorno agli obbiettivi costituzionali della giustizia e dell’eguaglianza, la massima parte di chi già ci crede, ma è ancora incapace o timoroso di mettere in comune militanza ed esperienze: come conclude nel suo articolo Bevilacqua, “Giusto per non essere sempre a caccia di leader, cristianamente in attesa di salvatori.”