Renzi li chiama ‘’leccaculo’’ e loro fanno finta di nulla, abituati come sono a vendersi o vendere città, territori e progetti al miglior offerente per salire sul predellino e sul carrozzone del vincitore.

Ce ne sono anche in Basilicata e gli ultimi li abbiamo visti nel marzo scorso durante una visita privata che il segretario del Partito democratico aveva fatto, quasi all’improvviso, tra piazza san Pietro Caveoso dove aveva consumato qualcosa e poi alla Fondazione “Matera- Basilicata 2019’’ , insieme a quel Salvatore Nastasi  che il Governo designerà più tardi per Matera 2019. Una designazione che ha  mandato in subbuglio gli opportunisti di progetti, percorsi e incarichi vari.

E così lo pseudo imprenditore istituzionale, con un passato “marchiato’’  di fallimenti,  assegni a vuoto e con un presente da storni a vuoto nell’accoppiata da gatto e la volpe, pronto a districarsi tra bandi al cartoni, concorsi e incarichi a tempo determinato, tours mirabilanti, scartoffie e raccomandazioni da rubagalline. E poi il funzionario di partito pronto a saltare sul cavallo vincente o scendere per salire su un altro più fresco, sciorinando pacchetti di tessere bloccati all’anno che verrà, rappresentanti di realtà associative che in consiglio comunale provano tutte le scarpe e votano “sì’’ per alzata di mano ma con un piede pronto al salto della ciabatta e dello scarpone.

Chi sono? Matteo Renzi li conosce tutti, quelli della Basilicata, per le strette di mano, le pacche sulla spalla e per la miriade di selfies con i referenti principali delle componenti di maggioranza. A rivederli in foto diverse con il presidente, la senatrice, l’assessore o il sindaco qualche dubbio viene fuori: ci sono dei sosia? Macchè erano e restano dei leccaculo.

Questa volta siamo con Renzi, che in una dichiarazione rilasciata nel corso della presentazione del suo libro “Avanti’’, “Li ho visti i leccaculo professionisti, potrei tenere un corso per riconoscerli. Non lo immaginavo, ma la discesa dal carro è un momento spassoso: quelli che prima ti adulavano, smettono di salutarti. Ma è un gioco, e io sto al gioco”.

State attenti, leccaculo di Basilicata, Matteo Renzi ha la memoria buona e poi ha dalla sua l’esperienza di Boy scouts. Qualcuno potrebbe finire legato al palo con tutti i rischi che la cosa comporta, altri a lavar piatti e a servire in tavola nello spaccio del banco, figure che tra i leccaculo di Basilicata ci sono. Del resto li abbiamo visti a frotte salire sul carro del vincitore, affollarsi attorno al leader del pd, fino allo scorso inverno segretario e presidente del consiglio dei ministri, sgomitare per raggiungere il palco del teatro Duni in occasione della firma del Patto Basilicata, intrufolarsi tra il presidente della giunta regionale Marcello Pittella e la senatrice Maria Antezza, per stringere la mano e farsi un selfie. E questo li ha traditi. E’ il caso, caro segretario, di bloccare carriere e promesse. I traditori vanno pagati con la loro stessa moneta. Chi ha tradito una volta è pronto a farlo ancora. Del resto si vendono al miglior offerente. Venduti, altro che “leccaculo’’.

 

LA DICHIARAZIONE DI RENZI

“Li ho visti i leccaculo professionisti, potrei tenere un corso per riconoscerli. Non lo immaginavo, ma la discesa dal carro è un momento spassoso: quelli che prima ti adulavano, smettono di salutarti. Ma è un gioco, e io sto al gioco”. Il segretario del Pd, Matteo Renzi, durante il tour di presentazione del suo ultimo libro, Avanti, parla del prima e del dopo essere stato premier, e soprattutto dell’impatto che questo passaggio ha avuto sulla sua famiglia, nell’intervista di Silvia Nucini su Vanity Fair. Parlando del suo rientro a casa, Renzi sottolinea il merito della moglie: “È stata molto brava Agnese, quando ha deciso che loro non sarebbero venuti a Roma. Io, all’inizio, non ero d’accordo, ma con il senno di poi le do ragione. Stare a Pontassieve ha consentito ai miei figli di vivere una vita normale. E avere, al massimo, solo qualche compagno che li prendeva in giro per il referendum o per la mia pronuncia inglese, ma niente di più”.