A questo punto servono un bagno di umiltà e chiarezza nella Camera del Lavoro di San Mauro Forte (Matera) dove il responsabile sindacale  locale della Cgil,  Antonio Santochirico, guidato a livello nazionale da Susanna Camusso e provinciale da Eustachio Nicoletti,   dovrebbe aver ben chiaro il ruolo di esponente politico di opposizione in consiglio comunale e quello di sindacalista dopo aver contestato in maniera impropria ad altri iscritti, allo stesso sindacato della struttura comunale,  i contenuti di una nota interna su quanto accaduto in occasione della mancata approvazione del bilancio.

Una nota inviata a ogni singolo consigliere, in maniera riservata, alla quale andava risposto in altrettanta maniera. E, invece, il consigliere Antonio Santochirico , nonché coordinatore della Cgil Sanmaurese,  lo ha fatto pubblicamente con una nota che abbiamo letto sul portale Sassilive al link  http://m.sassilive.it/cronaca/politica/santochirico-consigliere-comunale-di-san-mauro-forte-ma chi-comanda-al-comune-di -san-mauroforte/e pubblicato anche su “Il Quotidiano del Sud”.

Padronissimo di farlo. Ma riteniamo che ci sia molta confusione sotto il cielo di San Mauro Forte, come  direbbe il grande timoniere Mao Tze Dong,che invitiamo a leggere,  ma soprattutto nella testa di Antonio Santochirico, già consigliere provinciale, ora semplice consigliere comunale dopo aver mancato in due occasioni  l’obiettivo di farsi elegger Sindaco e di governare la comunità sanmaurese.

Ma Santochirico è tra l’altro sindacalista della CGIL, factotum(?) coordinatore, responsabile ? della Camera del Lavoro locale.

Non ci sembra un mix che possa dare buoni frutti: politica e sindacalismo. Soprattutto se il soggetto non è in grado di interpretare con rigore i due ruoli ed evitare che collidano, come è accaduto.

La prova di quanto ciò sia infelice e dannoso per la CGIL appare evidente in questa  ultima vicenda che vede protagonista Santochirico da consigliere comunale di minoranza sul bilancio 2018.

E’ riuscito a bloccarne (anche per ignavia altrui) il 30 dicembre l’approvazione, con una bufala buttata lì, alla ricerca di un documento (piano opere pubbliche) che non è più un allegato al bilancio da quanto (tre anni fa) è confluito nel DUP, come gli è stato ampiamente spiegato. E se ne è vantato sui media, facendo passare il suo Comune per una manica di incompetenti.

Ora non pago di aver preso una cantonata  se la prende con il responsabile del servizio che ha scritto (non alla stampa ma direttamente ai singoli consiglieri) una nota specifica sull’accaduto. Poteva rispondere con la stessa riservatezza, contestarne il merito se ne avesse avuto gli argomenti…. e invece no.

Ha pensato, per questo, di attaccarlo sugli organi di informazione rinfacciandogli udite-udite di prendere -per quel ruolo di responsabilità a cui viene nominato annualmente- l’indennità contrattualmente prevista.  Pensa forse che non vadano rispettati i contratti di lavoro?

E persino di non aver presenziato alla seduta consiliare, dove non doveva esserci semplicemente perché non gli compete. Si legga Regolamenti e adempimenti sulle sedute consiliari. Ci devono essere l’assessore al ramo e, naturalmente, sindaco e segretario generale .

La cosa assurda che questo lavoratore, come la quasi totalità dei dipendenti di quel Comune, è un iscritto da sempre della CGIL.

Roba da matti, sembra di essere a scherzi a parte oppure alla fiera del “colmo dei colmi”.

Una cosa davvero molto imbarazzante, evidenziamo, per i dirigenti provinciali del sindacato della Camusso che non dovrebbero consentirlo.

Per altro, chi era presente alla seduta non ricorda che “il sindacalista-consigliere” si sia preoccupato di chiedere se in quel bilancio ci fossero le risorse per il nuovo contratto dei lavoratori bloccato da oltre cinque anni. Oppure se c’erano stanziamenti per altre categorie di lavoratori: precari, magari in mobilità. Sarebbe stato logico, no?

Macchè, lui pensava ( e cosi è stato—probabilmente) solo a quel cavillo nella manica, da tirare fuori al fine di bloccare tutto. E vantarsene poi come ha fatto. Non è proprio il massimo da parte di chi è chiamato pur dall’opposizione ad occuparsi del bene pubblico.

Cgil e Politica, e lo abbiamo visto in Regione o al Comune di Matera o con le prese di posizioni delle segreterie territoriale e regionale,  sono due contesti diversi e poi prendersela con i lavoratori della stessa appartenenza della Camera del lavoro è davvero paradossale e contraddittorio.

Ricordare radici e appartenenza è un presupposto per saper far bene politica cominciando con l’avere rispetto, se si viene dalla Cgil, di lavoratori che in quella tessera ci credono e ne rispettano regole e tradizione.

Altri quadri del più grande sindacato italiano dei lavoratori quando sono stati eletti negli enti locali o in Parlamento hanno preferito congelare la loro posizione, per evitare sovrapposizioni e incongruenze comportamentali.

E’ nella storia della Cgil va letta anche quella.