Un fiume senza fine di migranti  da Paesi che fuggono da povertà, guerre e sfruttamento, quello delle Potenze dell’opulenza  e  del mercato globalizzato che hanno fatto fortuna durante e dopo la colonizzazione.. Un flusso silenzioso  di giovani cervelli, migranti dal Mezzogiorno del Bel Paese con trolley e i-pad, sui quali si parla poco che vanno a valorizzare e a potenziare le economie di altre regioni e nazioni. Per Giovanni Santantonio, materano, che abbiamo visto impegnato  sui temi delle risorse come acqua, ambiente, cultura, diritti e principi costituzionali, è questione di ‘’Restituzione’’ di quanto è sottratto sottratto a un territorio, a una comunità, alla memoria dei luoghi e  della gente. E con un invito a riequilibrare la bilancia sociale della storia, tenendo fede a principi etici, comportamentali ed esperienzali come quello del grande timoniere  Mao Tze Tung che invitava a insegnare a pescare  e, aggiungiamo, con la canna da pesca adeguata…diversa se al mare, al lago o al fiume. E se è chiaro il concetto si passa al “cosa” restituire. Giovanni indica la pace prima di tutto e quanto al “come” sottolinea opere di pubblica utilità (i beni comuni) . Suggerimenti anche sull’utilizzo delle risorse da restituire attingendo alle ricchezze, immobilizzate, oggetto di capitalizzazione e di accumulazione, evasione o corruzione come accade nel BelPaese. Un ‘’bussare’’ alle porte giuste come un novello Robin Hood che intende restituire a poveri, sfruttati, quello che è stato indebitamente sottratto. Originale ma lungimirante è,infine, la proposta di Giovanni di istituire un “SERVIZIO CIVILE DELLA LEGALITA” formato da 10 – 20.000 giovani che affianchino le autorità preposte (Agenzia delle entrate, Guardia di Finanza, ecc.) per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale. L’uovo di Colombo? Ma no. Santantonio ha visto giusto per restituire a tanti giovani, e non solo a loro. un pezzo di futuro. Buona lettura e se vi va passaparola, commentate e condividete su blog e pagina Fb giornalemio.it

RESTITUZIONE. Può essere questa la parola chiave per affrontare i problemi dell’oggi e rispondere alle domande che vengono gridate dalla parte più debole delle persone.

Viviamo in un mondo in cui la forbice della disuguaglianza si apre sempre di più.

Generazioni di giovani sfiduciati, precarizzati nel lavoro e nelle relazioni, senza sogni e utopie; anziani che rinunciano a curarsi; riduzione di diritti che sembravano acquisiti per sempre; migranti che fuggono dalle guerre e dalla miseria alla ricerca di un mondo migliore.

Per contro avanzano sempre più le economie virtuali basate sulla compra-vendita del denaro; delocalizzazioni di industrie alla ricerca del massimo profitto; devastazione dell’ambiente e inquinamento della terra, dell’acqua, dell’aria e soprattutto delle menti grazie ai bombardamenti dell’industria pubblicitaria che colpisce sin da bambini (è il secondo fatturato al mondo dopo l’industria della morte, ovvero delle armi); diffusione della paura con conseguente impennata della sua industria (sbarre, grate, antifurti elettrici, elettronici, satellitari e tra non molto aggeggi da mettere sottopelle o ingeriti; ricerca orientata sul consumo, sull’estetica, sull’allungamento della vita e non sulla QUALITA’ DELLA VITA;  corruzione in tutti i gangli del potere.

EBBENE, OCCORE APRIRE LA FASE DELLA RESTITUZIONE

MIGRANTI STRANIERI ED EUROPEI. I media (giornali, televisioni, internet) imperversano con le immagini ed i numeri degli stranieri salvati e approdati sulle nostre coste o morti nel Mediterraneo, ma solo poche righe sugli 850 mila italiani del mezzogiorno costretti a migrare al nord o all’estero negli ultimi anni (350 mila al nord e 500 mila fuori dai confini (la Basilicata ne perde 3000 l’anno).

E’ vero, l’uomo si è sempre mosso in tutte le epoche alla ricerca del SUO LUOGO NEL MONDO, ma nella stragrande maggioranza dei casi l’ha fatto per fuggire dalla miseria e dalla disperazione che non può essere fermata da alcun muro. L’Italia insegna con i suoi 25 milioni di emigrati.

L’Africa l’abbiamo depredata e la stiamo tuttora depredando delle sue ricchezze per ingrassare il nostro benessere o meglio il nostro “BENAVERE”: legnami, petrolio, diamanti e metalli preziosi, ma anche e soprattutto GIOVANI E INTELLIGENZE.  I media globalizzati, a loro volta, provvedono a diffondere consumi delle società opulente. Cosa può pensare una persona che vive ai margini della sussistenza nel vedere la pubblicità di appetitosi cibi per gatti?

Quello che ci fa più paura è la povertà. Sono sicuro che se venissero, come a Malta, migliaia di stranieri ricchi, li accoglieremmo a braccia aperte. Anche nel linguaggio usiamo per i poveri il linguaggio dispregiativo di EXTRACOMUNITARI ma ci guardiamo bene dall’usarlo nei confronti di stranieri provenienti dagli USA, dal Canada e tra poco dal Regno Unito (dopo la brexit).

COSA   RESTITUIRE?

Per i migranti provenienti dalle zone di guerra INNANZITUTTO LA PACE. Le guerre, infatti, se da un lato massacrano milioni di esseri umani, dall’altro generano un immenso giro di profitti per le industrie belliche. Dopo gli Stati Uniti, l’Italia è uno dei maggiori esportatori di strumenti di morte.

RESTITUIRE LA PACE significa bloccare la produzione e l’invio di armi ai regimi corrotti che imperversano nelle aree di guerra. Una volta prosciugate le guerre, occorre che i Paesi responsabili dello sfruttamento dell’Africa, RESTITUISCANO IL MAL TOLTO con opere infrastrutturali, in primis per l’acqua e l’agricoltura; promuovano altresì una RICERCA FINALIZZATA AI BISOGNI VERI DELL’UMANITA’ per sviluppare energie pulite e sostenibili coinvolgendo in primis le stesse popolazioni. Come si diceva un tempo “occorre fornire loro non il pescato ma la canna da pesca”.

Occorre, inoltre, contrastare la tratta degli esseri umani non già creando muri militari a sud del Sahara ma canali umanitari che non facciano differenza tra chi fugge dalle guerre e chi dalla miseria. Sogno che milioni di giovani provenienti da tutto il pianeta offrano le loro competenze per un imponente Piano di Sviluppo Sostenibile dei Paesi a Sud del mondo ed in particolare per l’Africa.

Naturalmente è un processo che deve coinvolgere tutti i Paesi ricchi (in particolare l’Europa ricca e l’America del nord) che si sono arricchite a spese dei più deboli.

SE STAI IN UNA FOLLA L’UNICO MODO DI EMERGERE E’ QUELLO DI SALTARE SULLE SPALLE DEGLI ALTRI.

GIOVANI EUROPEI. E’ il corpo sociale più vivo e bello ma è anche il più sofferente e maltrattato dalle politiche generate dalle attuali classi dirigenti. Un giovane su tre non lavora, ai “fortunati” che lavorano si chiedono sempre maggiori tempi di lavoro e più lunga vita lavorativa adducendo il falso messaggio che “si vive più a lungo”. In realtà alcuni studi stanno dimostrando che si vivrà di meno e che gli attuali centenari sono il frutto di una selezione che ha superato le atrocità di ben due guerre e di una alimentazione scarsa ma sana basata sul rispetto della terra e delle stagioni.

Ma sembra giusto che la ricerca si orienti nell’allungare la vita e non a migliorarne l’esistenza? Che senso ha stirare gli anni e magari nell’autunno della vita assegnare i nostri cari alle cure di badanti (italiane o straniere) che nulla hanno condiviso con la persona affidata? Personalmente ho assistito alla scena di gruppi di persone in carrozzina parcheggiate in un angolo del marciapiede mentre le loro badanti si raccontano della loro vita e dei loro affetti lontani.

Tornando al lavoro, il modello attuale impone SEMPRE PIU’ LAVORO PER COLORO CHE LAVORANO, in modo che possano consumare il più possibile ed anche concorrere al mantenimento dei figli inoccupati. Da vari studi fatti questa rincorsa produce sempre più infelicità.

COME RESTITUIRE?

Riducendo le ore di lavoro e redistribuendole tra i giovani. Dedicando più tempo per gli affetti e la creatività che ciascuno ha dentro di sé e per la solidarietà per l’altro.

Puntare su opere di PUBBLICA UTILITA’ (BENI COMUNI) e non su grandi opere. Il nostro è un piccolo Paese ma ricco di bellezze culturali, paesaggistiche, agricole e industriali, caratterizzato per quest’ultime da una miriade di imprese e aziende spesso di assoluta eccellenza. Ebbene, sappiamo che l’attuale classe dirigente privilegia il detto “fa piu’ rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.

Occorre invece ribaltare questo concetto orientando l’investimento pubblico (la fiscalita’ pagata dai cittadini) in migliaia di opere che magari non vanno in televisione ma rispondono alle vere esigenze degli abitanti del nostro Paese:

RESTITUIRE LA TUTELA PUBBLICA della salute come valore universale faticosamente conquistata ed ora trattata come una qualsiasi merce da profitto. La tendenza a privatizzare la salute è sotto gli occhi di tutti e naturalmente come ogni merce chi ha denaro può comprarsela.

RESTITUIRE LA STABILITA’ DEL TERRITORIO E DELLE COSTE con progetti diffusi di consolidamento idrogeologico. Viviamo in questo bel Paese che, purtroppo per la sua morfologia, è devastato da frequenti terremoti. Occorrono perciò migliaia di progetti per consolidare il patrimonio immobiliare a rischio.

RESTITUIRE L’ACQUA PUBBLICA. Non è servito un REFERENDUM che ne ha sancito l’importanza, ma si prosegue con la tendenza alla sua privatizzazione. Ritengo che l’acqua da bere non solo debba essere pubblica ma GRATUITA. Occorre progettarne l’uso tenendo conto, appunto, dell’uso da bere, insieme con quello dedicato ad altri usi. Bisognerebbe progettare le case con due distinti impianti, uno per acqua da bere GRATUITO, l’altro per ulteriori usi a pagamento. Il consumo di acqua GRATUITO verrebbe ampiamente ripagato dal minore trattamento delle acque per altri consumi. Occorre un grosso intervento per il rifacimento delle condotte e per assicurare questo bene universale in tutte le case. Ancora oggi nel 2018 ci sono Comuni nel Mezzogiorno che ricevono l’acqua per un’ora al giorno. Altro che ponti sullo stretto.

RESTITUIRE LA BELLEZZA DELLE NOSTRE CITTÀ ed in particolare delle periferie, che possono diventare ricchezza. Vivere nella bellezza, infatti, è un sentimento di gioia che migliora il nostro stato psichico. Aprire mille cantieri -dalle case ai luoghi di lavoro- nei quali si deve tenere in giusto conto tale esigenza.

RESTITUIRE LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO, DI STUDIO E SULLE STRADE. L’Italia spende oltre un punto di PIL (16 miliardi di Euro) a causa di incidenti sul lavoro, sulle strade con perdite di vite umane e disabilità.

RESTITUIRE MA CON QUALI RISORSE?

A questo punto bisogna fare appello su vari fronti, innanzitutto bussando a chi ha maggiori risorse e ricchezze. Quando si gioca a Poker e un giocatore ha vinto su tutti gli altri, per poter continuare a giocare è necessario che restituisca parte della vincita agli altri giocatori. L’Italia ha una ricchezza patrimoniale superiore a quella della ricca Germania. Nelle cassette di sicurezza delle nostre banche si calcola siano depositati contanti per oltre 400 miliardi di euro. Qualche anno addietro un industriale progressista come Piero Bassetti riteneva si potessero “racimolare” da imprese progressiste miliardi di euro da immettere nella economia reale. Sempre nel nostro Paese si calcola una evasione/elusione fiscale di 180 miliardi l’anno. La corruzione diffusa sottrae ingenti risorse ai beni comuni.

Ai più abbienti, che vogliono vivere in un Paese sempre più bello, senza grate e filo spinato, senza guardie del corpo, senza telecamere messe persino nei gabinetti, occorre chiedere di fare la loro parte costituendo FONDI SPECIFICI PER OPERE PUBBLICHE, finalizzati a specifiche opere e controllate da autorità terze di rango europeo.

Occorre creare un “SERVIZIO CIVILE DELLA LEGALITA’” formato da 10 / 20.000 giovani che affianchino le autorità preposte (Agenzia delle entrate, Guardia di Finanza, ecc.) per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale. 10.000 unità costerebbero intorno ai 300 milioni l’anno. Se si riuscisse all’inizio ad incamerare il 10 % dell’evasione, entrerebbero nelle casse dello Stato oltre 18 miliardi che pagherebbero ampiamente il progetto della legalità e potrebbero essere destinati a investimenti per i beni comuni e ad abbassare le tasse, soprattutto alle classi medio basse.

 

Matera Gennaio 2018

 

Giovanni Santantonio

gio.santantonio@tiscali.it