Luigi Di Maio, tronfio del suo vincere facile nelle primarie caserecce pentastellate, è oramai lanciato pancia a terra nella sua mission di capo M5S, nonchè aspirante primo ministro italico. Per cui non manca di farci saper ogni giorno cosa farà quando sarà lui a comandare.

Ma nel suo parlare e straparlare spesso incappa in strafalcioni che ne fanno emergere una ignoranza di base, tipica per altro delle classi dirigenti (si fa per dire) che si dimenano sulla scena politica del bel paese.

Famosa la sua difficoltà con i congiuntivi e con la geografia, ora da Torino ci fa sapere anche della sua profonda ignoranza sulla Costituzione e sulla libertà di associazione sindacale.

Gigino lì l’ha sparata grossa: “Se il Paese vuole essere competitivo le organizzazioni sindacali devono cambiare radicalmente. Dobbiamo dare possibilità alle associazioni giovanili di contare nei tavoli contrattazione, serve più ricambio nelle organizzazioni sindacali. O i sindacati si autoriformano o, quando saremo al governo, faremo noi la riforma“.

Ora Gigino cinque stelle, data la sua giovane età,  immaginiamo che non abbia mai lavorato in vita sua, a parte la fatica di ritirare lo stipendio di parlamentare, per cui non sarà mai stato iscritto ad un sindacato. Ergo non ha la pallida idea di come funzionino e nemmeno su quali basi si poggino. Da qui la confusione tra “organizzazioni sindacali” e “associazioni giovanili” (quali?) sino a quel minaccioso “ghe pensi mi” rivolto ai sindacalisti (di berlusconiana memoria) che non dovessero allinearsi al suo pensiero (ignorando che l’ultimo intervento del governo sui sindacati è stato di un certo Mussolini. Ottimo esempio….da seguire).

E allora, sparare che “devono cambiare radicalmente“, che “serve più ricambio nelle organizzazioni sindacali”, cosa vuol dire? I sindacati esistono se vi sono lavoratori che si iscrivono ad essi caro Gigino. Che siano giovani o siano vecchi. Se vuoi più giovani nei sindacati devi fare in modo che vengano assunti più giovani a lavorare e poi convincerli della bontà di mettersi insieme per contare, iscrivendosi proprio ad un sindacato per l’appunto, uno qualsiasi – quello che preferiscono, come dice la Costituzione. Saranno loro poi ad eleggere i propri dirigenti a loro immagine e somiglianza, anche d’età, magari. Chiara la dinamica?

Poi, pensando di essere alla fiera dell’ovvietà invece che al Festival del Lavoro,  Di Maio ha aggiunto: “Un sindacalista che prende la pensione d’oro o finanziamenti da tutte le parti ha poca credibilità per rappresentare un giovane di trent’anni“. Ma un siffatto “sindacalista” -ammesso che esista nella realtà- è evidente che, non solo non può “rappresentare un giovane di trent’anni” , ma nemmeno nessun altro lavoratore o pensionato che dir si voglia.

Insomma, povera Italia che va Di Maio in peggio….con il rischio di cascare nelle mani di un Renzi, un Berlusconi, un Salvini o di questo ultimo virgulto a cinque stelle…tutti uniti a demolire i corpi intermedi (sindacati, partiti, associazioni….) che da soli (se funzionanti) possono assicurare nella loro autonomia la democrazia vera (è proprio da questa loro assenza che deriva questo caos….).

Tutti protesi al comando, piuttosto che al governo del Paese. Che son cose profondamente  diverse. Una cosa elementare che tutti dovrebbero capire : nel caso fossero eletti, dovrebbero andare a governare e non a comandare (forse confondendosi con il tormentone di Rovazzi).  Che è un esercizio difficile e complesso, il quale richiede competenza e rispetto per tutti gli altri soggetti presenti in una società democratica, compreso i sindacati. Piaccia o non piaccia.

Ma tranquilli perchè Di Maio promette di portarci tutti in un’altro mondo, un mondo fantastico, nella “Smart nation“, nel mondo virtuale di internet che per lui è “la più grande fabbrica di posti di lavoro” , nel mondo dei sogni in cui i lavori saranno tutti creativi e molti degli attuali spariranno….pensate riceveremo le pizze con le mail e che stamperemo in 3D.

A giudicare da come ce lo hanno anticipato, questo mondo, con l’efficienza della piattaforma Rousseau (il nuovo orizzonte democratico) c’è poco da stare allegri.