Riceviamo e pubblichiamo volentieri un intervento di Giovanni Petruzzi che, nell’occasione, si qualifica come “già Sindaco di Anzi, aderente a Liberi e Uguali” ma la cui figura rimanda, nell’immaginario collettivo, alla sua lunga e fraterna collaborazione con il compianto Antonio Luongo.

Petruzzi interviene su una materia incandescente della campagna elettorale e post, ovvero sulla proposta diventata uno dei cavalli di battaglia del M5S e che non poco ha contribuito alla sua travolgente vittoria, specie al sud, ovvero “il reddito di cittadinanza”.

In tanti si sono esercitati a lanciare frizzi e lazzi (ultima la fake news delle file ai CAF dopo il voto) contro questa proposta grillina, Petruzzi -invece- interviene per dire che questa tipologia di misura è cosa buona e giusta.

Non solo, ma rivela che è stata da sempre una proposta da lui avanzata e caldeggiata in tutte le sedi. Sin da 1988 quando fu eletto segretario provinciale della FGCI potentina e poi nel decennio in cui fu Sindaco di Anzi.

Ecco, allora ciò che Petruzzi scrive:

 

Da sempre propongo il REDDITO DI CITTADINANZA

“Al netto della veridicità o meno della notizia dei Caf sollecitati da alcuni disoccupati alla compilazione delle domande per ottenere l’erogazione del Reddito di cittadinanza, la proposta elettorale del M5S risponde ad una diffusa esigenza sociale, soprattutto nel Mezzogiorno, ed è praticamente la stessa che porto avanti sin dall’inizio della mia militanza politica.

Quando nel 1988 fui eletto segretario provinciale della FGCI di Potenza, il “Salario di cittadinanza” rappresentava la principale proposta politica del documento programmatico che sancì il passaggio di testimone alla guida dell’organizzazione dei giovani comunisti italiani, al congresso nazionale di Bologna del dicembre di quell’anno, fra Pietro Folena e Gianni Cuperlo.

Si proponeva un patto fra il cittadino e lo Stato, che doveva farsi carico dell’esistenza e del futuro della persona garantendo un reddito minimo di sussistenza ed adoperandosi affinché essa trovi concretamente uno sbocco occupazionale, con la postilla che qualora costui rifiuti la proposta occupazionale avanzata dalle istituzioni cessa l’erogazione del sussidio. Non si trattava di un’idea particolarmente “rivoluzionaria” o ideologicamente ascrivibile al campo comunista, che al contrario era poco incline a considerare misure che non contemplavano attività lavorative, ma che affondava le radici culturali in Don Milani con il famoso motto della scuola di Barbiana “I care” e in un pensatore liberale come Dahrendorf che nel 1987 pubblicò un saggio sul reddito minimo garantito basato sull’idea che nelle società progredite tutti i cittadini hanno diritto a percepire un reddito. D’altronde misure di questo tipo sono state adottate nella maggior parte dei paesi europei.

Nel decennio in cui ho avuto l’onore di rappresentare la comunità di Anzi da Sindaco, in diversi interventi pubblici, dichiarazioni e finanche con una formale lettera inviata all’allora Presidente della Regione De Filippo, ho ripetutamente proposto l’istituzione in Basilicata del Reddito di cittadinanza, finanziabile con le royalties, petrolifere, polverizzate invece in tanti rivoli assistenziali e poco utilizzate per affrontare l’emergenza sociale prioritaria: la carenza di lavoro e di reddito.

Da Sindaco, in riunioni ed interventi pubblici, ho aspramente criticato il “drenaggio” di risorse pubbliche da parte dei “professionisti dell’intermediazione” rispetto alle misure di contrasto della povertà adottate dalla Regione Basilicata (allora la Cittadinanza solidale, poi trasformatasi in Copes, oggi il reddito minimo d’inserimento), senza il quale si poteva e si potrebbe raddoppiare la platea dei beneficiari di queste misure, anziché foraggiare il perverso e clientelare circuito autoreferenziale della formazione.

Sarebbe senz’altro più sensato affidare le persone inserite nei programmi di contrasto alla povertà ai Comuni non solo per lo svolgimento di attività di pubblica utilità ma anche per l’affiancamento formativo sul campo in maniera gratuita utilizzando il personale degli enti locali.

Demonizzare o ridicolizzare l’ingenuità delle persone che, nella disperazione determinata da condizioni materiali di vita sempre più deteriorate, si aggrappano a qualsiasi speranza per tentare di risollevarsi significa non comprendere né il grido di dolore che proviene da soggetti sociali sempre più sofferenti ed insofferenti né la lezione delle urna dello scorso 4 marzo.

Una prima maniera per risintonizzare istituzioni e società in Basilicata potrebbe essere quella del varo di un autentico Reddito di cittadinanza, depurato da ogni forma d’intermediazione fra il soggetto pubblico erogatore ed il beneficiario.”

Giovanni Petruzzi- già Sindaco di Anzi, aderente a Liberi e Uguali