L’intervista di ieri su “La Repubblica” di Roberto Speranza ha lasciato un pò di amaro in bocca e tanta delusione in quel mondo di sinistra orfano di una propria rappresentanza e che attende con ansia la nascita di un soggetto che chiaramente e nettamente li rappresenti, già dalle prossime elezioni politiche.

Sia che trattasi di tattica, al fine di lasciare il cerino in mano a Renzi, sia che trattasi di quello che hanno sempre immaginato i sospettosi e i denigratori della diaspora piddina (ovvero che la divisione sia dettata solo da posizionamento e non da ragioni politiche profonde) non ci pare che porti, comunque, molta acqua al mulino  dello stesso “Articolo Uno – Mdp“.

E men che meno alla faticosa impresa di chiamata a raccolta tutta la sinistra dispersa e che pure meriterebbe una chance.

Che trattasi di tattica lo lascerebbero pensare gli improbabili paletti posti alla base dell’eventuale dialogo da parte di Speranza e che sono praticamente tutti inaccettabili da parte del PD renzizzato, come già le prime risposte hanno fatto intendere chiaramente (si tratterebbe, infatti, di volere l’ammissione di aver sbagliato su tutta la linea negli anni propagandati come quelli del “buon governo”).

Non osiamo pensare ad un peccato di ingenuità, compiuto nell’illusione che lo statista di Rignano sull’Arno possa davvero mai fare mea culpa. Sarebbe davvero il colmo non averlo capito dopo tanti anni di convivenza sfociata con l’imbocco della fuoriuscita.

Comunque sia, a nostro parere, trattasi di un errore madornale, sempre che per davvero l’obiettivo finale sia quello di dare vita ad una nuova forza politica di sinistra (dopo il tempo perso con Pisapia, di tempo non ce n’è più per chi vuole tentare questa impresa che appare ogni giorno che passa essere sempre più impossibile).

Trattasi di un errore soprattutto per chi come Roberto Speranza e compagnia uscente dal PD avrebbe la grande ed urgente necessità di segnare, anche nell’immaginario collettivo della sinistra,  una reale e profonda discontinuità da quel partito da cui sono andati via e di cui comunque hanno condiviso larga parte delle scelte politiche che oggi si ritengono (giustamente) sbagliate.

Andare ancora a bussare alla porta di Renzi per chiedere udienza e vedersela sbattere sostanzialmente ancora in faccia è un autogol letale.  E’ davvero tafazziano.

E continuare a parlare (come Pisapia) di un generico nuovo centro sinistra -senza che vi sia ancora una sinistra- è spargere solo nebbia al vento. E in questa stagione non se ne avverte davvero il bisogno.

L’imperativo oggi per se stessi e per l’Italia (che di una sinistra ha bisogno) è quello di dare vita a questo nuovo soggetto (pensando prima al che cosa fare e poi a chi lo deve fare), portarlo alle elezioni e provare a prendere il maggior numero di voti possibili.

Più che con Renzi bisognerebbe intensificare a Roma e sui territori il dialogo con i soggetti che dovrebbero unirsi in questa avventura (quelli del Brancaccio, SI, RC, Possibile e quant’altro si muove nei vari movimenti) al fine di provare a trovare una sintesi la più alta possibile e fare massa critica.

Solo dopo si potrà parlare di un eventuale nuovo centro-sinistra, solo riportando al voto i tanti delusi della sinistra si potrà davvero contrastare l’avanzata della destra e del M5S, solo conseguendo un risultato significativo sul piano elettorale si potrà sperare di modificare persino la linea politica del PDR che di fatto si candida ad occupare il centro. E’ con i rapporti di forza reali nella società che si determinano anche i cambiamenti altrui. E’ perfino banale ricordarlo.

Possibile che dalle parti di “Articolo Uno – Mdp”  non si comprende che è vitale (oltre che opportuno) soprattutto per loro marcare una distanza la più ampia possibile da questo PD? Che solo così possono sperare di essere visti con occhio diverso dagli elettori rispetto ai loro ex compagni?

Mica è bastato il solo uscire per essere credibili nel volere fare altro. Ci vuole tempo per maturare una nuova immagine e di tempo non c’è né molto da qui alle elezioni.

Per questo servirebbe meno tattica, meno ingenuità e più concentrazione sul  lavoro difficile da compiere per delineare la propria nuova immagine e definire-costruire un nuovo solido partito vero.

Magari capendo che bisogna introdurre anche molti elementi di discontinuità con il modus operandi sin qui seguito. Anche la forma è sostanza.

Ce la faranno i nostri eroi? Sono in tanti a sperarlo.