PD al voto a Matera per un congresso cittadino,fissato per il 13 e 14 gennaio, che forse cade in un momento poco opportuno, visto che le anime del partito a cominciare dalla tre correnti ufficiali (Renzi, Orlando ed Emiliano) sono impegnate nelle trattative tra Roma e Potenza per le candidature alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Al momento e senza ombra di smentite l’unico candidato alla segreteria è il segretario uscente Cosimo Muscaridola, che fa riferimento alla corrente del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Muscaridola a livello locale rappresenta la fase omnicomprensiva della breve stagione del PD, passata dalla fase di gestione regionale dello scomparso Antonio Luongo e dalla componente dalemiana a quella successiva della vacatio regionale durata fino a gran parte del 2017, che ha eletto il renziano -pittelliano Mario Polese. Un segretario, ricordiamo, appartenente alla componente del Pd più suffragata in Basilicata che fa riferimento al segretario nazionale, Matteo Renzi. A livello materano logica vuole che la componente renziana, che fa capo alla parlamentare Maria Antezza, esprima un candidato. Ma finora nulla. La domanda sorge spontanea: l’area di maggioranza renziana che fa? Presenta un suo candidato? Un nome da spendere gira già in città. Ma non si capisce se c’è volontà per spenderlo fino in fondo o se si tratta del classico nome da bruciare, come accaduto in altre situazioni, per accordi già presi, magari a Potenza o a Roma ?  Oppure non se ne fa nulla , si rinuncia e si cerca l’unità e l’opportunità sul nome del segretario uscente? Sono maturi o non sono maturi i tempi per l’alternanza e il rinnovamento, così come vorrebbe il segretario nazionale? Se così fosse si  guarderebbe a una calcolata fase di transizione, in attesa di contarsi ,ancora una volta, con quanti sono iscritti a livello locale o nazionale e hanno rinnovato la tessera o la faranno all’’ultim’ora? E su questo aspetto pesano anche scelte e comportamenti sulle due giunte locali di Potenza e Matera,  dove il Pd ha dato vita a ”governissimi” che hanno mostrato -alla ”prova provata” – di avere il fiato corto . Operazioni di disponibilità e di responsabilità che hanno portato a posizionamenti senza però  contribuire ad alcuna  svolta nella gestione della vita politica e amministrativa dei due centri lucani. La delusione dell’elettorato è palese e i ”mal di pancia” anche nel partito democratico  sono evidenti, senza dimenticare la variegata galassia di ex pd, di civiche, di indipendenti e similari che si professano renziani o sono contigui alle indicazioni regionali e locali. Una conferma viene della perdita di autonomia decisionale ( e Matera 2019 ne è una conferma) della Città dei Sassi. Servivano chiarezza e una svolta, uno scossone e invece si è finiti nelle strategie della campagna elettorale e con un legge di riforma su voto e collegi, che rischia di complicare le cose.  E questa situazione di ”attendismo” si lega alle attese e alle strategie per le regionali, con il presidente della giunta regionale Marcello Pittella che ,nella recente conferenza stampa ,ha detto che preferirebbe continuare a guidare la Basilicata. Una posizione legata a quella del fratello ed europarlamentare Gianni, che potrebbe essere candidato al Parlamento. Si attendono,in proposito, indicazioni e scelte dalla Capitale. E allora lasciare le cose come stanno a Matera ? Sarebbe, questa,una scelta razionale, in attesa di avere un quadro più definito di visibilità e consistenza del partito, anche in relazione a come si muoveranno i ”parlamentari” di Liberi e Eguali con Roberto Speranza, Filippo Bubbico e quella outsider di peso come l’avvocato Cristiana Coviello, con una famiglia di tradizioni scudocrociate, che rischia di spaccare il collegio elettorale potentino. Poi c’è quello che potrebbe erodere nel Materano l’ex assessore del Centro Democratico Nicola Benedetto, candidato molto probabile del centro destra. E allora Cosimo Muscaridola metterebbe d’accordo tutti per l’unità del partito. Ma non si esclude che  dal cappello a cilindro possa venire  fuori un nome, forse quello di una nuova leva, capace di dialogare e unire invece che dividere, Se così non fosse  per i Renziani si aprirebbe la fase dell’occasione perduta del mancato rinnovamento, come invece viene dalle tribune e dai tweet nazionali. A livello locale siamo ai cinguettii e ai voli dei grillai .Ancora poche ore…