I giovani e le forze nuove del Partito democratico dove sono? Sono nel calderone della conta e dei posizionamenti di prospettiva per sostenere la riconferma per le regionali di autunno del presidente uscente senza un minimo di confronto c’è possibilità di fermarsi a costruire qualcosa di nuovo, per recuperare temi come lavoro e solidarietà che sono stati per anni, ma con lo spessore di politici di livello per qualità e formazione, che hanno saputo dare- come Emilio Colombo- valore aggiunto alla politica nazionale e internazionale. A chiederselo è Pierluigi Diso, un’anima in pena dell’area Pd, con tanti sassolini nelle scarpe da togliersi, poco propenso alle giaculatorie dei temi mariologici, ma pronto a dire la sua verso quanti – per opportunismo- si stanno muovendo per ripetere ‘’ Prima pensiamo a vincere e poi vediamo’’. Un consolidamento del potere per il potere, senza ‘mea culpa’’ di alcuno, senza un progetto e programmi su cosa fare e come muoversi per essere credibili. Le campagne acquisti sulla conta di consensi e preferenze non portano da nessuna parte, pur di esorcizzare lo spauracchio leghista o pentastellato. Non servono le esperienze fotocopia, magari con l’emblema di burosauri di partito, della stazione Leopolda di Firenze né a quello dello scalo di Potenza inferiore, a voto e transito palese, né a quella di Ferrandina – Matera o a quella in disarmo della Sicignano – Lagonegro. Serve un forum per capire chi ci sta a cambiare rotta. Volti nuovi o, comunque, persone giovani dentro che non ‘’accettano nulla per fede’’. Diso sognatore? Fuori binario? No realista e stanco di sentirsi dire o di leggere , ricordando un noto brano di Bobby Solo che ‘”…Non c’è più niente da fare è stato bello sognare…’’ Di seguito le sue riflessioni con una foto,passata in altro servizio, che denunciava in tempi non sospetti l’autolesionismo tafazzista del Partito democratico. C’è poco da sorridere….

Prossima fermata …..Potenza
La vita quotidiana di tutti noi avviene in mezzo a metamorfosi sociali di scala globale che trasformano il lavoro, il mercato, il welfare, le dinamiche della comunicazione, delle classi sociali, della ricchezza e della povertà. Giorno per giorno la velocità di rotazione del pianeta Terra incide sul nostro vissuto. Avremmo pertanto estrema urgenza di Statisti in grado di “pensare alle prossime generazioni, non soltanto alle prossime elezioni” come consigliava De Gasperi, o meglio la politica deve parlare al futuro per ricordare La Malfa. Ma è, sempre più, merce rara. Cercando dunque nella ristrettissima cerchia di coloro che appaiono ancora in grado di smuovere il nostro Paese è necessario creare non un meeting di partito, ma un incontro di persone che credono nel valore della politica. Forse ripetere l’esperienza renziana con una “Leopolda Lucana”, che non sia una convention politica, ma una corrente di pensiero, uno spazio libero, un incubatore di idee verso le prossime consultazioni regionali, inglobante ma equidistante da ideologie di governo e di opposizione. Occorre provocare un raduno di quei giovani che scappano dalla politica, prima ancora che dalla nostra terra, ma anche di meno giovani con competenze e professionalità mature, tutti uniti in un impegno disinteressato, volontario, spinti da curiosità intellettuale e passione politica. Un gruppo di esperti e meno esperti di politica per iniziare a ragionare sul cambiamento che il voto del 4 marzo ha portato all’Italia, rottamando forse la vecchia politica, per esplorare possibili terreni di condivisione, ma anche nella ricerca di un confronto con “l’atra parte”. Occorre creare da subito un progetto politico-culturale più reale che virtuale, che sia sintesi dell’evoluzione del sistema politico italiano verso la maturazione sociale e culturale dell’Italia di oggi, con un impulso modernizzante e di innovazione su importanti temi economici e sociali, come può essere la realizzazione in regione di una zona economica speciale, che avendo ancora oggi tempi lunghi di realizzazione deve riguardare soprattutto le nuove generazioni, quelle che più delle altre devono essere coinvolte in un dibattito pubblico, quelle che vedranno, forse, la installazione dei grandi players internazionali in terra lucana. Dal 5 marzo sembra essere venuta meno l’offerta politica del centrosinistra. Ma se destra e sinistra non ci sono più, è altrettanto vero che non esistono più forze politiche che hanno visioni complessive del mondo. C’è una sola parte che vale, il popolo elettore che il 4 marzo ha voluto percorrere le vaste praterie offerte dal vincitore gialloverde, mentre la strada era sbarrata nei partiti tradizionali. Alcuni leader, soprattutto del Pd, lo dicevano spesso in campagna elettorale: “in Europa, la sinistra è ovunque in difficoltà, e in alcuni casi è morta”. E dopo il 4 marzo, è diventato perfino un leit motiv di tanti commentatori, anche di sinistra. Qualcuno c’ha creduto, nonostante fosse un’assurdità, o una fake news, come si dice oggi. D’altronde, passano gli uomini, ma non le idee, quelle non muoiono mai. Dalle idee deve partire la riflessione politica. Occorre allora valutare la rigenerazione di un’idea di Paese, perché sarà difficile tornare a un bipolarismo, anche visto come argine alla formazione di partiti estremisti. I “gialloverdi” riusciranno a realizzare almeno una parte del loro programma? Se non dovessero riuscirci cosa ne sarà della politica italiana? Semplice, si tornerà sul palco per un nuovo comizio elettorale, ma chi dovrà salirci? Non certo gli oppositori attuali, perché di loro il pubblico non ne può più. Ecco che un incontro pubblico di uomini liberi e forti può rappresentare il momento conclusivo di un ampio processo integrativo tra le culture politiche. Pierluigi Diso