E’ la prima volta che la Regione Basilicata precipita nella camicia di forza dell’esercizio provvisorio. Una fase in cui sono consentite solo talune spese ordinarie e quelle necessarie a non arrecare danno all’Ente.

E’ evidentemente una ulteriore prova (oltre al degrado ambientale ed  occupazionale della regione) del fallimento di un ciclo di potere che indisturbato a fatto e disfatto tutto. Non ha nessun alibi.

Tantomeno, come a fatto recentemente Pittella, incolpare i dirigenti regionali per la semplice ragione che li ha nominati lui  o chi per lui e tantissimi vengono da fuori regione, come se i dipendenti regionali fossero stati meno capaci.

Persino la giunta regionale Pittella se la scelse tutta di donne e uomini venuti da fuori regione, come se non vi fossero qui energie ed intelligenze in grado di fare meno peggio di quanto è sotto i nostri occhi.

Ma la colpa di questo esito disastroso non è solo imputabile al “gladiatore” de noiartri ma di tutti i consiglieri regionali di maggioranza che all’epoca non reagirono a questo affronto fatto a loro e alla nostra terra.

E che nel tempo non hanno reagito allo strapotere (denunciato spesso in privato) di questo presidente pigliatutto.

Tutti zitti per paura della reazione del capo. Per paura di perdere un posto a tavola.

Ed eccoci qui ora a pagare questo disastro e questa impasse che ricadrà ad esempio sui Comuni che non riceveranno risorse e, quindi, sui cittadini a cui queste sono destinate.

Ma è una decadance che non può far felice nessuno……perchè a perdere è stata questa comuntà regionale che pure aveva potenzialmente tante risorse da spendere per il suo benessere.

Per intanto Leu -con il comunicato di Molinari che pubblichiamo a seguire- coglie l’ulteriore occasione per ribadire e sottolineare questo fallimento.

L’ESERCIZIO PROVVISORIO DELLA REGIONE BASILICATA CERTIFICA IL FALLIMENTO DI UNA CLASSE DIRIGENTE E LA CHIUSURA DI UN CICLO POLITICO

“La mancata approvazione del Bilancio di Previsione per l’esercizio finanziario 2018 entro il termine del 30 aprile u.s. e il consequenziale regime provvisorio di gestione straordinaria della Regione Basilicata certificano definitivamente il fallimento di una classe dirigente, distinta e distante dai bisogni reali dei cittadini ed asserragliata nei bunker di viale Verrastro a Potenza ad escogitare patetiche tattiche di sopravvivenza istituzionale.

E’ una classe dirigente sorda alle esigenze ed alle aspettative delle persone, delle famiglie e delle imprese lucane, che tarda a comprendere la definitiva chiusura di un ciclo politico e che è intenta meramente a perpetuare anacronistiche pratiche clientelari ed autoreferenziali con il malcelato auspicio che il vento del cambiamento, come Cristo nel celebre racconto di Carlo Levi, si sia fermato ad Eboli e riguardi esclusivamente la politica nazionale, mentre a livello regionale, con la paventata polverizzazione di liste e candidati (magari facendo coincidere a proprio favore sia l’elettorato attivo che quello passivo) verrà premiato il sistema di potere di sempre, immaginando una Basilicata virtuale ed ibernata, lontana da quella che, nella realtà quotidiana, emana gridi di dolore in ogni viscera della sua martoriata terra.

Il “brillante” risultato finanziario- che si ripercuoterà negativamente anche sulle attività dei Comuni, delle Province e degli altri enti strumentali- è successivo alla mancata parifica del bilancio consuntivo regionale 2015 da parte della Corte dei Conti ed alla bocciatura, sia da parte del Governo centrale che della Corte Costituzionale, di diverse leggi regionali, riguardanti anche materie importanti quali la sanità, il governo del territorio, la pianificazione paesaggistica, l’utilizzo delle energie rinnovabili.

Queste reiterate bocciature, da parte degli organi preposti ai controlli di legittimità, di conti sballati e di provvedimenti non conformi alle normative costituzionali e legislative chiamano direttamente in causa l’incapacità dei dirigenti ai vertici della burocrazia regionale, lautamente retribuiti ma rivelatisi non in grado di offrire adeguate soluzioni finanziarie e di programmazione, i quali dovrebbero essere immediatamente rimossi dai propri incarichi anziché, come si sussurra da mesi, essere addirittura candidati per “promozioni” alla guida di altri enti o società partecipate dalla Regione Basilicata.

Gli organi regionali di governo, se vogliono riacquisire un minimo di credibilità a tutela del decoro dell’Istituzione Regionale, dovrebbero chiedere scusa ai cittadini lucani e, contemporaneamente, sanzionare i responsabili di quest’ignominiosa vicenda, mai verificatasi in 48 anni di vita della Regione Basilicata.”

Antonello MOLINARI