La nota puntuale, articolata e preoccupata di Enzo Menzella, iscritto del Pd, su una campagna elettorale che giudica ”strana”, vuota, senza sussulti, e con i candidati che vanno avanti all’insegna del ” chi fa da sè fa per tre”, conferma tutti i danni e le contraddizioni di una legge elettorale ”indigeribile”, fatta di nominati, ”accordati”, raccordati e via elencando e del mediocre spessore della Politica di Palazzo. Gli elettori,pertanto,devono accettare per fede anche gli impresentabili e quanti con innegabile facciatosta proprio non ci stanno a stare fermi un giro, visto che non sanno fare altro nella vita. Volti nuovi, sigle nuove? Come no. Se gran parte dell’elettorato, per una buona metà astensionista, propende per non andare a votare anche in relazione alle ricorrenti voci di ”ingovernabilità” e di accordi o inciuci ( i nomi sono i soliti…)per tirare a campare, con l’illusione di una nuova riforma elettorale. Una presa per i fondelli. Altro che analisi del perchè e per come? L’astensionismo, con un quorum basso, favorirebbe proprio i soliti noti che vanno in carrozza e magari in attesa del ripescaggio…E preoccupa l’astensionismo, l’indecisionismo e il menefreghismo dei giovani ( i sondaggi su questo tema si sprecano) che non hanno le idee chiare, proprio perchè stanno lontano dalla politica e devono fare i conti con il precariato e con leggi ”taglia futuro” di pseudo riforma del lavoro che favoriscono sfruttamento e il campicchiare a tempo con i tirocini del tempo perduto. E preoccupato è anche il presidente del consiglio dei ministri (il premierato, lo diciamo ai somari, in Italia esiste) Paolo Gentiloni sulla diffusa percezione della insicurezza, Macerata a parte la politica delle ”mani larghe” e del buonismo non paga. Servono fatti altri prevarranno gli estremismi, E servono fatti anche per le politiche sulla famiglia. La popolazione anziana cresce e le culle si svuotano di bimbi italiani. Certo c’è insicurezza, il lavoro è precario..e con punte di ritorno allo schiavismo. Il caso Amazon è la punta di diamante di un sommerso e di un precariato diffuso.Questo è il quadro, purtroppo e la politica ha tutte le sue responsabilità, visto che si è ridotta ai cinguettii dei social . Enzo Menzella cita la crisi della politica e in particolare quella del Pd e del paradosso materano al traino, gli ricordiamo, e non da ora, della longa manus potentina da collegio unico elettorale. Provate a sentire, vedere quello che c’è in giro.Una galassia di sigle e di personaggi e il paradossale equivoco, legittimo, di quanti alla richiesta di consensi per il partito renziano non sanno se sia candidato Gianni Pittella e o Marcello. C’è poco da ridere, visto le incertezze legate alle scelte romane che hanno preceduto la designazione dell’europarlamentare, che vanta una carriera politica ultratrentennale. Gli equivoci, favoriti da una scarsa comunicazione, tipica della conta delle correnti, finisce con il far emergere la diversità di appeal e le sensibilità elettorale, che si intrecciano con il campanile e con Matera 2019. e con la campagna acquisti che ha imbarcato nel frattempo. anche soggetti di quelle liste civiche che hanno contribuito ad eleggere con una coalizione eterogenea Raffaello De Ruggieri, rimuovendo Salvatore Adduce. Ma ora sono tutti insieme incompatibilmente e i risultati si vedono: dal Carnevale al rinvio di punti importanti in , sul piano politico, come la nomina o la staffetta in consiglio comunale tra candidati di area: riconfermare Angelo Tortorelli o nominare Nunzia Antezza, come era nei patti?E del resto si è preferito rinviare anche il congresso cittadino del gennaio scorso. Caro Menzella. Servirebbero ”mea culpa” e incentivi alla rottamazione. Ma il pesce, come ripete un antico adagio, puzza dalla testa. Il termine rottamazione sappiamo come è finito….Spazio alla fidelizzazione…Ed è la migliore o peggiore ( scegliete un po’ voi) risposta a quanti come Enzo Menzella parlano di una dimensione ”alta” e ”altra” della politica. Si raccoglie quello che si è seminato…La malannata continua. Qualcuno furbo e scaltro riempirà il sacco di farina altrui. Gli altri… se se la sentono e, se ci saranno le condizioni per farlo, attendono la chiamata alla mobilitazione come dice il combattivo e riflessivo Menzella. Ne riparliamo dopo Sanremo e dopo il 4 marzo in vista delle Regionali. Più chiaro di cosi..

LA STRANA CAMPAGNA ELETTORALE

 

Viviamo una strana campagna elettorale.Quasi clandestina, disertata dai partiti, ignorata dalle comunità. Siamo attraversati da  un silenzio  carico di riserve, rabbie e contestazioni.  L’impresa  di comunicare con gli elettori sembra affidata sopratutto  ai candidati che si stanno assumendo il compito  di supplire  alla latitanza delle organizzazioni che abbiamo conosciuto e frequentato  nella lunga storia della democrazia italiana.

Questo clima deve far riflettere poiché  mette a nudo la crisi profonda della politica, la sua capacità di organizzare il consenso, di orientare le pubbliche  opinioni,  di motivare attivismi e protagonismi collettivi.

Perfino la voce dei   leaders nazionali  giunge sfocata, priva di energia e di empatia anche perché viene meno  la capacità  trasmissiva dei partiti che dovrebbero rappresentare il luogo deputato  a trasferire messaggi e proposte attraverso un’opera di socializzazione ,  di coinvolgimento e di persuasione.  Particolarmente grave appare le crisi del Pd che,  se ha trovato a livello regionale, al momento, un motivo di  composizione intorno  ad una figura giovane che dovrà assicurare qualità  e coraggio, non riesce a rinnovarsi nelle realtà  provinciali  e nelle città  capoluogo. Nelle quali ultime più critico, ai limiti della rottura e  della incomunicabilità, é  divenuto il rapporto  con la Società Civile. Matera è  un esempio evidente di sfibramento  nelle relazioni  con l’opinione pubblica per una evidente incapacità  di direzione  sopratutto in un contesto  che avrebbe preteso  un chiaro investimento in risorse giovani e qualificate , tenute  finora fuori da una gestione chiusa, miope e trasformista per mera convenienza di borgata che peraltro  pretende di riproporsi  appena dopo le elezioni di marzo,  quasi che esse non siano destinate a rappresentare un  decisivo banco di prova per la credibilità di chi ha finora registrato sconfitte e delusioni. L’impressione  è  che si ritenga  che nulla debba cambiare  anche se dovesse registrarsi da noi e speriamo non sia così, un nuovo arretramento  e, nonostante tutto, si proseguisse nella difesa strenua di piccoli accordi spartitori  e di ristrette convenienze tra pochi intimi.

Le ragioni di una campagna elettorale afona e priva di passione sta perciò  anche  in questa crisi profonda che qui come altrove spegne ogni speranza  di riscatto, alimentando il vantaggio competitivo  di quell’antipartitismo che si propone come l’unica alternativa  al fallimento della politica.

Non sappiamo  se potrà  reggere, in assenza di una autentica mobilitazione, il generoso  impegno dei candidati. Ai quali non faremo mancare il sostegno che avranno meritato.  Tuttavia una riflessione seria  e responsabile non potrà e non dovrà  mancare agli idi di marzo.  Guai se tutto si risolvesse nella corsa alla conta di tesseramenti domestici e non più attuali e rappresentativi.   Sarà  necessaria piuttosto una chiamata  a rinnovare costumi  e progetti  di lunga durata, con il coraggio  che si impone  nei tempi difficili che ci attendono.

Vincenzo Menzella

(Iscritto al Pd)