Ogni tanto se ne parla, se ne ricorda il ruolo e l’operato di prete scomodo, sempre in trincea come pochi. Don Lorenzo Milani, priore d Barbiana, che seppe creare a forza di volontà evangelica, una realtà sociale aperta agli ultimi…che intendeva dialogare con i primi. E così fu con un metodo di lavoro e una regola di vita incentrata sul “Mi interessa…Ho a cuore…tutto e tutti” e che l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ripreso, pur non conoscendolo”, con il fortunato slogan da campagna elettorale ” I care”. Franco Vespe, dopo aver cercato di catturare le stelle nella notte di San Lorenzo alla Riserva di San Giuliano, ci offre spunti di riflessione sulla sua figura. Sempre attuale. Papa Francesco è tra questi nel solco del Vangelo degli ultimi, della franchezza e di preti di frontiera come don Milani. Il resto ? Fate voi…vanno avanti senza fede, ideali e gps. Vero Franco?

“I Care”, era il motto che don Milani aveva fatto scrivere a caratteri cubitali nella sua scuola di Barbiana. La traduzione in Italiano può avere molteplici espressioni, più o meno prolisse. La sua traduzione più immediata è: “Mi interessa”, o, se vogliamo la più passionale che più piaceva a don Milani ” Io ho a cuore”. Quest’anno ricorre il 50 anniversario della morte del sacerdote di Barbiana. Morte avvenuta prematuramente per una malattia terribile che lo ha spento a 44 anni. Ma torniamo al nostro motto. Nelle sue lezioni lo contrapponeva ideologicamente al grido ” me ne frego” di fascista memoria. Il “Mi interessa” in verità non è stato solo il motto della scuola di Barbiana, ma avrebbe dovuto essere (e lo è ancora!) la cifra cruciale e cogente di ogni cristiano nei confronti del mondo. E’ il cuore proprio del cristianesimo che ha costruito una poderosa e suggestiva tensione morale fondata sulla “curiosità” e l’attenzione per il prossimo. Nel fascismo nella dizione contraria al motto di Barbiana, quel “me ne frego” aveva pure una significato non banale. Non era una parolaccia qualsiasi ma una espressione rozza si, ma che esprimeva quel vitalismo soggettivistico Nietzschiano, fatto proprio dal fascismo, pronunciato per esprimere l’esclusivo interesse ad affermare la personale volontà di potenza. Oggi non avrei dubbi, se don Milani fosse ancora con noi, lo userebbe a maggior ragione per combattere il “me ne frego” che oggi si eleva dalle nostre società edonistiche. Società che hanno coniato una nuova forma di eroismo e di mantra etico. E’ diventato ormai un gesto eroico e segno di scaltrezza raffinata quello di riuscire a farsi esclusivamente i fatti propri! Il rifiuto di ogni forma di “volgare e vano” impegno sociale. Il ripiegamento “titanico” nel proprio salotto di casa per garantire che il pollo che si sta cucinando sia ben cotto, è stile dall’ “appeal” irresistibile e da imitare. Da questo corto orizzonte edonistico vengono ormai esclusi persino i parenti più prossimi; gli stessi figli che finiscono per diventare l’ultimo nobile alibi per giustificare la spietatezza nel perseguire i fatti propri! E’ questo il retaggio della nostra società liquida che tende a sbriciolare fino all’atomo le relazioni sociali fino a ridurre in totale solitudine l’individuo per poi vendergli “compagnie di plastica”.

Un’ altra grande lezione che don Milani ci ha dato è stato quello dell’uso della parresia. Ovvero del saper parlare con franchezza. Il suo primo libro di “Esperienze Pastorali” usa in modo impeccabile la matematica e la statistica per contestare l’uso in chiave ideologica anti-comunista degli oratori parrocchiali. La stessa Chiesa spesse volte, per un mal’ interpretato spirito di comunità, per non rompere la “comunione” fra fratelli ha sempre smussato, se non soppresso, le asperità del parlare con franchezza della “parresia” che è dono invece dello Spirito. Dono senza il quale non è possibile praticare la correzione fraterna di cui si parla pure nel vangelo. Dono che l’attuale papa ci ha fatto riscoprire. Una parresia che usa anche ironia, ma per correggere il fratello che si ha “a cuore”, senza mai trasformarsi in sarcasmo che invece l’interlocutore intende annientarlo. Don Milani in “Esperienze Pastorali”. contestava l’uso dell’”oratorio” come strumento di contrapposizione ideologica e di proselitismo contro il comunismo. La Chiesa non doveva cercare di contendere adepti alle sezioni del PCI con il pallone ed il ping pong (i cui attrezzi li buttò nel pozzo al centro della canonica!), ma che dovesse puntare tutto sull’istruzione e la cultura, da lui ritenute requisito indispensabile per fornire una effettiva e robusta formazione religiosa ai credenti. Dimostrò con numeri alla mano lo scollamento fra la Chiesa ed il suo popolo la vita dei quali già a quei tempi manifestavano una preoccupante divaricazione. Una lezione quella di don Milani che ha saputo dimostrare la piena coerenza e conseguenzialità teologica fra l’attenzione per il prossimo ( Mi interessa, Io ho a cuore!) ed il saper parlare con franchezza . Anzi fa della Parresia uno strumento potente ed indispensabile per manifestare questa incondizionata, amorevole attenzione per il mondo e per tutto quello che c’è dentro!

Francesco Vespe