Sembra oramai ineluttabile: la democrazia italiana perirà di berlusconite. La fuga dalle urne della stragrande maggioranza degli elettori nelle recenti elezioni regionali dell’Emilia Romagna e della Calabria sembra esserne la prova. L’overdose è sempre letale. E da un po’ stiamo subendo somministrazioni massicce di berlusconismo e derivati.

Prima il Cavaliere d’Arcore (l’originale), poi il Sindaco d’Italia Matteo Renzi ed ora, come in uno dei più mediocri cine panettoni italici, s’avanza “nientepocodimenoche”….….Matteo Salvini, il bomber (per Berlusconi).

Insomma, siamo al famigerato “Matteo 2, la vendetta”? Sembrerebbe proprio di si!

E’ incredibile come questo enorme ed inutile circo mediatico a cui è stata ridotta la politica abbia bisogno di sfornare in continuazione personaggi intorno a cui creare un po’ di interesse e, quindi,  audience per capitalizzare il voto passivo di elettori-consumatori.

Ai beneficiari di questa deriva importa poco se la quota di cittadini che si recano alle urne si restringe sempre più.  Anzi, per loro è meglio così. In meno vanno a votare e più aumenta la probabilità del mantenimento del loro potere. Tanto alle urne si recano sicuramente i loro supporter che così contano sempre di più in percentuale.  E possono, nonostante tutto, gridare al successo.

Ricordiamocelo gli assenti hanno sempre torto! Anche se sono in netta maggioranza. Come in Emilia Romagna dove non è andato a votare il 63,33% o come in Calabria dove gli assenteisti del seggio sono stati il 55,93%.

Cosa ha detto, infatti, il Premiera a caldo?  “Male l’affluenza, bene il risultato“! E  poi su Twitter: “Due a zero netto con quattro regioni su quattro strappate alla destra in nove mesi. La Lega asfalta Forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40 per cento”.

Ma direte: Renzi pensa davvero di rappresentare il Paese con  il 40% del 40%? Cioè poco più del 15%?

Evidentemente si se ha continuato a minimizzare il dato di questo pauroso scollamento democratico tra elettori e attori della politica dichiarando : “Il fatto che non ci sia stata una grande affluenza è un elemento che deve preoccupare e far riflettere ma che è secondario perché, checché se ne dica, non tutti hanno perso”.

Avete capito? Per il capo del governo “è secondario” questo plateale atto di sfiducia. Lasciamo alla vostra libera interpretazione quale possa essere  la sua scala di valori democratici.

Ma cosa “è primario” per lui? Il consenso di Marchionne? Quello di Confindustria? Quello paterno del Cavaliere? Quello del suo fan club de “la Leopolda”? Abbattere l’articolo 18 e rendere tutti licenziabili e  precari?

Sicuramente non lo è l’opinione dei lavoratori che scendono in piazza, i loro sindacati ed in modo particolare la CGIL, per i quali sembra solo provare disprezzo. Proprio come Berlusconi nel suo ventennio.

Comunque nemmeno al Cavaliere, nonostante la sua potenza di fuoco,  è riuscito di (ab)battere questo importante presidio in difesa del mondo del lavoro. Pur avendo il vantaggio di essere il capostipite di questa politica spettacolo populista.  L’impresa non riuscirà nemmeno all’emulo Renzi. Se ne faccia una ragione.

Perché gli Italiani cominciano ad averne piene le tasche di questi bulletti della politica che si moltiplicano come la pecora Dolly. Cominciano a capirne la vacuità.  Questo loro vivere alla giornata. Questo fare politica “ad orecchio”. Senza una visione culturale definita, senza un orizzonte credibile. Persino il fenomeno Grillo comincia a sgonfiarsi.

E’ la realtà che è più coriacea della finzione. Con la drammaticità della vita dei lavoratori e dei giovani disoccupati che non può certo essere lenita dal profluvio di slogan pur sapientemente somministrati con parlantina fluente.

E se stai togliendo diritti e rendendo più facile per tutti il licenziamento, la verità viene a galla anche se provi a mascherarla con l’inglese.

Certo la società si è auto disarmata con la cancellazione di quei presidi democratici di massa qual’erano i partiti veri, quelli che gli garantivano partecipazione e ruolo. Senza di essi è tutto più difficile per districarsi e trovare una via d’uscita.

Eppure sembra che l’ubriacatura da slogan sia destinata ad esser smaltita  più velocemente di quanto non accadesse prima. E sempre di più appaiono essere gli italiani che non vogliono ridursi a“gregari di nessun Matteo”.