Nella elezione referendaria del 2 giugno 1946 Matera fu, nel Sud, pur con la vittoria della monarchia, la città che dette una delle più alte percentuali alla Repubblica.

Da quella consultazione nacque la Costituzione repubblicana, considerata “la più bella del mondo”, anche perché forte della esperienza americana e di quella francese. Grazie a quella Costituzione, ispirata agli ideali cristiani e socialisti, è nata una Italia moderna e più giusta, quella delle grandi riforme sociali, che, per Matera, ha significato la riforma agraria, la legge di risanamento dei Sassi, il possesso della terra e la casa popolare a Serra Venerdì, a Lanera, a Spine Bianche, ad Agna, a La Martella…

Oggi si propone una riforma voluta da un PD francamente irriconoscibile, schiacciato da un Renzi che insulta e aggredisce. Cosa veramente indegna per un primo ministro.

La riforma, come è noto, prevede il depotenziamento del Senato, cui, dalla storia, è stata sempre attribuita particolare autorevolezza. In più, e in piena coerenza con progetti autoritari, si propone una legge che ricorda la legge truffa e la legge Acerbo. Si tradiscono così le nobili battaglie che a Matera furono condotte da Michele Bianco, Michele Guanti, Giorgio Amendola, Gerardo Chiaromonte e mille semplici militanti.

E’ notevole il fatto che proprio a Michele Bianco il PCI attribuì il compito di capofila nella battaglia contro la legge truffa!

Con la riforma voluta da Renzi, invece, si depotenzia un ramo del Parlamento, che diventa, a tutti gli effetti, un’anatra zoppa. E ciò non può non tradursi in un automatico rafforzamento del potere esecutivo. Né è vero che la riforma fa risparmiare sulle spese, perché il Senato, pur depotenziato e quasi ridicolizzato, rimane comunque.

Nemmeno è vero che il “bicameralismo paritario” è paralisi nella vita politica. L’Italia, infatti, è il Paese europeo che ha più leggi. Piuttosto è vero che è molto più importante avere leggi a lungo preparate, ma ben fatte, invece che leggi raffazzonate, come quelle fatte dal governo Renzi e dalla sua “accozzaglia” – veramente tale – che, puntualmente, come sta succedendo da qualche tempo a questa parte, richiedono un conseguente referendum, sempre costoso e sempre ostacolo ad una rapida applicazione delle leggi stesse.

I nostri padri, che si chiamavano De Gasperi, De Nicola, Benedetto Croce, Terracini, Calamandrei, Amendola, Nenni, Bianco, Guanti non possono essere corretti e “traditi” da Renzi e Boschi, né dal PD, quello vero e sincero. In omaggio a questi padri il PD vero e Matera devono dire un forte No a chi vuole vanificare una Costituzione che ha fatto una Italia grande e democratica.

E Matera, capitale europea della cultura, ne porta i migliori segni.

Si salvi dunque la Costituzione. Si dica NO!

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(NB: le foto rilevate dal web sono del MUV)