E se al presidente Marcello Pittella, che ha annunciato già da alcuni mesi di volersi ricandidare alla guida della Regione Basilicata e poi di voler correre anche per le ”Politiche”, modificando qualcosa nello Statuto per evitare problemi di governabilità, succedesse una figura di spessore europeo come quella del fratello Gianni, attuale capogruppo del Socialisti & Democratici nel parlamento europeo? Fantapolitica? La voce gira e rimbalza a margine dell’inconcludente, ”strumentale” e ”strategica” trattativa, per dar vita a un governissimo al Comune di Matera. Altro contesto, quello di Matera dove si tira a campare, ma dove tutti o quasi preferiscono lasciare che le cose seguano il loro corso, guardando a Potenza e a Roma per quello che potrebbe succedere. E se,sopratutto, il segretario nazionale del Partito Democratico, Matteo Renzi,riuscirà a riannodare le fila del dialogo all’interno del partito, nella coalizione (Angelino Alfano ricorda l’affidabilità dell’Ncd) , con Forza Italia e,in particolare, con M5S dopo le accuse reciproche di inaffidabilità sulla provenienza dei franchi tiratori. Un voto,non dimentichiamolo, preceduto dall’intervento – per qualcuno a gamba tesa- dell’ex presidente della Repubblica Giorgio ” King George” Napolitano, che ha mostrato non poche perplessità sul modello elettorale tedesco con ”compromesso” all’italiana. E allora tempo al tempo anche nel ”laboratorio” Basilicata dove sono possibili, e si sperimentano tutte le formule e alleanze, comprese le inversioni ad ”U” per raggiungere numeri e consensi. Da noi si voterà per le regionali nel 2018,alla Regione e probabilmente nei due capoluoghi, ma per quella data occorrerà puntellare le alleanze nel variegato universo renziano che ha visto nella prima ora, sin dalle primarie che avviarono la fulminea carriera del Matteo nazionale, lavorare e schierarsi insieme i parlamentari europeo Gianni Pittella e nazionale Maria Antezza, che nel collegio di Matera mantiene intatto il suo peso politico. Un eventuale ritorno di Gianni Pittella per le regionali del 2018 servirebbe a consolidare l’area renziana riducendo, nel caso di intese o alleanze da centrosinistra, le possibili velleità dei fuorisciti di articoli 21, che in Basilicata (almeno sulla carta) vanterebbero ancora un peso. Ma saranno le urne, i progetti, le alleanze e la credibilità di dirigenti e candidati a dire quanto contano gli uni e gli altri, alla luce di un calo demografico oggettivo e degli effetti legati alle vicende petrolifere. Certo è che l’avvicendamento alla guida della Regione Basilicata è nello stato delle cose, che avvenga o meno tra Marcello e Gianni Pittella. La Basilicata attende che si metta mano, con volontà e concretezza, a un percorso di ripresa ma su un modello di sviluppo sostenibile che armonizzi risorse e potenzialità. Cultura, ambiente e turismo sono la priorità con l’appuntamento di Matera capitale europea della cultura 2019, che va avanti con il freno a mano tirato, i protagonismi, le conflittualità e gli opportunismi della politica all’interno della Fondazione. E poi ci sono l’oro bianco, l’acqua, e quello nero, il petrolio, croce e delizia sul piano gestionale e dei benefici per la Basilicata. Servono un cambio di rotta e un colpo di reni intorno a un progetto e a figure operative, preparate e concrete. Sarà ancora un ”Pittella” a guidare la Basilicata? Non è da escludere. Ma occorre ridefinire meglio le tessere del mosaico della politica,smontando e rimontando daccapo . Il ”laboratorio” Basilicata (lasciamo da parte i trasformismi trasversali di Matera e le forzature di Potenza) è in grado di trovare la formula giusta? Un candidato materano nel Pd non lo vediamo. Tocca ad altre formazioni tirarne fuori uno. I soliti rumors non escludono un ritorno di Filippo Bubbico o una candidatura di Nicola Benedetto, qualora non dovesse trovare spazio nella nuova giunta regionale che dovrebbe annoverare tre assessori materani come Roberto Cifarelli (in attesa da un po’), in aggiunta a Luca Braia e Nicola Benedetto. I conti non tornano…tanto più chè a questo punto ci vorrebbe la mediazione di una segretario regionale di peso. Ma dopo la dipartita di Antonio Luongo non se ne è venuti più a capo. Si pensa all’uomo che si rimbocca le maniche e si dà da fare. Servirebbe un ”Salvatore” e l’on Margiotta ( di radici scudocrociate) sembra proprio l’uomo giusto al posto giusto. Ma dovrebbe lasciare la vita parlamentare romana per tornare in Basilicata. Percorso possibile? Forse. E le nuove leve? Con la scomparsa dei partiti e delle scuole di formazione politica la voglia di impegnarsi è sotto il valore soglia. Pochi spazi, tanto correntismo, teste di legno che tirano dritto e ricambio generazionale al rallentatore. Ma ne riparliamo a ridosso delle elezioni. Movimenti, partiti grandi e piccoli e sorprese (le chiamano outsiders) scaldano i motori per Potenza o per Roma. Ne riparleremo.