Poche tratte ferroviarie, caselli chiusi e tanti treni dei desideri che continuano a marciare a bassa velocità, con la Basilicata che rischia di finire su un binario morto, come vorrebbe l’ennesimo e ricorrente progetto di accorpamento delle regioni sulla base dei numeri e dell’analisi costi-benefici.

L’ultimo la vorrebbe aggregata alla Calabria, dopo quelle sulla spaccatura quasi naturale legata alle aree metropolitana di Puglia ( provincia di Matera con Bari) e della Campania ( gran parte della provincia di Potenza con la Campania).  Altri dalla Capitale, o in altri ambienti, continuano a disegnare e a ipotizzare aggregazioni funzionali sulla carta agli interessi ragionieristici o delle opportunità per gestire, in altre sedi, risorse importanti come petrolio, gas e acqua, che la Basilicata riesce a far fruttare con molte difficoltà sia in termini di introiti che nella gestione dei servizi e nella manutenzione del territorio. E poi il ricorrente ”cliché” dello studio di 20 anni fa della Fondazione Agnelli che aveva visto – con lungimiranza- la soppressione per incorporazione dell’eterogeneo territorio della Basilicata una regione nata da aree che storicamente, culturalmente e geograficamente facevano parte di altri comprensori.

La Grande Lucania andava dal Sele all’Ofanto, Metapontino e Materano facevano parte della Terra d’Otranto. Poi interessi, editti, lasciti e guerre portarono nei secoli – per sommi capi- all’attuale definizione geografica senza risolvere alcun problema di armonizzazione dal punto di infrastrutturale e amministrativo. Anzi nell’ultimo decennio il processo di accentramento a livello regionale è stato favorito dal depauperamento e non solo demografico delle aree interne, con un modello di sviluppo che ha lasciato solo il deserto dalla industrializzazione e dai fallimenti dei vari bandi di reindustrializzazione.

L’agricoltura, l’artigianato e il sistema delle piccole imprese sono settori che hanno subito ritardi nei processi innovativi e organizzativi, che ne hanno ridotto la competitività, mentre la formazione -se non in una piccola percentuale- ha innescato pochi processi di imprenditorialità. Il turismo ha dato segni di vivacità con investimenti significativi da parte dei privati e incentivi da parte della Regione. I conti, però, non tornano se la fuga di giovani professionalità continua a essere una costante e se le società di servizi continuano a portare ora su Napoli, su Bari o in Calabria competenze e decisioni che riguardano la Basilicata. Un dato inevitabile quando si continua a spremere il limone del mantenimento delle posizioni lungo un percorso che dai piccoli centri ha colpito prima Matera e poi Potenza.

Occorre un inversione di tendenza per bloccare la deriva dello smembramento. Matera capitale europea della cultura per il 2019 è una opportunità per tutta la Basilicata, e non solo sul piano turistico, se si faranno scelte lungimiranti per aggregare aree marginali ma anche forti sul piano della competitività delle regioni vicine. Ma occorre investire in infrastrutture di comunicazione materiali (trasporti, strade, servizi)e immateriali (banda larga e servizi divulgativi) che ci aiutino a vendere quello che di unico abbiamo sul piano ambientale (ma facendo i conti con le modalità di sfruttamento energetico intensivo), culturale e tradizionali. E su quest’ultimo punto occorre mettere a fuoco, con gli opportuni correttivi, una politica di rilancio dell’economia a tutti i livelli inserendo elementi di vantaggio sul piano fiscale e del costo delle utilities per quanti intendono investire in Basilicata.

Terreni, costi burocratici, energia, acqua, gas e internet dovrebbero essere offerti a costi dimezzati come accade nelle province di Nazioni dell’Est e del Nord Europa che fanno ponti d’oro alle imprese italiane. E poi la formazione che va finalizzata e verificata alla scadenza, insieme ad eventuali finanziamenti, per valutare i ritorni degli investimenti. Se sono fini a se stessi e non portano vantaggi al territorio è giusto che il ” Pubblico” rientri da quello che è stato speso male o in maniera assistenzialistica.

Anche l’Università deve poter contare di più, completando e rafforzando quello che già c’è o si può modulare in settori strategici : dall’agricoltura all’energia, ai beni culturali, all’innovazione. Un discorso che si sposta sulla ricerca dando il giusto valore a strutture di livello internazionale come il centro di geodesia spaziale ”Giuseppe Colombo” di Matera,punta avanzata internazionale sugli studi della terra e di tante missioni spaziali. Le piccole realtà di fondovalle, fatte di scansioni in tre D e di osservatori iconografici da notti plenilunio, è giusto che siano considerate ma per quelle che sono nella loro dimensione locale.

Continuare ad accentrare con la lente opacizzata e superata del campanile o della vecchia logica ”dell’avere tutto in mano” per gestire l’ultima poltrona disponibile finirà con l’accelerare il processo di disgregazione territoriale. E la manutenzione del territorio non si governa con la sovrapposizione di competenze tra vie blu, grigie, arcobaleno, di forestali a scadenza determinata, in attesa di rivedere la governance di enti e subagenzie agricole senza aver chiari criteri di efficienza e produttività.

Anche qui chiarezza sul come fare per invertire una tendenza, che è figlia di calcoli sbagliati spesso legate a nomine compensative che hanno portato alla Basilicata sull’onda della disgregazione. E qui la conta della serva ragioniera fatta dall’esterno parla di una popolazione con 590.000 abitanti, di residenti effettivi che scendono di un buon 20 per cento, di una forza lavoro che decurtata di anziani, bambini, disabili e senza lavoro si ferma alla metà.

Dati indefiniti che lasciamo agli eredi del familismo amorale e alla convegnistica del ” Che fare?” , mentre continua l’inarrestabile decentramento di funzioni e di rappresentanze istituzionali fuori dalla Basilicata, banche comprese. Qualcuno ipotizza di trasformarci per Statuto in zona franca… ma anche su questo occorrono franchezza e coraggio.

Difendiamo la Basilicata, come la Costituzione chiama questo territorio, rilanciando sulla progettualità concreta fuori da ogni logica di campanile.