In ospedale, a trovare i feriti di un atto terroristico è la prima cosa doverosa che in genere fanno gli esponenti delle istituzioni, ad ogni latitudine della Terra.

Non è successo così a Macerata.

I sei ragazzi feriti sabato dagli spari del fascio-leghista Traini, infatti, non li è andati a trovare nessuno a ridosso dell’evento di cui sono stati vittime.

Come se non fossero vittime come tutte le altre, derubricandole a persone di serie B. Eppure sono solo esseri umani, seri ragazzi feriti e spaventati come lo sarebbero tutti in queste circostanze.

Unica colpa e di non essere a casa loro ed avere un’altro colore della pelle: Janifer Otioto (29 anni) colpita alla spalla mentre aspettava l’autobus, Gideon Azeke (26 anni) colpito alla gamba destra, Mahamadou Toure (28 anni) il primo ad essere colpito e ricoverato in rianimazione con un ematoma al fegato, Wilson Kofi (20 anni) che ha riportato diverse fratture alle costole e una contusione polmonare, Festus Omagbon (32 anni) con una sospetta lesione vascolare al braccio destro, Omar Fadera (23 anni) colpito solo di striscio e dimesso subito dopo.

Una vergogna e una  circostanza emblematica dello stato di degrado culturale e politico in cui sta precipitando questa Nazione e la sua (diciamo così) classe dirigente.

Solo oggi il Ministro Orlando sembra che si recherà a trovarli. Meglio tardi che mai.

A precederlo e a smuovere le acque, meritoriamente, lunedì sera è stato Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista ed esponente della lista Potere al popolo. Poi, nella giornata successiva:  Beatrice Brignone di Possibile e candidata LeU e finalmente il sindaco Romano Carancini (PD) e la sua Giunta.

Da segnalare che sabato a Macerata c’era comunque stato il ministro Minniti, che però si è limitato a partecipare alla riunione in Prefettura del comitato per l’ordine e la sicurezza, nonchè il vice segretario del PD Maurizio Martina che a sua volta ha fatto visita alla sezione del proprio partito oggetto anch’essa dell’attenzione pistolera di Traini.

Rumorosa anche l’assenza di Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, nata proprio nella città teatro del sanguinoso evento e dove per altro è stata anche eletta nel 2013.

Una pericolosa dimostrazione di scarsa reattività di chi dovrebbe -invece- dimostrare coraggio e lucidità politica ed istituzionale in una situazione di deliberata mistificazione della realtà fatta da chi, parlando di una invasione che non c’è (se ancora i numeri contano qualcosa) associa l’immigrazione tout court alla disoccupazione e alla criminalità.  Creando paura ed allarme sociale.

Dando la stura -con la scusa di voler “vendicare” la povera Pamela (uccisa ancora non si sa da chi), in una vendetta non richiesta da nessuno, tanto meno dai familiari della ragazza che chiedono con dignità e correttezza giustizia nella legalità- a chi pensa di poter dare  libero sfogo alla propria demenziale violenza.

Dando la stura ad un neofascismo che pensa di poter avere ancora diritto di cittadinanza in una Nazione nata proprio dalle ceneri del regime fascista, dal sacrificio di migliaia di vittime cadute per ridare la libertà agli italiani.

Questa -forse qualcuno non se n’è accorto- è una Repubblica antifascista e patriota, ovvero titolato ad agitare legittimamente la bandiera tricolore, è chi la rispetta e ne applica la sua Costituzione.