L’equivoco o la forzatura sulla doppia denominazione di Basilicata e Lucania ci sta tutto per parlare di un evento regionalizzato come Matera 2019, e che vede -con tutti i limiti e le opportunità che la cosa comporta- il massimo ente territoriale socio di maggioranza nella Fondazione.

Se poi a riproporlo è una testata nazionale, come ‘’Il Fatto Quotidiano’’ con le firme di due saggisti e giornalisti di peso come Pietrangelo Buttafuoco e Antonello Caporale, e allora significa che la strada della crisi di identità e delle forzature per tenerla in piedi confermano tutti i fattori che ne stanno accelerando crisi e degrado: mediocrità della classe dirigente, che non ha aperto spazi sul piano qualitativo al rinnovamento, invecchiamento, spopolamento della popolazione emigrazione dei giovani con trolley e tablet (salvo a compiacersi con interviste e servizi sui media per quanti hanno fatto fortuna all’Estero) assenza di un modello di sviluppo sostenibile con l’occasione persa dopo la rivolta contro il sito unico nucleare di Scanzano Jonico del 2003.

Senza dimenticare la scarsa lungimiranza nell’uso delle risorse energetiche e idriche con poche ricadute sul territorio, ma con tante polemiche sulle conseguenze sulla salute della gente e sui territori e con una crisi ‘’gestionale’’ ( l’esercizio provvisorio di bilancio della Regione Basilicata ne è una conferma dopo il salvataggio dalla bancarotta del capoluogo regionale Potenza) anche a causa del ridotto introito delle royalties nonostante l’annuncio di Eni di destinare 39 milioni di euro alla Basilicata.

E questo conferma la ‘’scarsa’’ euforia della Lucania antica (sul piano territoriale e culturale) e di quella amministrativa e geografica della Basilicata, come è correttamente riportato nella Costituzione e nello Statuto regionale. E allora il link circolato sul web ha anticipato, e con commenti diversi il servizio sul giornale cartaceo all’insegna ”…Del non date retta. E’ l’ennesimo servizio strumentale anti Matera 2019…” o ” Siamo ridotti male. Siamo finiti nelle mani di rubagalline e incompetenti’’, “ Solo eventi…purchè si spenda”, il servizio di quattro pagine de ”Il Fatto Quotidiano” .

Un servizio con la copertina dedicata a ” Matera Sassi d’oro” e un sommario che fa riferimento a ”Pietre e petrolio. La Basilicata esiste solo sulla carta, con Potenza è guerra fratricida: il capoluogo ha il greggio, ma l’altra avrà 295 milioni come Capitale della Cultura. Casse piene, ma poche idee”.

Lotta fratricida? Non ci sembra vista la scarsa autonomia decisionale di Matera, in relazione alla rappresentatività delle due province, e per i motivi di regionalizzazione dell’evento Matera 2019 detti prima. Piuttosto. occorre riaccendere l’entusiasmo dopo tre anni di polemiche, seguiti alla ‘’discontinuità forzata’’ e tutta politica, in seno al Pd, che hanno estromesso Salvatore Adduce alla guida del Comitato MT 2019 e poi nella Fondazione a seguito del ribaltone con maggioranza trasversale al Comune di Matera, con la elezione di Raffaele De Ruggieri. Un ‘’verdetto’’ che fuori dalla Basilicata molti non hanno compreso, conoscendo poco fatti e misfatti della politica locale con sponda regionale.

E i risultati si sono visti fino al ritorno di Salvatore Adduce alla guida della Fondazione, con tutte le polemiche e le perplessità che la cosa ha destato, e con un ingresso a pieno titolo del Pd ufficiale nella corposa maggioranza presieduta da Raffaele De Ruggieri fino al 2019 -2020, in aggiunta ad alcune civiche che annoveravano ex esponenti o contigui a correnti regionali di area renziana. Un modello che, a quanto pare, si sta replicando per le prossime elezioni regionali a sostegno del presidente Marcello Pittella. Tanta politica di posizionamento di consolidamento del potere per il potere e con lo spauracchio di Lega e M5S da esorcizzare. Vedremo.

Salvatore Adduce, intanto, che ha recuperato visibilità e presenza di tre anni fa e passa, quando era sindaco e presidente di Matera 2019, ha dichiarato ai giornalisti del ‘Fatto Quotidiano’’ di aver ‘’fatto da pronto soccorso’’. ‘’C’è bisogno di me –ha detto- ed eccomi qua. Con la Fondazione faremo grandi cose…Siamo già oltre il 170 per cento dei visitatori rispetto a quattro anni fa. E la curva si impennerà non appena inaugureremo l’anno della cultura, del primato materano in Europa’’. E del resto sono in cantiere 70 eventi, con quattro grandi mostre. Quante alle opere pubbliche, da parte i mirabilanti programmi con risorse milionari del Patto per la Basilicata gli investimenti per Matera 2019 hanno subito un ridimensionamento a causa di aspetti organizzativi come è emerso nel corso del vertice di un mese fa in Prefettura con il ministro per il Mezzogiorno e la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, e il ‘’facilitatore’’ di Invitalia Salvo Nastasi. Ma l’economia,quella delle mani libere va, nella filiera turistica ricettiva e di ristorazione con un tournover pauroso e a volte sospetto di cambi di gestione, che contribuiscono a tenere viva l’immagine ‘’cartolina o selfie’’ se preferite della Città dei Sassi. Serviva altra tipologia di investimenti imprenditoriali, duraturi, di prospettive, che valorizzassero l’identità culturale della storia millenaria della città. E invece, poco o nulla, sulla scia dell’idea demoetnoantropologica. Attendiamo la palazzina intelligente e innovativa del ‘’5G’’ e quanto al turismo, senza programmazione, è saldamente nella mani pugliesi.

Il servizio giornalistico, come accaduto in altre occasioni, offre altri spunti interessanti sui dati statistici, per riflettere su qualità e consistenza dell’offerta, con tanto di riferimento delle fonti. Alcuni dati , sconosciuti per i più , danno 6 punti wi fi a Matera(il riferimento è a quelli pubblici),il 25,7 punti percentuali di raccolta differenziata, 13 per cento di disoccupazione ( e il sommerso ?) e i 786,775 turisti l’anno. Riferimenti scontati alla debolezza della rete infrastrutturale e dei trasporti. Non c’è l’aeroporto regionale, con lo strabismo regionale su pista Mattei ( attendiamo nuovo bando) e compartecipazione in quello extraregionale di Pontecagnano(Salerno).

Fatto sta che Matera ha come hub naturale di riferimento Bari per porto, aeroporto , ferrovia e strade, anche in relazione all’ adeguamento in corso della statale 96 progettato e finanziato da Anas Puglia. Citiamo doverosamente il treno Freccia rossa di Trenitalia, che ferma alla stazione di Ferrandina-Matera, e che rappresenta il fatto nuovo sul piano dei trasporti degli ultimi anni. Nulla ancora sul fronte della razionalizzazione dei bus navetta con l’aeroporto di Bari o per le cors delle Fal e nulla sull’avvio di un minimo di collegamento comprensoriale, sempre con autobus, da Matera con altri centri della collina e della montagna o rivieraschi del Metapontino. Non ci meravigliamo più tanto, vista la “limitatezza’’ di corse bus tra Matera e Potenza, tra Basilicata e Lucania.

Buttafuoco e Caporale hanno raccolto tante dichiarazioni di cittadini (dalla vicenda del taglio degli alberi di Lanera al rischio che Matera diventi un LunaPark come accaduto altrove) e interviste provocatorie con l’attore contro Ulderico Pesce sul tema ‘’ Petrolio e spopolamento ci uccideranno’’. E poi i riferimenti al giornale dell’Eni, ‘Orizzonti , idee dalla Val D’Agri’’ ,diretto da Mario Sechi, che annovera direttori, lobbisti e sociologi, da Domenico De Masi a Claudio Velardi,gli unici citati come esempio nel box ,le dichiarazioni lungimiranti dell’artista siciliano Pietro Consagra per il quale c’è un progetto della Fondazione per recuperare e acquisire le opere, dopo l’esperienza di quasi 40 anni fa nei rioni Sassi. Uno specchietto anche su tre personaggi che conterebbero in città e nelle regione,aggiungiamo, visto il ruolo che ricoprono. Sono Vito Santarsiero attuale presidente del consiglio regionale, Angelo Tosto imprenditore Tv e Pasquale Lorusso presidente di Confindustria. Indicazioni centrate? Pareri e valutazioni discordanti con le consuete analisi sui rapporti tra politica, economia, affari, convenienze che allargano l’orizzonte ai meandri trasversali di personaggi di peso, noti e meno noti e, comunque, funzionali a tirare avanti anche con il naso turato.

Niente ricambi generazionali, fatta eccezione per le teste di legno (e i dati su spopolamento e fallimenti elettorali lo confermano), e conseguente negazione delle teorie evoluzionistiche. Nessun riferimento (ci mancherebbe altro) a Charles Darwin, ma piuttosto ai fautori della “fissità della specie’’ come Jean Baptiste Lamarck e Carl Nilsson Linneaus noto come ‘’Linneo’’ che difenderanno l’homo lucanus del potere ristretto fino alla sua estinzione. Povere Lucania …e Basilicata.

Ne riparliamo dopo le elezioni amministrative e dopo l’euforia del 2019.