1. C’è una insostenibilità democratica per l’infantilismo politico di cui sta dimostrando di essere affetta la politica italiana in questa delicata fase della storia della Repubblica.

Un infantilismo che riguarda gli improbabili “leader” (vecchi e nuovi) affetti da eccessivo personalismo, una insostenibile retorica da campagna elettorale permanente e -per contro- una manifesta drammatica incapacità a rielaborare e ricollocare la propria azione alla luce delle scelte degli elettori e nell’ambito delle regole della democrazia rappresentativa.

Un infantilismo che si estende anche ad una parte dell’elettorato (ma non potrebbe essere altrimenti, considerato che gli eletti sono lo specchio degli elettori) che accomuna la politica al tifo calcistico.

Questo fenomeno, estremamente pericoloso per la democrazia e dannoso per gli interessi di ogni cittadino, sta emergendo in modo drammatico in queste giornate in cui chi è stato eletto in Parlamento, in proporzione (sostanzialmente) al gradimento degli elettori, non è capace di costruire (come è suo dovere) intese -pur tra forze diverse- per dare un governo al Paese.

Eppure è l’A-B-C della  democrazia parlamentare. Insomma, stiamo assistendo ad una plateale (e preoccupante) dimostrazione di ignoranza politico-istituzionale.

Da quando esiste la Repubblica, in campagna elettorale i partiti se le cantano di santa ragione: espongono i propri punti e si scagliano contro l’operato degli altri. E’ normale, ognuno cerca di prendere più voti che può.

Ma, finita la raccolta del voto, è altrettanto normale fare un bilancio del proprio risultato (magari analizzandone le ragioni) e pensare -in base all’entità del consenso ricevuto (più o meno grande che sia)- a  dialogare con gli altri per trovare punti di intesa tra chi è meno distante per dare -come è nella ratio del voto- un governo al Paese.

E’ a questa elementare regola della nostra democrazia che tutti gli eletti (pagati profumatamente già da due mesi) dovrebbero applicarsi maggiormente per darle esecuzione.

Ma questa loro palese incapacità a fare bene il proprio mestiere sta mettendo il Capo dello Stato con le spalle al muro.

Mattarella è stato corretto e (fiutata la situazione) per davvero pedagogico sin dall’inizio. Infatti, nel suo intervento a conclusione del primo turno di consultazioni ha ricordato proprio l’A-B-C che stiamo qui ricordando a noi tutti. E nei vari passaggi è stato altresì rispettoso del peso dei vari partiti e della varie ipotesi possibili.

Ma infantili e dispettosi come bambini, dopo ogni giro di giostra, i pseudo leader -dopo tanto dichiarare a destra e a manca- ritornano sempre alla casella di partenza di questo tragico gioco dell’oca.

Però, incapaci e senza il coraggio di stringere le alleanze possibili e avendo con i loro atti boicottato il lavoro di Mattarella, si dichiarano poi disponibili a sostenere un “governo del presidente” che dovrebbero votare insieme a chi, sino a poco prima si dichiarava di non poterlo fare mai e poi mai.

Quindi, nel caso questa ipotesi andasse in porto, non sarebbe altro che il monumento più grande alla loro ignavia ed incapacità.

Che dire poi del grido che s’alza (non sappiamo quanto convinto) di un ritorno: al voto, al voto?

E per fare cosa? Per perdere un bel pò di soldi, un bel pò di tempo e…. per ritrovarsi poi allo stesso punto di prima?

E finiamola pure con la illusoria ricerca di nuove e fantastiche leggi elettorali che non potranno mai risolvere questo deficit di cultura politico-istituzionale.

Piuttosto, signori, avete voluto la bicicletta? E allora pedalate! Magari studiando un pò di più le regole del gioco e non solo il prezzo d’ingaggio.

Perché fare politica e governare è comunque un’arte (del possibile e dell’impossibile)….. non roba da mestieranti da strapazzo.