“Cerchiamo di fare bella figura… facendo vedere e fruire a quanti vengono a Matera, aldilà dei numeri e dei dati statistici in crescita,che la ” Città dei Sassi e dell’Habitat rupestre” è diventata patrimonio mondiale dell’Unesco per il sistema di raccolta delle acque, per gli ambienti del vissuto dell’uomo e delle tecniche tradizionali e millenarie di costruzione che ne hanno fatto un esempio unico, al quale si sono ispirati in tanti e che qui, paradossalmente, sembrano essere stati messi da parte”. Pietro Laureano, architetto, esperto Unesco e autore di quella relazione che nel 1993 (25 anni fa) consentì a Matera, in quella famosa audizione a Cartagena (Colombia) di inserire l’antica capitale della civiltà contadina nell’elenco dei beni Patrimono dell’Umanità, evidenzia ancora una volta la ”smemoratezza” di quanti lo hanno dimenticato, per mediocrità e opportunismo,e rischiano di far perdere- e a vari livelli- la grande opportunità di mostrare con ” Matera 2019” che qui è nato un modello, che ha fatto scuola nei percorsi di ”sostenibilità” su temi come gestione della risorsa idrica, restauro, bioarchitettura adotatti in altri contesti. ” Purtroppo non facciamo vedere quella che è la vera anima della città – commenta Pietro Laureano, che riprende quanto ha dichiarato nei giorni scorsi in una intervista pubbicata su ” La Repubblica” nel servizio ” La mia Matera città contadina, cosi ha stregato milioni di turisti”. E si rischia di non far vedere, come accade nella gran parte dei casi, quanto indicato nel dossier di candidatura. Jacopo Fo mi ha rimproverato perchè venendo a Matera non ha visto quello che abbiamo raccontato di avere. Il nostro patrimonio dobbiamo farlo vedere a cominciare dal sistema di raccolta e distribuzioni delle acque che è unico. una meraviglia e va tutelato e manutenuto, ma per questo occorre vigilare per evitare danneggiamenti o alterazioni di ambienti”. E Laureano ha messo il dito nella piaga a causa di una politica delle ”mani libere” che consente a tutti o quasi di fare quello che gli pare, dimenticando che i rioni Sassi sono giunti fino a noi, perchè gli abitanti hanno portato avanti una sapiente azione di riempiemento e svuotamento degli ambienti, compensando vuoti, pieni e dimensioni. Adesso che si è svuotato e alleggerito e basta, utilizzando in alcuni casi tecniche moderne di intervento cosa accadrà alla distanza? Ricordiamo cosa era stato detto nelle imminenze del crollo luttuoso di Vico Piave…controlli, monitoraggi, fascicolo del fabbricato ecc, visto che la Matera del Paino a ridosso dei rioni Sassi poggia su un sistema ipogeo diffuso. Lo diciamo a quanti fanno finta di nulla e si riempiono bocca e mani del brand Matera 2019, perchè occorre spendere e spandere comunque, senza un quadro di riferimento o un programma di sviluppo credibili. ” Matera – aggiunge l’architetto- e non mi stancherò mai di ripeterlo deve difendere identità, storia e territorio, che sono un modello unico di esperienze e buone pratiche da portare avanti con la capitale europea della cultura 2019, che ben si inserirebbe nel programma agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile del pianeta. Tant’è che Papa Francesco ha scritto l’enciclica ‘Laudato Si’ su questo tema.E noi ? E Matera che fa? Non coglie l’occasione per ribadire, ma nei fatti, che questo percorso l’ha avviato da tempo e non è la cartolina, il paesaggio ammira e fotografa che continua ad attirare turisti, che sanno poco di questi luoghi o non viene fatto vedere loro cosa è il sistema idraulico di raccolta e distribuzione delle acque, che ha consentito alle popolazioni di vivere per secoli usando tecniche tradizionali. Tecniche che abbiamo esportato e poi applicate in altri contesti . Pensate al vivere in grotta dei cinesi…Lo hanno fatto dopo un iniziativa esportata da Matera. Pensate alla bioarchitettura che è una fase evolutiva di quello che è Matera e di altri contesti mediterranei, all’uso passivo dell’energia o alle tecniche di coibentazione con il cocciopesto, agl intonaci che rivestono ipogei e ambienti tufacei. Chi porta avanti questi percorsi divulgativi e formativi?”. Parole sante che trovano riscontro a quanto accade nei rioni Sassi dove, salvo alcune eccezioni, ci sono maestranze di fuori regione o di altri Paesi,che poco hanno a che fare con la nostra tradizione costruttiva. Tutto nuovo…anche troppo. ” Servono vigilanza e qualità – commenta Laureano. Ma occorre cambiare rotta. Non mi riferisco alle attività ospitate, che contribuiscono a muovere l’economia, ma alle strutture che in alcuni casi hanno altra fisionomia o sono state alterate negli aspetti architettonici e funzionali. Ci sono una storia e un dossier da rispettare. Abbiamo gli occhi del mondo per Matera 2019. Non sprechiamo questa occasione. Siamo in ritardo, da quanto leggo in questi giorni. Ma dobbiamo produrre il massimo sforzo per ben figurare”. E come non raccogliere l’invito di Pietro Laureano. La realtà , però, è quella che è…se il clima in giro non è dei migliori e la gente è delusa. Troppi ritardi, scarsa trasparenza, e un indecoroso spettacolo a posizionarsi comunque e ovunque per il 2019, che la dice lunga come il quadro e i contenuti siano fermi all’entusiasmo di quel 17 ottobre 2014, anno della proclamazione di Matera a capitale europea della cultura. Attendiamo bandi e cantieri, quegli otto progetti indicati, dopo il vertice in Prefettura con il ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti e con Salvatore Stasi di Invitalia. E di vedere se riuscirà, per tempo, di realizzare una o entrambe le strutture per svolgere gli eventi , una per cinque milioni di euro alla Cava del Sole, e un’ altra per acquistare e riqualificare (costi complessivi da definire) il prestigioso cineteatro Duni dopo l’annuncio ( e siamo fermi a quello) della disponbilità a intervenire, con un emendamento al prossimo bilancio, fatto dal presidente della giunta regionale Marcello Pittella. Nel frattempo vanno avanti le attività e gli eventi mensili di avvicinamento della Fondazione, il prossimo 19 marzo a Tricarico nel ricordo del poeta sindaco Rocco Scotellaro, e le perplessità non del tutto sopite sulla elezione avvenuta a Potenza del neopresidente Salvatore Adduce. Purtroppo Matera, che ha perso autonomia decisionale, continua a subire i contraccolpi,i veti e le conflittualità legate a una campagna elettorale da collegio unico regionale. Equilibri e,aggiungiamo, rese dei conti non sono stati ancora definiti. Servono credibilità e trasparenza e quest’ultima è come l’araba fenice, non si vede sia nel reale che nel virtuale. Abbattuta da un cecchino o ingabbiata dai maneggioni della politica ? Che squallore.