Nel mentre il “califfo” Erdogan viene ricevuto con tutti gli onori in Italia continuano i bombardamenti, le azioni militari e le atrocità del suo esercito contro il popolo “Curdo”, nell’indifferenza generale del cosiddetto “mondo occidentale”.

Ricordiamo, per chi se lo fosse dimenticato,  che i combattenti curdi sono stati i principali artefici della disfatta dell’ISIS a Raqqa e nel nord della Siria. Ma dopo questo straordinario risultato, gli americani e tutti gli altri beneficiari della determinazione di questi combattenti, a fronte di questa offensiva militare scatenata nel distretto di Afrin, si girano dall’altra parte o balbettano qualche improbabile lamentela consentendo nella sostanza ad Erdogan di perseguire lo sterminio del popolo Curdo.

E’ una posizione miope oltre che di profonda ingratitudine da parte degli stati occidentali che dovrebbero, invece, essere molto più determinati a chiedere la interruzione dell’operazione denominata -con un vero ossimoro- “Ramoscello d’ulivo” come in modo puntuale ha fatto rilevare Angelo Panebianco nel suo articolo (Il silenzio sbagliato sui curdi)pubblicato sul Corriere della Sera del 29 gennaio scorso (http://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_29/silenzio-sbagliato-curdi-europa-usa-erdogan-repressione-e7ebb27c-045f-11e8-a380-b73a51b76dad.shtml) che consigliamo di leggere.

Difendere i Curdi –come evidenzia Panebianco– “non è solo una questione di giustizia, è nel nostro interesse. In politica internazionale, spesso, «ciò che è moralmente giusto» e «ciò che è politicamente conveniente» divergono.  Esistono, però, anche situazioni in cui ciò che è giusto e ciò che è nella nostra convenienza, nel nostro interesse, convergono. Forse la difesa della causa dei curdi appartiene a questa seconda categoria. È lecito domandarsi se gli americani (e gli europei al seguito) non stiano per commettere un errore permettendo ai turchi di fare i loro comodi contro i curdi. Un errore così grave da ritorcersi, in pochi anni, contro gli uni e gli altri.

Fin quando la Turchia era ancora sotto l’influenza dell’eredità di Ataturk, il fondatore della Turchia moderna, che egli volle europea, essa era alleata degli occidentali.  La ri-islamizzazione del Paese ne ha anche modificato l’orientamento internazionale. Benché a Erdogan faccia comodo tenere il piede in due staffe (restare, al momento, nella Nato) egli ha scelto, nelle cose che contano, di posizionarsi in senso antioccidentale. L’alleanza con la Russia è un tassello della sua nuova politica estera. Si ricordi che Erdogan ebbe un ruolo nel far nascere e nel sostenere lo Stato islamico. In questo momento, per giunta, l’operazione contro i curdi di Siria non è condotta solo da truppe turche e da mercenari siriani. Stanno dando una mano a Erdogan anche le milizie armate di Al Qaeda. Non si può restare a lungo con la testa sotto la sabbia. Bisogna prendere atto di ciò che è diventata la nuova Turchia. Occorre che essa si trovi finalmente a fare i conti con la fermezza (fin qui inesistente) degli occidentali. I dittatori, infatti, capiscono solo il linguaggio della fermezza.

La seconda ottima ragione per difendere i curdi è che, in caso contrario, si manderebbe un messaggio demoralizzante a tutti coloro che in Medio Oriente sono impegnati, come i curdi, contro l’islamismo radicale tanto nella variante sunnita dello Stato islamico e di Al Qaeda quanto in quella sciita (Iran e i suoi alleati).  Appoggiare e difendere i gruppi nemici dell’islamismo radicale è nell’interesse degli occidentali. Prima lo capiremo e prima ci troveremo a disporre di una strategia di contenimento del fanatismo.”

Nel frattempo che le cancellerie occidentali si svegliano cominciano ad emergere gli orrori di questa sporca guerra di Erdogan come l’uccisione e la orrenda mutilazione di Amina Omar, nome di battaglia Barin Kobani, la combattente delle Ypj, le Unità di protezione popolare femminili , caduta vicino al villaggio di Qarnah vicino a Bulbul, a nord di Afrin.

Le hanno tagliato i seni, devastato l’addome e poi hanno esposto il suo cadavere come un trofeo, mostrandolo in due video di propaganda.

Un orrore che andrebbe fermato.