A 71 anni da quel 25 aprile del 1945, alla luce dell’attualità politica italiana, è bene ricordare a tutti che la stagione precedente a quella data di festa per la liberazione del Paese dal giogo nazifascista, la Resistenza, fu un collettivo esercizio di consapevole sovranità popolare.

Una scelta di migliaia di donne e uomini, molti dei quali poi morti, assunta in libertà ed autonomia che fu fatta per ridare all’Italia la democrazia e la libertà di voto cancellati dal fascismo.

L’azione dei partigiani fu determinante per la vittoria definitiva degli eserciti alleati contro il nazifascismo.

Ed è da questo collettivo esercizio di cittadinanza attiva, dalla consapevolezza di ciò che era stato perso nel ventennio fascista ed appena riconquistato a caro prezzo, che nacque la Costituzione repubblicana.

Ma a “soli” 71 anni di distanza c’è ancora consapevolezza di tutto ciò?

La nostra domanda è, ovviamente, retorica in quanto è la cronaca a dirci che con troppa leggerezza e facilità gli italiani hanno già dimenticato quella tragedia che ha travolto i propri padri e nonni. Che accettano passivamente la svalutazione del proprio diritto di voto riconquistato con il sangue e si lasciano trasfigurare la Costituzione nel disinteresse generale.

Sarebbe opportuno un recupero dello “spirito” di quel 25 aprile del 1945.

Proprio nel momento in cui in Italia ed in Europa riprendono fiato tentativi di restringimento della sovranità popolare (complici terrorismo, crisi economica, migrazioni) con fili spinati e muri che si alzano un po’ ovunque e si consumano tentativi di rafforzamento degli esecutivi (governi) rispetto alle istanze democratiche (parlamenti) e di partecipazione (partiti e sindacati).

In Italia questo tentativo rischia di andare in porto con il pasticciato connubio di una riforma costituzionale e di una truffaldina legge elettorale che oggettivamente intacca il principio della rappresentanza e costituisce una forte limitazione al ruolo del Parlamento.

E’ per tutto questo che soprattutto in questo 25 aprile non serve la retorica  ma piuttosto un recupero di quella cultura, la capacità di una visione lunga e non piegata sul contingente.

Serve, piuttosto, una attualizzazione di quegli ideali che hanno dato vita alla Repubblica Italiana per evitare che le utopie del ’45 (rinnovamento politico e morale dell’Italia e gli Stati Uniti d’Europa) vengano cancellati dalla rozzezza dei mestieranti della politica odierna e dal rigurgito degli egoismi nazionali.

Purtroppo alla classe politica forgiatasi in quella stagione non ne ha fatto seguito una eguale, con una mediocrità che è sotto gli occhi di tutti.

Per questo a distanza di 71 anni si rende necessaria un’altra prova di autonoma sovranità popolare per uscire da questo tunnel in cui siamo piombati.

Perché, come scriveva Robert Sabatier: “C’è un’azione peggiore che quella di togliere il diritto di voto al cittadino e consiste nel togliergli la voglia di votare”.

Non è quello che sta pericolosamente accadendo? E allora ricordiamoci ora e sempre che : Liberazione significa partecipazione attiva alla vita sociale e politica del nostro Paese. Anche se fanno di tutto per impedircelo, anche se fanno di tutto per farcene passare la voglia.