Il silenzio, fatta eccezione per il mondo giornalistico, che sta accompagnando la chiusura della redazione locale de “La Gazzetta del Mezzogiorno’’, non ci stupisce più di tanto. In una città, Matera, che ha perso autonomia decisionale da tempo per i tanti venduti e svenduti che, purtroppo, la rappresentano.

Si consuma a partire dal 1 agosto 2018 un ulteriore atto di spoliazione verso Matera ma tacciono Enti, governissimi impegnati a spendere e a spendersi comunque per il 2019, e che comunque hanno utilizzato finora a piene mani il prezioso servizio dei redattori del quotidiano.

Lo diciamo a quella parte della città che dovrebbe guardarsi intorno in maniera sempre più preoccupata, per quello che nel medio termine potrebbe accadere ad altre realtà, e non solo editoriali, come le Istituzioni Statali dopo il 2019. A causa delle logiche dei numeri e dei costi e di pseudo riforme di accorpamento, in nome dell’efficienza e di un vuoto anglicismo come “governance” che deve preoccupare. Tacciono la politica , le associazioni, insieme alla galassia del consenso del predellino che preferisce guardare al proprio particulare.

Dal 1 agosto a Matera non opererà più la redazione de La Gazzetta del Mezzogiorno e questo dopo oltre mezzo secolo. I colleghi dovranno andare a Potenza (paradossale e deleterio) e, in subordine, passare al telelavoro da casa nelle forme disposte e concordate dalla società.

Posti di lavoro salvi? Sulla carta sembrerebbe ma di fatto scompare una redazione, un punto di riferimento per cittadini, lettori, istituzioni e per gli stessi giornalisti che al civico 4 di via Cappelluti, dove si erano trasferiti dalla sede storica di via del Corso, hanno un luogo di elaborazione e di pianificazione di un servizio per la città e per la provincia. La soppressione della redazione fa rabbia, tristezza per come sono maturate ”unilateralmente” le cose da parte della società che ha sciorinato solo i freddi numeri dei costi, ignorando le opportunità di Matera 2019 per esempio o quanto messo nel budget per la comunicazione della Fondazione “Matera-Basilicata 2019’’ .

E, invece, siamo alla contraddizione stridente e non solo verso i colleghi, ma verso la città e il territorio, del chiudere e basta come accadrà per le redazioni di Brindisi e Barletta. E poi a chi toccherà?

La Basilicata è una regione che perde peso contrattuale, oltre che residenti e mercato e quindi alla lunga anche la redazione di Potenza potrebbe saltare, nella logica conseguenziale che l’accentramento e l’anticamera non della razionalizzazione ma della soppressione. Speriamo il contrario, ma la soppressione qualche anno fa della testatina ‘’ La Gazzetta di Matera’’ ci aveva consegnato un sinistro presagio. Sappiamo, per averla provata 25 anni fa, cosa significa chiudere una redazione sul piano affettivo, operativo e anche remunerativo per quanti ci lavorano, con situazione diverse (ovviamente) da caso a caso.

La Chiusura della redazione della Gazzetta segue a quella di qualche anno fa della Nuova Basilicata. Sul campo resterà Il Quotidiano del Sud, che ha le sue problematiche. Editoria in crisi perché si vende di meno, per la concorrenza sleale del web e per quello che non si riesce a fare nel recuperare risorse per investire in un settore che, accanto ai siti on line, ci può stare eccome. Le idee non mancano, ma non ci sono volontà ed editori seri che sappiano fare il loro mestiere e magari accanto ai giornalisti come abbiamo sentito nel corso dei lavori dell’assemblea regionale dell’Assostampa.

Quel tassativo ” E’ così e non ci sono margini di trattative” ribadito dai vertici aziendali de ‘’La Gazzetta del Mezzogiorno’’ rappresenta un duro colpo alla libertà di stampa, attaccata anche nel nostro Paese come altrove per ”non toccare i manovratori’ del Potere, tutti protesi a fare a meno del ruolo di intermediazione dei giornalisti nella confezione della notizia, dell’analisi dei fatti e della verità. Meglio i social, un tweet diretto al cittadino fatto di slogan, di contraddizioni e di parole e promesse che nessuno si premura di verificare, perchè l’ignoranza consolida il potere per il potere, attaccando e mettendo in discussione le libertà personali e quella dell’ informazione è il cardine della democrazia.

La chiusura della redazione de ‘’ La Gazzetta’’ si aggiunge alla continua la spoliazione di funzioni, servizi su Matera e nella sua nel solco di quella politica accentratrice, vista per enti come la Regione, realtà nazionali come la Banca d’Italia, e poi società di gas, telefonia e via elencando. Matera capitale di un sordo e torbido silenzio? Squallido, ma è così. Ci si accorge di quello che si è perso quando non c’è più, passando da via Cappelluti n4 dopo il 1 agosto.

Saremmo tutti meno liberi. La democrazia e le libertà si difendono prendendo posizione sul diritto all’informazione e la redazione della Gazzetta (oggi lei e domani chissà) è un presidio che non possiamo permetterci di perdere. Chi si è battuto per la Costituzione, nel referendum di due anni fa, lo ricordi. Ma anche quelli che fanno finta di nulla, finiti alla catena del padrone di turno o dei giochi di potere della prossima campagna elettorale. Solidarietà ai colleghi,che conosciamo da sempre tanta, come hanno fatto tanti cittadini. E gli altri?Quelli che sono abituati al protagonismo, all’esibizionismo fine a sé stesso per dire che ‘’ va tutto bene e non perdiamo di vista l’obiettivo…’’ dove sono?

E’ la Matera che non ci è mai piaciuta, quella delle mani libere, che tace per ovvi motivi. Buon lavoro colleghi e schiena dritta…per i lettori e per la nostra città.

LA NOTA DELL’8 GIUGNO SCORSO DI FNSI E ASSOSTAMPA

“La FNSI e le Associazioni regionali di stampa di Puglia e Basilicata sono al fianco dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, che hanno proclamato lo stato di agitazione per protestare contro l’annunciata chiusura delle redazioni di Brindisi, Matera e Barletta. Nonostante l’azienda abbia assicurato il mantenimento delle edizioni e degli organici redazionali, la decisione appare comunque incomprensibile e miope, soprattutto perché in controtendenza rispetto a tutti gli indicatori di mercato che segnalano nell’informazione locale, fortemente radicata sul territorio, il futuro della carta stampata.

Rinunciare ai presidi territoriali in tre importanti province è altresì preoccupante perché nasconde la volontà di puntare su un modello di organizzazione inaccettabile perché basato sull’uso incontrollato e indiscriminato di giornalisti precari, cui sarebbero affidati settori strategici delle cronache locali. Un modello da respingere anche alla luce della decisione aziendale di non tener conto dei precari storici del giornale nella scelta delle assunzioni obbligatorie per legge da effettuare in seguito ai pensionamenti anticipati.

Non sono in discussione le prerogative aziendali in materia di assunzioni, ma non può più essere consentito a nessuno illudere giornalisti giovani e meno giovani con il miraggio di un’assunzione che non avverrà mai per sfruttarne quotidianamente il lavoro in cambio di pochi spiccioli. Il sindacato, in tutte le sue articolazioni, sarà al fianco dei colleghi precari, assicurando loro assistenza in ogni sede.”