E alla fine il PdR ha deciso le primarie lampo, la famosa “gazebata” che tutti temevano e denunciavano è arrivata puntuale. E, cosa ancora più incredibile, è stata decisa all’unanimità. Con il consenso, cioè, di chi (i contendenti di Renzi) che non avranno il tempo per recuperare l’enorme oggettivo gap che li separa dalla maggiore notorietà ed insediamento del segretario uscente. A meno che Emiliano, Orlando e la anonima Torinese Carlotta Salerno (questi sono al momento i contendenti al “titulo”) non pensino che a votare alle primarie vadano tutti coloro che hanno votato NO il 4 dicembre.

Questo lo scadenzario della conta: 28 febbraio scadenza tesseramento, 6 marzo termine per la presentazione delle candidature, dal 20 marzo al 2 aprile le riunioni nei circoli, il 5 aprile le convenzioni provinciali e il 9 aprile la convenzione nazionale. Quindi la “gazebata” del 30 aprile e l’Assemblea nazionale fissata per il 9 maggio (nel caso nessun candidato alla segreteria ottenga il 51%).

Ma c’è qualcuno che possa davvero credere (e far credere) che una tale manciata di giorni possa bastare ad una seria elaborazione, stesura, discussione e scelta di una politica, prima che di un leader?

Che possa essere sufficiente ad elaborare e discutere delle sconfitte elettorali, delle fallimentari scelte di governo assunte da Renzi (diverse da quelle del programma elettorale su cui furono chiesti ed ottenuti i voti), ad una definizione della cultura politica e dell’identità di questo partito, di un suo nuovo programma di governo?

La domanda è palesemente retorica perchè la risposta è un ovvio No! Se qualcuno può dimostrare il contrario è ben accetto.

E allora? Ancora una volta si è dinanzi alla dimostrazione che i problemi del Paese vengono dopo, molto dopo quelli del posizionamento del ceto politico (in questo caso quello democrat). La crisi della globalizzazione,  la redistribuzione della ricchezza, la terza via smarrita e la critica al neo liberismo, il lavoro e la povertà, i giovani e il loro futuro? Tutta roba da riempirsi la bocca nei dibattiti e nelle dichiarazioni. Quando il gioco si fa duro conta solo chi ha in mano le carte vincenti e le può distribuire.

Non a caso si sta assistendo all’ansia da riposizionamento dei vari capi e capetti da Roma sino all’ultima città. Con giravolte strane e all’apparenza (ma solo all’apparenza) incoerenti. Infatti, sullo sfondo c’è la giostra delle prossime elezioni politiche con la oramai realistica previsione di andarci senza che si faccia una nuova legge elettorale diversa dal Consultellum (l’Italicum modificato dalla Corte Costituzionale), con buona pace dell’omogenizzazione richiesta da Mattarella.

Ciò significa che (salvo clamorose sorprese) ci saranno in palio per ogni partito 120 seggi di capolista blindati che saranno scelti dal segretario di turno. Ecco la fretta renziana che con le primarie punta a ridisegnare la mappa interna e piazzare come capilista quasi tutti suoi fedeli. Ecco spiegata la soddisfazione per la fuoriuscita di Bersani & C. che libera molti più posti per i suoi. Ai suoi concorrenti, considerate le condizioni della disfida, ammesso che si attestino ognuno sul 10-15% toccherà qualche seggio a testa. Ragione per cui la stragrande maggioranza di chi aspira a rimanere sulle poltrone sceglierà Renzi. Ed è questa la ragione per cui anche Franceschini, con la sua sostanziosa forza, non ha mollato Renzi, altrimenti avrebbe visto franare rapidamente la sua corrente.

Certo, trattasi di fedeltà estorta, ma utile alla brama arrivista di “Renzi il bugiardo” (lo ricorderemo sempre per evitare che qualcuno se lo dimentichi) che non intende mollare nonostante i suoi clamorosi fallimenti e la promessa fatta agli italiani di andare via dalla politica se fosse stato battuto al referendum del 4 dicembre. (http://giornalemio.it/politica/il-partito-di-pinocchio/)

Sembra attuale la profezia che Cesare Romiti fece nel 2014 :”l’avevo detto che il giovane Renzi prima o poi sarebbe andato a sbattere, purtroppo per noi rischia di trascinare con lui anche il Paese“. L”ex AD della Fiat ed attuale presidente della Fondazione Italia-Cina che in un’intervista odierna lo ha ricordato ed ha aggiunto come “L’avevo incontrato quando era sindaco di Firenze, gia allora mi sembrò un tipo intelligente ma anche un’arrivista...”, ammonendo “state attenti, Renzi sa pigiare solo sull’accelleratore e non conosce le strade, porterà l’Italia a sbattere”.

Ma tutto quello che è evidente ai più sembra non esserlo a chi gravita nella politica politicante per cui tutti si acconciano ad un finto congresso, per un finto partito, per una conta atta solo a stabilire quanti deputati si porterà Renzi e quanti gli altri comprimari. Un mercato delle vacche deprimente che aggrava ulteriormente lo schifo montante per la parola “politica” e che porterà ad accrescere il non voto e il mercato del populismo più becero.

Anche perchè una sinistra vera (la grande assente in questa crisi drammatica) fatica ad emergere e ad andare oltre la subalternità culturale e i vizi di cui anch’essa è stata a lungo pervasa ed infettata. Mentre è evidente come sarebbe necessaria la presenza di un soggetto capace da sinistra di interpretare e rappresentare le istanze di chi è colpito così ferocemente dalla crisi dell’attuale capitalismo planetario.

Dubitiamo che il parcellizzato mondo che in queste settimane si agita sotto la sigla della sinistra possa dare cultura, orizzonte e capacità rappresentativa a questa esigenza. Vorremmo sbagliare, per davvero.