Se ognuno si liberasse dal ruolo di tifoso delle squadre che hanno perso il campionato delle ultime elezioni politiche e osservasse ciò che sta accadendo intorno alla laboriosa e difficile formazione di un governo da parte di due forze politiche che, piaccia o non piaccia, hanno ricevuto il consenso della maggioranza degli italiani, dovrebbe convenire che: il tutto è indecente sotto il profilo della democrazia.

Si è scatenato un attacco concentrico mai visto contro l’ipotesi di formazione di un governo che rappresenta una visione critica dello status quo : dell’economia, delle riforme sin qui fatte, delle politiche europee e dei relativi vicoli. Coltivando il proposito anche di rivedere il rivedibile.

Una visione critica che non è solo degli elettori di Lega e M5S ma anche di buona parte di quelli che hanno votato gli altri partiti.

Questa situazione, questa Europa così come è oggi concepita non è gradita ai cittadini italiani! Una maggioranza che va oltre quella di governo sicuramente gradirebbe che si rivedessero accordi e regole che sembrano stringere i popoli e i paesi in una gabbia da cui non si può più uscire.

Ma se così fosse a che serve ancora votare? Serve votare se i governi e i ministri devono essere sempre e comunque graditi ai leader delle altre nazioni e al sistema finanziario costituito? Se devono per forza svolgere i compiti che vengono dettati da altri?

E’ legittimo che un governo su mandato dei propri cittadini, verificatane la fallacia, possa avere in animo di mettere in discussione (ovviamente all’interno dei percorsi consentiti e non può essere altrimenti) accordi e scelte fatte in precedenza?

Noi pensiamo di si. Nulla può essere considerato sottoscritto a vita specie se risulta dannoso per la vita di ogni giorno dei cittadini.

E pur con tutto il rispetto per le prerogative del Capo dello Stato che sin’ora ha condotto la vicenda post elettorale in modo assolutamente egregio e rispettoso del voto popolare, c’è da augurarsi che non scivoli, alla fine, sul veto ad un ministro (di indiscutibile competenza) così importante per la credibilità del programma legittimo del governo nascente.

Sarebbe grave che Savona non venisse nominato ministro, non per incompetenza, ma per le sue opinioni.

Sarebbe grave perchè vorrebbe certificata la situazione (purtroppo già in essere) di un governo dei popoli sempre più concentrato nelle mani di quella oscura entità evocata come un dio “i mercati”, le agenzie di rating (che ci dicono come bisogna fare le riforme delle pensioni) , lo spread….al punto da rendere impotenti i governati oramai sempre più sudditi di un potere intoccabile.

Mentre andrebbe ricordato che tutte queste entità sono materia creata dagli uomini e come tale suscettibile di essere cambiata e governata affinchè sia riportata al servizio di molti e non di pochi.

Basterebbe volerlo ed avere interesse a farlo.

Rispettare fino in fondo la volontà popolare nel darsi il governo che vuole che rappresenti ciò che gli aggrada è il minimo sindacale.