Il sindaco De Ruggieri sembra stia lavorando per ‘scaricare’ i sei dissidenti della lista Santochirico e stringere un patto di fine mandato con il gruppo PD oggi all’opposizione. Sono più che convinto che lo sponsor sia quello stesso Pittella che sembra avesse benedetto le liste civiche ‘scissioniste’ del PD nella campagna elettorale materana; che ci sta provando da un anno anche al Comune di Potenza; che aveva già minacciato il commissario per l’attuazione del Dossier Matera 2019.

Personalmente la proposta non mi scandalizza, anzi! Mi pare un’occasione per scompaginare becere pratiche corruttive e collusive e riaprire finalmente un orizzonte alla Città e a quanti pur volendo partecipare ne sono restati fino a oggi violentemente esclusi.

Com’era da aspettarsi, s’è levato da parte delle anime belle e pruriginose un coro di proteste: “siamo al trasformismo!”, “ecco l’inciucio!”

Sgombriamo, perciò e anzitutto, la discussione dagli equivoci più o meno interessati. Con riferimento alla politica contemporanea, il termine è stato assunto a significare, con tono spregiativo o comunque polemico e negativo, sia ogni azione spregiudicatamente intesa ad assicurarsi una maggioranza parlamentare o a rafforzare la propria parte, sia la prassi di ricorrere, invece che al corretto confronto parlamentare, a manovre di corridoio, a compromessi, a clientelismi, senza più alcuna coerenza ideologica con la linea del partito. E contribuisce a creare un contesto malato, l’humus su cui germina la corruzione. La politica rischia di essere solo marketing elettorale. Nel caso migliore il trasformista è uno che cambia opinione e intende concorrere ad una linea ritenuta più idonea; nel peggiore un opportunista che si aspetta di essere ripagato ottenendo vantaggi personali in termini di influenza e potere; nel più deteriore una persona che si fa comprare in cambio di moneta sonante. Fatto è che la sostanza che muove chi “si trasforma” rimane quella: il maturare e l’affermarsi di nuovi equilibri. Patologia o fisiologia della nostra politica?

Non basta il moralismo a dare la risposta: a fare venire meno il trasformismo può essere unicamente un mutamento qualitativo delle basi stesse dei processi politici e dei meccanismi istituzionali.  Lavorare all’affermazione della democrazia partecipativa in Città sarebbe il vero toccasana! Ritornare ai valori che contraddistinguono la nostra azione politica: non gli inceneritori e le trivelle, non una politica fatta da pochi e per pochi, ma un progetto di governo condiviso, puntuale, imperniato sul rilancio del Sud, sul sostegno alle aziende agricole e alle imprese, su una nuova politica energetica sostenibile e moderna, sul riconoscimento dei diritti – compreso e anzitutto quelli della natura, a qualsiasi latitudine

E così, si riproporrebbe in salsa lucana quel Patto del Nazareno, che pure è stato sconfitto dal Referendum del 4 dicembre scorso e che la combriccola renzusconiana – di cui Pittella ne è parte costitutiva – disperatamente tenta la sopravvivenza! Il “fu” partito di Enrico Berlinguer tira dritto verso le tappe conclusive della sua mutazione genetica: da partito attento ai valori della solidarietà, dei diritti dei lavoratori e delle classi più disagiate a partito della Nazione. Un carrozzone dei vincitori dove chiunque può, aderendo all’opa su ricordata, dimenticare il passato e ottenere il lasciapassare necessario per una riabilitazione politica istantanea finalizzata all’elezione al prossimo turno elettorale.

Comunque e tornando a noi, ancora e nonostante la sconfitta di simili pratiche, già in auge con la precedente Amministrazione Adduce, la politica del notabile locale che catalizza attorno a sé interessi specifici e istanze particolaristiche! La politica amministrativa come ufficio di collocamento e di spartizione di incarichi pubblici, ecc. Una politica che – oggettivamente – invoca astensionismo e sfiducia; che umilia l’idea stessa di partecipazione politica e pubblica.

Eppure, l’accusa di ‘trasformismo’, di ‘inciucio’ potrebbe oggi addirittura risultare interessata, faziosa nella situazione contingente materana; un’accusa lanciata probabilmente da chi la usa ideologicamente come testa d’ariete, opportunisticamente per proprio tornaconto.

Caro De Ruggieri, tiralo fuori questo Programma politico di fine mandato! Dichiara – anzitutto alla Città – qual è la ricetta per metter fine ai trasformismi che – per lo meno da un decennio governano questa comunità. Illustralo questo Programma, che a mio parere dovrebbe incentrarsi necessariamente e opportunamente su poche linee d’indirizzo e chiari obiettivi,

1 – la partecipazione effettiva (Comitati di quartiere, associazionismo, volontariato, sindacati generali e categoriali, istituzioni pubbliche e sociali messe nella rete della progettazione e della decisione – alla scala locale, regionale e di area vasta interregionale);

2 – le priorità attuative del Dossier fino al 2019 e quelle per gli anni successivi;

3 – la regia – per lo meno il coordinamento e il controllo democratico – delle politiche territoriali, di concerto con la Provincia, i Dipartimenti regionali e quelli pugliesi, per lo sviluppo rurale, le infrastrutture generali e quelle produttive, il turismo di qualità e l’identità culturale dei nostri luoghi – finalmente liberati dalle ideologie ‘sviluppiste’ dell’industrialismo ‘colonizzatore’ novecentesco;

4 – l’esplicita attiva condanna delle forme di contrattazione permanente finalizzata al mantenimento del consenso corruttivo.

Quanto più chiaro e definito sarà il Programma, tanto meno si offriranno argomenti ai fiati maleodoranti di quanti fanno del ricatto la propria ragione di sopravvivenza ‘politica’, nel Palazzo di Città come in quello di via Anzio a Potenza.

E potrebbe diventare, questa ventilata esperienza, buon viatico per liberare aria pulita in Città, sconfessando nei fatti le logiche ‘tostiane’ e becero populistiche delle cento listarelle, dei mille ricatti, dell’umiliazione di Matera. Per contribuire al ritorno, finalmente, della politica, sia pure in forma inedita, più coinvolgente ed efficace.