Oggi è il 4 dicembre, c’è il sole, almeno qui a Matera, promossa Capitale europea della cultura per il 2019. Ma tanta bella luce, forse,  non basterà agli elettori per riuscire a guardare attraverso la coltre di fumo prodotto dal fuoco di velenose polemiche su cui è stata messo a cuocere l’agnello sacrificale della Costituzione Repubblicana.

Con il realistico rischio  che l’arrosto bruci.

Non ci resta che l’oramai classico : speriamo che me la cavo….dopo un così esageratamente lungo periodo in cui il Paese è rimasto in apnea in attesa di questo famigerato responso referendario.

Un dispendio enorme e spropositato di energie, nel mentre milioni di italiani attendevano (ed attendono) ben altre risposte per il miglioramento della loro vita quotidiana su cui nulla, ma davvero nulla, poteva (non a caso non è mai stata invocata dal popolo) una modifica della Costituzione.

Ci siamo ubriacati di referendum, si sono copiati slogan e ripetuti, si è coperto di insulti e contumelie l’altro, si è confuso e mixato argomenti e problematiche che tra loro non c’entravano nulla pur di far avanzare il proprio fronte.

La varietà e differenza di opinioni, vera radice della democrazia, viene derisa e marginalizzata dall’avanzare di una pseudo cultura assertista e decisionista.

La “democrazia decisionista” è la nuova frontiera che porta a sacrificare il pluralismo democratico delle istituzioni elette dal voto popolare con ingegnerie elettoralistiche che tendono a deformarlo in favore di minoranze destinate a diventare maggioranze “a forza”.

La democrazia è fatica (che non tutti vogliono più fare): per i cittadini (che devono informarsi e partecipare) e per chi è chiamato a governare che se non ce l’ha la maggioranza nel Paese non può pretenderla di prendersela con trucchi legislativi che minano alla base la uguaglianza del voto di ogni cittadino sancito dalla Costituzione.

Ma di “leggi truffa” se ne sente sempre più il bisogno da parte del potere a fronte della propria incapacità nell’esercizio della mediazione, via obbligata in democrazia, quando -per l’appunto- non si è maggioranza vera.

Il  voto di oggi sarà un punto nevralgico di svolta per tale tematica, anche se temiamo che la linea di non ritorno sia stata abbondantemente superata.

Più che sui contenuti della riforma (ai più ignota) ci sembra (a giudicare dagli umori che ci è capitato di ascoltare anche da persone semplici ) che in tanti (troppi) andranno a votare in base alla legittima esigenza di “cambiamento” rispetto ad una situazione che si ritiene insoddisfacente.

Una esigenza che la martellante e dispendiosa campagna del SI ci sembra oggettivamente abbia intercettato con maggiore abilità capziosa. Vedremo se sarà riuscita nell’impresa finale…

Ma, comunque vada, non finirà qui….., prepariamoci  alla nuova campagna elettorale che partirà dal 5 dicembre, quella per le politiche.